Visualizzazione post con etichetta openstreetmap. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta openstreetmap. Mostra tutti i post

lunedì 18 ottobre 2010

Pellegrinaggio di San Michele Arcangelo

E' molto strano, anzi inspiegabile. Non c'è nessuna logica, e non mi era mai successo prima!
Sono alcune settimane che questo post è parcheggiato nelle bozze, sono stato molto indeciso se pubblicarlo o meno.
E' una storia assurda, per raccontarla bene occorre iniziare dal principio...


Prologo
Riccardo mi ha chiamato, un paio di settimane prima, per avvertirmi che il 28 settembre si parte per il pellegrinaggio di San Michele Arcangelo.

Il programma è molto vago: si parte con il pullmino organizzato dagli scout, si arriva fino a Vieste, poi si prende l'autobus organizzato per andare fino alla foresta umbra. Da qui inizia il pellegrinaggio a piedi fino a Monte Sant'Angelo, Km. 20, da farsi nella nottata tra il 28 ed il 29. Poi si ritorna a casa con il pullmino.

Io ci vorrei andare, per tanti motivi. A parte questo, mi piace l'idea di camminare, di notte. Poi è da qualche anno che inseguo questo fantomatico "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", e questa potrebbe essere l'occasione giusta per rilevarlo con il GPS.

Accetto volentieri, anche se l'agenda di questo fine settembre è zeppo di impegni: San Matteo, la 24h, adesso San Michele.

La partenza
Giunge la fatidica partenza, e ci vediamo tutti davanti al Convento, di primo pomeriggio. Siamo un bel gruppo, non l'avrei pensato: 19 pellegrini tra adulti e ragazzi, tutti maschi, tutti scout o simpatizzanti, a parte me.

La grande incognita, anche stavolta, è la pioggia: il meteo prevede temporali.

A Vieste arriviamo verso le 18:00. Innanzitutto non piove, quindi ci rincuoriamo. Perdiamo un pò di tempo e poi andiamo a cena al Box 19. La cena è sempre un grande momento di aggregazione, si sciolgono le ultime riserve e si inizia a familiarizzare.

Usciamo, altro giro perditempo. Lungomare, visita alla "Spaccazza di Rosinella" :-), giardinetti comunali.
Giro perditempo sul lungomare di Vieste
  Ci sono dei gagliardetti appesi ai balconi, con l'immagine del Santo, ed un ammonimento: "Non una notte bianca, ma un pellegrinaggio di notte". Giusto, mi sembra appropriato. Ci regalano i fazzoletti caratteristici dei pellegrini di San Michele, i "Sammichelére". Appuntamento all'una di notte, alla Cattedrale.

Intanto, i miei compagni mi spiegano come si svolge il pellegrinaggio: distanze, soste, rifornimenti.... In particolare c'è un pò di indecisione sulla lunghezza del percorso a piedi, siamo passati da 20 a 35 ad oltre 40Km, con una certa preoccupazione da parte mia. Sono distanze proibitive per una persona fuori allenamento, come me. Poi faccio mente locale: ad occhio e croce mi sembrano distanze eccessive, abbondantemente sovrastimate, visto che si percorre un tratto iniziale in autobus. Stabiliamo di azzerare il GPS alla partenza, verificheremo la distanza effettiva all'arrivo. In queste cose, la tecnologia è di grande aiuto :-)

La processione a Vieste
Quando raggiungiamo il centro storico, inizio ad avere più chiare le dimensioni di questo pellegrinaggio. Siamo in tanti, all'una di notte, radunati sulle scale della Cattedrale, dovremmo essere oltre trecento persone. Noi ci facciamo strada tra la folla ed arriviamo a ridosso delle porte della chiesa, che con una certa sorpresa da parte mia, troviamo chiuse.

Verso l'una e trenta inizia il pellegrinaggio: si fa silenzio, poi gli anziani intonano un canto, è una preghiera:

Siamo pellegrini,
e siamo figli Tuoi
San Michele Arcangelo
prega per noi!
Ad ogni strofa, uno degli anziani bussa tre volte, con forza, alle porte della chiesa. Nessuno ci apre. Il silenzio è veramente inquietante.

Inizia la processione. Si attraversa il centro storico di Vieste, divisi in due file ai lati della strada, in preghiera. Ad un incrocio ci fermiamo, viene dato l'ordine di inginocchiarsi: tutti si voltano in una direzione, scopro che nella parete dell'abitazione è stata ricavata una nicchia con l'immagine del Santo. Inizia una preghiera, in dialetto viestano, poi ricominciamo a camminare. La preghiera in ginocchio si ripeterà altre tre o quattro volte, prima di arrivare agli autobus, ogni volta in corrispondenza di una statua di San Michele.

Il trasferimento
Agli autobus si formano delle code, vengono chiamati i nomi delle persone che si sono prenotate. Il nostro gruppo viene fatto accomodare in posti di fortuna, sul pavimento, c'è stato un equivoco ed i posti non bastano per tutti.

Ci muoviamo verso la foresta umbra, sono le due ed un quarto. Dal GPS vedo che imbocchiamo la vecchia S.S. 89, quella che va verso Mattinata passando nell'entroterra. Il dondolio concilia il sonno, ma la responsabile del nostro autobus prende il microfono e impartisce alcune disposizioni: Non è una gita, non allontanarsi, rimanere in un atteggiamento composto e rispettoso. Poi inizia una lunghissima preghiera, intervallata da un canto in dialetto viestano:

Prima invocazione....
Alla decima invocazione la stanchezza si fa veramente sentire, gli occhi si chiudono. La responsabile fa passare una busta con delle caramelle, è un gesto gentile molto apprezzato, ma il sonno.. Per fortuna dopo una decina di minuti di assoluto silenzio (la stanchezza non ha preso soltanto me) sento che l'autobus si sta fermando. Siamo arrivati.

Il percorso nella foresta
Abbiamo fatto circa tre quarti d'ora di viaggio, il mio GPS indica che ci troviamo all'incirca in direzione dell'ultima galleria della litoranea Mattinata-Vieste, ma all'interno. Mi sembra che la direzione sia proprio quella del sentiero escursionistico che è segnalato sulla litoranea. Mi riprometto di verificarlo a casa, con la traccia che il GPS nel frattempo sta registrando.

Scendiamo, ultimi preparativi: luci, bastoni, foulard al collo che fa un freddo da cani, si azzera il contachilometri del GPS, poi si va. Alle tre di notte inizia il nostro viaggio verso Monte Sant'Angelo, nel buio del bosco, che qui è chiuso, non si vede oltre la chioma degli alberi; a parte che nessuno puo' permettersi di alzare la testa, meglio tenere gli occhi fissi sul percorso, per non inciampare. Il ritmo è abbastanza sostenuto, e se si perde d'occhio il compagno che ti precede, diventa difficile ritrovarlo nella folla di gente che cammina assieme a noi.

Questo primo tratto è molto agevole, in leggera salita, ma su una strada bianca ben battuta. Superiamo un paio di recinzioni, sembrano aree attrezzate per il pic-nic, ma il buio della notte e le ombre delle torce rendono tutto molto confuso. Proseguiamo per circa tre quarti d'ora, seguendo la strada bianca, poi vediamo in lontananza un fuoco acceso.
 
Siamo arrivati a Coppa Fusillo, come recitano i segnali escursionistici del Parco Nazionale. Il fuoco l'ha acceso un gruppo di pellegrini che ci ha preceduti, più tardi scoprirò che sono partiti da Vieste a piedi alcune ore prima di noi e nel momento in cui li raggiungiamo hanno già percorso una ventina di chilometri.

Passiamo qualche istante accanto al fuoco, poi riprendiamo a camminare. Adesso abbiamo lasciato la strada bianca ed abbiamo svoltato su un sentiero, andiamo in fila indiana perchè non è né largo, né agevole. Cerchiamo sempre di mantenere il gruppo compatto, anche se ogni tanto ci perdiamo di vista. Io sono più o meno nelle ultime posizioni del nostro gruppo, faccio attenzione a contare quanti di noi rimangono indietro, per non rischiare di perdere qualcuno. Ogni tanto superiamo un cancello nelle recinzioni di filo spinato, continuo a marcare i waypoints: mi saranno utili per aggiornare la mappa di Openstreetmap.

Il sentiero peggiora man mano che avanziamo, troviamo un tratto con rocce affioranti e occorre veramente fare attenzione. Qualcuno torna indietro, sentiamo che è la strada sbagliata, poi si consulta con i responsabili e arriva il contrordine: è la strada giusta, andiamo avanti. Fa freddo, quando respiriamo si vede il fumetto.

Quando usciamo dal bosco lo spettacolo è fenomenale. Il cielo adesso è completamente terso, uno spettacolo da ammirare: vedo tante costellazioni, ma assolutamente non conosco i loro nomi, so riconoscere a malapena la stella polare, però ad un tratto mi sembra di riconoscere Orione. Questa è un grave lacuna,  sarà una delle prossime attività da svolgere. In lontananza ci appare Monte Sant'Angelo, appena lo vediamo viene passata la voce di fermarsi per la preghiera, poi ci rendiamo conto che i due frati che viaggiano assieme a noi si trovano nel gruppo che ci precede... dobbiamo proseguire.

Continuiamo lungo il sentiero fino alle cinque meno un quarto, poi incrociamo una strada bianca, e la imbocchiamo. Dopo qualche minuto troviamo un segnale escursionistico, "Piscina della Signora", svoltiamo a sinistra e procediamo su un'altra strada bianca. Il percorso adesso è più largo, siamo sempre in gruppo ma non camminiamo più in fila indiana, qualcuno chiacchiera con i compagni, ma la maggior parte avanza in silenzio, assorta nei propri pensieri. Anzi questo chiacchiericcio alla fine stanca, piano piano stacchiamo il gruppo che ci segue fino a che le voci e le torce sono lontane, dietro di noi.

Adesso la strada è pavimentata a cemento, e molto ripida. Scendiamo sempre con passo sostenuto, sento i tendini che si stirano; ho lasciato le stringhe delle scarpe un pò lente per stare comodo nel furgone ed adesso i piedi iniziano a scivolare in avanti. I bastoni mi aiutano a restare in equilibrio, e nel buio della notte si sente il loro ticchettio metallico, cadenzato, sembra quello di un metronomo, mentre camminiamo sul cemento con il passo svelto dei pellegrini.


Anche il cemento finisce, torniamo sul terreno, avanziamo sempre con un bel ritmo. Adesso il cielo è velato, ci sono due grosse nubi ed un pezzettino di stelle in mezzo. Riccardo mi dice che se quelle due nubi si toccano, inizia a piovere, dobbiamo sbrigarci.

Coppa la Monaca
Quando raggiungiamo la testa del gruppo, sono le sei ed un quarto. Si sono fermati per aspettarci, il cielo nel frattempo inizia a colorarsi con tutti i colori dell'alba, e si inizia a scorgere l'aspetto del paesaggio. Si iniziano a scorgere i dettagli dei nostri compagni di viaggio, in particolare i tipici bastoni: sono fatti artigianalmente, hanno forme molto curiose, qualcuno l'ha abbellito con delle piume molto variopinte. Scoprirò poi che questa dei bastoni e delle piume è una tradizione dei Sammichelére.

Coppa La Monaca

Piove, ma è una pioggerellina sottile, ci costringe ad indossare gli impermeabili. Adesso dobbiamo lasciare la strada bianca, svoltiamo a sinistra su un sentiero appena accennato, delimitato da una fila di pietre ed un muretto a secco. Superiamo un paio di pozzi, hanno quelle curiose aste in legno che serve per tirare fuori l'acqua, sembrano uscite da un film western di Sergio Leone. La masseria non dev'essere lontana, ma ancora non la vediamo. Arriviamo a Coppa la Monaca, stavolta troviamo una strada asfaltata e la seguiamo. La masseria Rignanese, dove dobbiamo fare la sosta, ormai non è lontana.

Masseria Rignanese
E' una classica masseria garganica, un edificio massiccio circondato da recinzioni fatte con muretti in pietra. Non è certo una villa di lusso, ma ha un aspetto dignitoso.

Noi ci arriviamo alla spicciolata. Qualcuno taglia per i campi, dice che sono sempre passati di là, noi facciamo il giro dall'asfalto ed entriamo dal cancello principale.

Ospitalità presso la Masseria Rignanese
  Hanno allestito un bel buffet, la gente si mette in fila pazientemente: pane, pomodoro, caciocavallo e frutta vanno a ruba. Ma anche latte, caffé e biscotti sono molto apprezzati. Qualcosa di caldo ci voleva, adesso va un pò meglio, dopo la pioggerellina il freddo si fa sentire ancora di più. Si tira fuori pure una fiaschetta di grappa, e ci facciamo un giro. Mentre siamo qui sorge il sole, erano diversi minuti che lo stavo aspettando.
L'alba alla Masseria Rignanese
 Faccio una foto, poi vado a leggere una lapide sulla parete della masseria. Dice pressapoco così:
Dalla amministrazione comunale di Vieste,
con  gratitudine, alla famiglia Rignanese
per la secolare ospitalità.
Mi colpisce molto, questa frase: "... secolare ospitalità... ". Stiamo ripetendo un viaggio che altri prima di noi hanno intrapreso, da centinaia di anni. Certo oggi le condizioni sono diverse: l'autobus, le scarpe da trekking, le torce a led. Magari cento fa dev'essere stato diverso, un'esperienza molto più dura. Eppure allora come oggi c'è stato qualcuno, di questa famiglia, che si è preoccupato di rifocillare i Sammichelére. Rifaccio la fila e prendo di nuovo pane di Monte e caciocavallo, poi una mela che conservo nello zaino, per il viaggio. Glie ne sono veramente riconoscente.

Verso Monte Sant'Angelo
Alle sette meno venti il nostro gruppo riparte. Siamo quasi gli ultimi a lasciarci alle spalle la masseria. Uscendo dal cancello troviamo una mappa topografica dell'intero sentiero, ed abbiamo un'idea più chiara della distanza che ci separa dalla nostra meta: mancano circa 8 Km., ne faremo in totale 24 (partendo da Vieste in autobus), mentre il gruppo che è partito da Vieste a piedi ne farà 44 (Km) (che è una gran bella distanza).

Mappa del Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo


Imbocchiamo la strada asfaltata, sulla destra c'è un autobus che fa salire le persone che non intendono proseguire a piedi: verranno accompagnate a Monte Sant'Angelo. Adesso siamo sulla provinciale che va da Monte fino alla foresta umbra, l'ho percorsa tante volte e mi rincuora trovarmi su un tratto familiare. La pioggerellina mi ha messo un pò il morale a terra, per fortuna che sta smettendo, presto torneremo a camminare senza poncho o giubbino.

Quando siamo all'altezza della vecchia cantoniera, il frate che cammina con noi inizia a sfogliare il suo breviario, poi esordisce con un ".... ecco qua, facciamo una preghiera soft...." che mi fa sorridere di cuore: anche lui si rende conto che siamo un pò stanchi, ma... il dovere è dovere!


 Recitiamo assieme le preghiere del mattino, leggendo a turno, e facciamo un pò di strada con la mente rivolta a questioni meno materiali.

Da soli
Gira che ti rigira, siamo rimasti molto indietro rispetto al resto dei pellegrini. Mentre stiamo per imboccare di nuovo un sentiero, un gruppo a cavallo ci supera: sono in sei o sette, li ho visti prepararsi alla Masseria Rignanese e vanno anche loro verso il santuario. Ci superano, e ci lasciano come ricordo un bel pò di cacca di cavallo sul sentiero, da scansare, che ci mancava soltanto questo!


Attraversiamo un tratto di bosco, su un sentiero appena accennato, poi riprendiamo una stradina asfaltata che seguiamo. Siamo sempre indietro, rispetto al resto dei pellegrini, che ci precede. Per lo meno, quelli che hanno proseguito a piedi. Il cielo si è aperto, si vede anche un pò di sole che ci incoraggia a proseguire.

Svoltiamo di nuovo, stavolta su una strada bianca. Per la verità non siamo affatto certi che si tratti della strada giusta: il cartello al bivio è caduto e qualcuno lo ha appoggiato ad un albero, per indicare la direzione, e speriamo che sia quella giusta. Una macchina della forestale ci supera, svolta anche lei sulla strada bianca, e noi la seguiamo, anche se qualcuno dal sedile posteriore ci fa segno di no.

Ad un tratto il bosco si apre, e vediamo Monte Sant'Angelo.


 E' proprio come mi raccontava Riccardo: il paese è là, a poca distanza, ci da la sensazione di essere arrivati, ma.... tra noi e la nostra meta c'è un vallone, un dislivello di circa 200 metri in discesa, poi almeno altri 200 metri in salita. Per di più, la discesa non è neppure iniziata, c'é prima da camminare un pò in un vallone che ci porterà a percorrere una lunga U prima di svalicare. Meglio aspettare, a cantar vittoria!


Il vallone
E' l'ultimo tratto ed è il più duro, sia per le condizioni del percorso, sia per la stanchezza che, innegabilmente, si fa sentire. Ho imparato che in questi momenti bisogno di mangiare qualcosa, purtroppo non ho portato le solite barrette energetiche; poi ricordo di aver conservato una mela, nello zaino, e mangio quella. E' veramente gradita.


Il percorso cambia diverse volte, si passa dalla strada bianca al sentiero, attraversando numerosi incroci che per fortuna sono stati segnalati con una vernice arancione.
Quando inizia la discesa, abbiamo una panoramica molto chiara di quello che ci aspetta. Cerchiamo di capire quale sarà il nostro percorso sulla costa di fronte a noi, intravediamo diversi sentieri che si arrampicano zigzagando, poi vediamo gli altri pellegrini, che salgono piano, si trovano un pò decentrati rispetto alla nostra posizione, segno che dobbiamo camminare ancora un pò.



L'ultimo tratto della discesa è molto ripido, si cammina in mezzo alle rocce affioranti, poi finalmente si arriva ad un ponte in cemento che scavalca un fossato, forse qui sotto c'è torrente, o un corso d'acqua. Da qui in poi, inizia la salita.

La salita è meno dura del previsto. O forse è la consapevolezza di essere quasi arrivati, ed ormai di "avercela fatta", a farla sembrare meno ripida. Si sale con un pò di chiacchiera ed un pò di sosta, faccio anche colazione con le more che troviamo a ciglio sentiero. Anche qui il percorso è veramente eterogeneo, si passa da sentiero alla strada bianca, alla strada cementata, a quella asfaltata, per tornare poi sul sentiero. Tra me e me penso che sarà un bel problema, quando si tratterà di classificare i tratti di strada per la mappa di Openstreetmap. Per fortuna il mio GPS continua a registrare, la precisione dichiarata non è molta (8-10 metri) ma è meglio di niente.  E poi ci sono le ortofoto del PCN!



Ultimo tratto. Ho ceduto i due bastoni ad un compagno di viaggio, ne ha più bisogno di me. A ciglio strada abbiamo trovato anche una coppia, la signora ha preso una svolta ed aspetta il mezzo della forestale per proseguire. Noi intanto siamo praticamente arrivati.


Ultime foto per documentare l'impresa, commentiamo i segnali turistici "assurdi" del Parco Nazionale del Gargano, poi si sbuca sulla estramurale di Monte Sant'Angelo, dinanzi all'albergo del pellegrino. Siamo arrivati.


L'arrivo
Quando arriviamo sono le 11:00, il GPS segna 24 Km. di percorso e per me è stato un bell'impegno fisico.

 Il resto della compagnia si è già rifocillata, molti si sono rifugiati nei locali dell'albergo del pellegrino, proprio qui di fronte, per ripararsi dalla pioggerellina che cade ad intermittenza, e dal vento.

Noi approfittiamo ancora del buffet offerto dalla famiglia Rignanese, che ci ha preceduti ed ha sistemato su un tavolo le vettovaglie di stamattina: pane di monte, pomodori, olio, ma anche latte, caffé, biscotti, frutta.
Non ci facciamo mancare niente.

Seguono momenti di vuoto mentale.... ci sediamo a terra, accanto alla recinzione dove hanno sistemato anche i cavalli, e ci rilassiamo. Chiudo gli occhi, rivedo scorrere tutte le ombre della notte: la foresta, la pietraia, i compagni che camminano con me, le luci che illuminano frammenti di paesaggio, le prime luci dell'alba, Monte Sant'Angelo di fronte a noi... Forse sto dormendo, ed è solo un sogno. Forse anche questo pellegrinaggio non è reale.... forse....bzzz....

La processione
Quando torno al presente, non mi sento al massimo delle energie. Le gambe mi dolgono, e per di più restare accovacciato a terra sotto la pioggerellina mi ha rattrappito i muscoli. Piove, sono bagnato, mi stanno chiamando. Facciamo un pò di pulizia delle cartacce che qualcuno ha buttato in terra (o forse le raccogliamo prima di dormire? non lo so) ed andiamo a ripararci davanti ad un portone. La processione è prevista alle 12:30 o alle 13:00, non ho capito bene. Sto ancora dormendo.

Quando ci sistemiamo per la processione, sta ancora piovigginando. Poi all'improvviso smette, addirittura spunta un raggio di sole. Tra me e me penso che lassù qualcuno ci ama.

Andiamo in processione sull'estramurale, ancora una volta si intonano canti e preghiere, ma stavolta non siamo soli nel silenzio della notte, stavolta stiamo passando su Via Manfredi ed i marciapiede sono pieni di persone e bancarelle per la festa, che ci guardano con misto di curiosità ed ammirazione.

Abbiamo sistemato in bella mostra i fazzoletti del "Sovrano Ordine dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", che fanno molto "clan", ormai anche io posso fregiarmi dell'appellativo di Sammichelére. Nella mente un turbine di pensieri che non posso riassumere qui: devozione, fatica, fede, preghiera, espiazione, penitenza. Non necessariamente in quest'ordine.

Ci fermiamo nei pressi della statua dell'Arcangelo, quella che ricorda l'epidemia di peste, dove ci inginocchiamo un'altra volta. Poi procediamo verso il santuario, non vediamo l'ora di arrivare.

La S. Messa
Ci affrettiamo a scendere nella grotta, per prendere posto, ma arriviamo tardi. I ragazzi li sistemiamo nel coro, sui banchi e a terra, noi invece ci accomodiamo nella cappella. Qualcuno crolla immediatamente, io riesco a rimanere sveglio per buona parte della celebrazione. E' un momento davvero toccante.




Il rientro
Appena la celebrazione termina, ci organizziamo per il rientro. Salutiamo i compagni di pellegrinaggio e torniamo in superficie. Uscendo, è d'obbligo la sosta al negozio del Santuario, per i souvenir: mai tanto meritati. Poi si va. Ultimi barlumi di coscienza: Riccardo che ci obbliga a scendere dal furgoncino per la foto di rito, poi apro gli occhi e mi ritrovo a Cerignola, davanti al convento. Fine del viaggio. Qualche istante per stringere la mano a tutti, poi si torna a casa. Michele azzarda una proposta: l'anno prossimo partiamo a piedi da Vieste? Non lo so, manca un'anno e non voglio pormi il problema fin d'ora. Senza dubbio, un'esperienza da ripetere. Da ripetere, si, senz'altro.

Epilogo
Eccomi qua. Sto scaricando i files dal GPS, ancora pochi minuti e finalmente potrò verificare il percorso del tanto misterioso "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo". Non vedo l'ora di pubblicarlo nella mappa di Openstreetmap!

Mentre penso queste cose, tra me e me, sono veramente compiaciuto. Registrare il percorso con il GPS è stato un bel colpo. Le mappe escursionistiche che abbiamo incrociato, a Masseria Rignanese ed a Monte Sant'Angelo, sono a dir poco lacunose, per non parlare della astrusità dei segnali escursionistici. Finalmente faremo un pò di trasparenza...

Ecco che apro il file del 28 settembre... aspetto che venga disegnato.... OK, fatto. Ecco il percorso da Cerignola a Vieste.
Adesso apro il file del 29 settembre, eccolo. Ma... ? Che succede?
Manca il tratto da Vieste a Monte Sant'Angelo!
Manca il sentiero.... Ma come mai?

Guardo di nuovo. Chiudo, riapro, riavvio, riscarico i dati... Niente!

Manca il sentiero!
Manca soltanto il sentiero.
Guardo anche i dati del 28 settembre... manca un pezzo, all'inizio non me n'ero accorto!

E' inspiegabile. Il GPS è rimasto sempre acceso, ed ha registrato il nostro percorso fino alle 21:59 del giorno 28. Poi, ha ripreso a registrare dalle ore 12:49 del giorno 29. Ha saltato la registrazione soltanto del sentiero. Verifico i dati dei giorni precedenti, e mi sembrano completi. Poi verifico i dati dei giorni successivi, e li trovo tutti.

La faccenda è a dir poco inverosimile. Non riesco a trovare una spiegazione logica. Verifico i waypoints, e ci sono tutti: bivio, cancello, segnale, bivio... non manca nulla. Ciò che manca è soltanto quel frammento di traccia GPX, esattamente... il sentiero.

Mi sforzo di trovare una spiegazione razionale. OK, può essere la microSD che è andata, mi è già successo una volta, ma in quel caso ho perso tutti i dati a partire dal momento in cui si è rotta.
Stavolta è diverso. Ha funzionato prima e dopo. Sta funzionando pure adesso. Perché non ha funzionato quella notte?

Ne parlo prima con mia moglie. Mentre le spiego, sorrido, ma il mio è un sorriso nervoso. Lei mi chiede soltanto: "E tu che spiegazione hai trovato?" ma io rimango in silenzio, non so proprio che cosa risponderle. Sorrido di nuovo, poi dietro di lei scorgo il mio souvenir dal pellegrinaggio: una statuina di San Michele.

Da quel momento quella statuina la vedo in maniera diversa.


Anche Riccardo sorride, quando gli racconto l'episodio, alcuni giorni dopo. Lui è più pragmatico, e sentenzia subito: "Significa che lo devi rifare anche il prossimo anno!"

Lo rifarei, certamente, e stavolta riporrei probabilmente minor fiducia nella tecnologia.
Sicuramente con la mente meno rivolta a questioni materiali.
Si, non vedo l'ora.


P.S. per chi non potesse aspettare:

Questa è la versione riportata anche sul tabellone informativo situato nei pressi di masseria Rignanese.
Prevede un lungo tratto iniziale sulla SS89.
In pratica è il percorso che seguono i fedeli che partono da Vieste in autobus, fino alla località Parco Simone. Da Parco Simone a Monte Sant'Angelo si prosegue a piedi (Km. 20 circa).

Questa è la versione "completa" del percorso. 
A differenza di quella ufficiale, che prevede un tratto inziale in autobus, questo percorso si svolge interamente a piedi da Vieste a Monte Sant'Angelo (Km. 39 circa).
Partendo a piedi alle 21:00 da Vieste, si raggiunge la località Coppa Fusillo contemporaneamente al gruppo di fedeli che partono in autobus alle 03:00 da Vieste.
E' lo stesso percorso che ho inserito nel database di Openstreetmap.

Necessita del programma gratuito Garmin Mapsource oppure del programma gratuito Garmin Basecamp.
Contiene entrambe le tracce "ufficiale" e "completa".
Per utilizzare le rotte (funzioni di routing: tra 50 metri girare a destra...) è necessario installare nel ricevitore anche le mappe Garmin di OpenMTBmap
Attenzione: l'installazione potrebbe cancellare le mappe presenti nel ricevitore; se non sapete che cosa state facendo, utilizzate una scheda microSD nuova, apposta per le OpenMTBmap.

Suggerisco di utilizzare anche il comodo layer delle mappe di Openstreetmap per Google Earth.
Per avere un'idea dell'altimetria, inclinate la prospettiva (tasto Maiusc e tasto Freccia_giu contemporaneamente).

Spero che sia chiaro che non esiste un percorso univoco. Chi parte con l'autobus fa per forza il percorso ufficiale. Chi parte a piedi... sceglie la strada che più gli si aggrada. Per esempio, se siete avventurosi, provate a tagliare per la Valle del Compromesso...

Ultima informazione: buona parte del percorso non ha copertura delle reti cellulari.

That's all, folks.

Se la sera del 28 settembre capitate a Vieste, diciamo attorno alle 20:00-20:30... provate a passare in Duomo, ci potremmo salutare.

Buon pellegrinaggio.







mercoledì 3 marzo 2010

Santo Stefano

Sabato io e Paolo siamo andati a Santo Stefano (CB) per esplorare il tratto del Lucera - Castel di Sangro che avevamo mancato l'anno scorso:




Visualizza una mappa più ampia



Il percorso e' molto semplice: si scende dal paese verso il Biferno, seguendo prima la pista in terra battuta e poi la strada bianca, fino al fiume. A metà discesa ci sono dei tabelloni informativi della Comunità montana, la mappa è schematica ma rende perfettamente l'idea.

Giunti in fondo, si scopre che il ponte è crollato, ne rimane solo una pila di mattoni in mezzo all'acqua. Occorre seguire la strada bianca, che qui piega a destra per seguire il corso d'acqua per cinquecento metri, fino ad incrociare una strada asfaltata. Si svolta a sinistra e finalmente si sbocca sulla statale.

Noi abbiamo chiesto informazioni ad un contadino, che si è rivelato un vero e proprio soggetto perché ci ha mandati dalla parte opposta, verso il cavalcavia della statale in costruzione. Dopo aver tentato di passare in mezzo ai rovi, abbiamo dovuto fare una lunga deviazione attraverso i campi di grano fino a dichiararci sconfitti di fronte ad un guado. Rientro verso il paese, tagliando per i campi, quasi tutta a spinta per via dell'argilla.

Quest'ultima si è rivelata estremamente tenace, bloccando completamente le ruote delle nostre mtb. In un paio di occasioni, ho perso pure le scarpe che sono rimaste incollate al terreno. Quando sarà il momento, se c'è stato maltempo, temo che non valga la pena affrontare questo tratto. A meno che non si percorra uno sterrato alternativo, parallelo al tratturo. E' un pò più lungo, ma è pavimentato con la brecciolina e non dovrebbe presentare problemi.

Questo ci consentira' di migliorare la seconda tappa, risparmiando 10 Km. di asfalto per aggiungere 4 Km. di sterrato.

lunedì 1 marzo 2010

Terremoto in Cile

La gita a Campobasso è rovinata dalla notizia del disastroso terremoto in Cile: 8.8 gradi della scala Richter. Roba da cagarsi addosso solo a pensarci.

La comunità di Openstreetmap in Cile mi è sembrata abbastanza attiva. Dal sito http://www.openstreetmap.cl ho scoperto l'esistenza del loro blog ed ho trovato il link ad alcune immagini che sono drammaticamente eloquenti:


Questa immagine non ha bisogno di commenti.

La comunità di Openstreetmap si sta organizzando per derivare i dati dalle immagini satellitari, e fornire un minimo di supporto alle squadre di soccorso. Come era già stato fatto per Haiti.

domenica 13 dicembre 2009

Giro delle Saline

Giro delle Saline, oggi. Grande escursione!

Dopo un buon cappuccino iniziamo a pedalare. Oggi faccio un giro con Nicola, che ho coinvolto in questa pazzia della mtb. Abbiamo deciso di fare una puntata alla pista ciclabile delle saline di Margherita di Savoia.

Il percorso è abbastanza complesso, anche perché a noi l'asfalto non piace e quando è possibile facciamo di tutto per evitarlo.

Nei mesi scorsi siamo usciti parecchie volte, io e Nicola, in zona Torre Quarto: un pò la conosciamo, le strade interpoderali le abbiamo rilevate con il GPS e inserite nel database di Openstreetmap.

Partiamo da Cerignola e dopo aver raggiunto Torre Quarto ci dirigiamo verso Trinitapoli.

All'inizio l'aria è gelata: sono le 7:30 ed il freddo è pungente. Il terreno è stranamente consistente, nonostante le piogge dei giorni scorsi, non sembra gelato, si pedala bene.

Juliette sembra divertirsi pure lei, oggi.

E' molto cambiata dai tempi del tour bike. Prima di tutto abbiamo sostituito il manubrio e l'attacco, poi i copertoni, i cerchi ed adesso i freni. Insomma, si pedala più comodi, ma non saprei dire se va meglio o va peggio: certamente sono migliorati il confort e la sicurezza, però mi sembra di aver spezzato quel giusto equilibrio tra confort e peso.

Mentre andiamo, si chiacchiera del più e del meno. Gli ulivi sono carichi e ci sono parecchi contadini intenti al raccolto. Raggiungiamo senza particolari problemi la provinciale e la attraversiamo. Si prosegue verso il confine comunale, fin qui tutto sterrato, poi inizia la strada asfaltata verso Trinitapoli.

Al bivio di Candida vediamo un bel tratturo che va in direzione delle saline, una rapida consultazione al GPS e si decide di tentare la fortuna. Ci avviamo, e sembra davvero la strada giusta: va diritta verso la ciclabile che entra nelle saline, quella che passa accanto alle torri per il bird watching. Purtroppo dopo un pò arriva la sgradita sorpresa: prima troviamo l'asfalto, poi incrociamo la ferrovia e non ci sono passaggi a livello, dobbiamo ritornare verso il nostro percorso originario.

Giungiamo finalmente a Trinitapoli e ci avviamo sulla ciclabile. Abbiamo deciso di percorrerla tutta fino al bivio con la litoranea, e poi svoltare a sinistra verso Zapponeta, per esplorare quel ramo.

Questo tratto è chiaramente poco utilizzato, la vegetazione ha ricoperto quasi completamente la sede della ciclabile ed in alcuni punti risulta complicato passare senza rimanere intrappolati nei cespugli. Per di più, i soliti incivili hanno scaricato i classici sacchetti della spazzatura nei punti meno "visibili", ci tocca fare lo slalom tra bottiglie e monnezza. Ma noi siamo testardi e la percorriamo tutta fino alla fine.

Qui siamo in corrispondenza del canale che serve a riempire d'acqua le saline, almeno così credo. Dovremmo tornare indietro verso Margherita, oppure...

... oppure ci infiliamo nelle saline, e le tagliamo verso Cerignola. Perchè no? Tecnicamente non è vietato, non c'è nessun cartello, nè recinzione, anzi per dirla tutta si vede chiaramente un bel single track che passa sugli argini delle vasche. Due secondi per pensarci e ci incamminiamo verso casa.

Il passaggio è davvero spettacolare. Nicola mi segue sempre, siamo nel cuore delle saline, circondati dalle acque: percorriamo l'argine per alcuni chilometri letteralmente isolati dal mondo. Per la verità non siamo soli, c'è parecchia selvaggina: una volpe, parecchi acquatici. Noi proseguiamo cercando di dare meno fastidio possibile, anche se dove arriviamo noi ci sono tanti animali che scappano. Riflettendo, mi rendo conto che stiamo disturbando e che a causa nostra ci sono degli animali che sprecano energie per mettersi in salvo. Forse non è opportuno venire qui tanto spesso.

Giungiamo alla fine delle saline, le abbiamo tagliate in uno dei punti più larghi ed è stata una bella avventura. Adesso sarebbe ora di tornare a casa, ma scopriamo di essere intrappolati tra due canali di scolo. Dopo qualche tentativo, tra cui anche quello insano di Nicola di attraversare una passerella di fortuna, riusciamo a trovare un ponte che finalmente ci riporta verso casa.

Il ritorno è un pò più complicato. Seguiamo una strada asfaltata verso Candida, poi andiamo in direzione di Torre Quarto seguendo alcuni sterrati che inesorabilmente si fermano tutti alla ferrovia. Alla fine facciamo i cattivi ragazzi e scavalchiamo i binari, qui c'era un vecchio passaggio a livello ormai rimosso e dall'altra parte la strada dovrebbe proseguire... eccola!

Qualche altro tentativo per imboccare la strada giusta, che ci portano a percorrere un percorso assolutamente irrazionale. Veniamo pure inseguiti da un cane, sembra scherzoso ma il padrone ci insegue pure lui per acchiapparlo perchè "... è molto cattivo...".

Finalmente vediamo i tralicci dell'alta tensione, che ci danno un'idea della nostra distanza da Torre Quarto. Nicola è stanco, io pure ma faccio finta di niente. Torniamo sugli sterrati che abbiamo già esplorato, adesso l'aria si è mitigata e si scivola nel fango, soprattutto io, con queste gomme semislick: è un pò disavventura, un pò divertimento, tra una barretta energetica e l'altra.

A Torre Quarto, Nicola crolla definitivamente. Si arena sulla salita del ponte dell'autostrada, sale a spinta con i crampi alle gambe. Ci riposiamo qualche minuto e poi ci incamminiamo per l'ultimo tratto, che ci costerà parecchie soste a bordo strada, mentre le auto sfrecciano in direzione opposta, verso il ristorante, per andare a pranzo. Anche noi facciamo uno spuntino, con qualche chicco d'uva rimasto sui tendoni. Poi, finalmente, arriviamo al Padreterno.

Nicola mi saluta e va verso casa, pure io sfreccio via: sono le 14:00 ed è veramente molto tardi. Abbiamo fatto 65Km e siamo scampati al treno, ai cani ed alle forature, ma non so se scamperemo alla furia omicida delle consorti. Speriamo di rivederci domenica prossima.


Visualizza una mappa più ampia

sabato 14 novembre 2009

Di nuovo sul tratturo!

L'esplorazione del tratturo Lucera-Castel di Sangro prosegue. Per la verità, da un anno a questa parte, non s'è mai fermata, alternando uscite sul Celano-Foggia e Pescasseroli-Candela.

Dopo aver rilevato (purtroppo in macchina) il primo tratto, dalla strada per San Giusto fino a Berardinone, oggi ho fatto una ricognizione in mtb verso Motta Montecorvino.



Mi ha accompagnato Paolo, pure lui contagiato da questo lavoro di ricerca.

Il tratturo, sul fondovalle, è diventato un viottolo tra i campi, asfaltato. Il percorso e' stato ben segnalato dalla Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali.

Si pedala piacevolmente, fino sotto al viadotto della SS17, alternando tratti di sterrato veloce ad asfalto, poi la strada diventa definitivamente uno sterrato che inizia a salire verso Motta. Al depuratore di Motta ritroviamo l'asfalto, ma è davvero ripida ed occorre spingere fino alla periferia del paese.

A Motta, oggi, non c'era praticamente nessuno in giro. Cercavamo un tabellone con una mappa, ma no ne abbiamo trovati. Dopo aver chiesto informazioni, abbiamo imboccato uno sterrato subito dopo il paese, che si perdeva tra i campi.

Questa e' la sede storica del Lucera-Castel di Sangro, ormai ridotto a due tracce nel fango.
Non credo che ci sia passato qualcuno, per lo meno di recente. Troviamo pezzi di nastro segnaletico, legato ai rami degli arbusti, che indicano la presenza di una acquedotto interrato, ma dei segnavia della Comunità montana non c'è più traccia. Il GPS ci segnala che siamo sulla strada giusta, cosi' proseguiamo, ostinatamente, in direzione di Volturara Appula.



Io e Paolo percorriamo tutto il tratto tra due boschi di conifere, spingendo in salita, fino a quando il tratturo torna a sovrapporsi ad uno sterrato ben definito. Raggiunta la sorgente Brignano ormai non dovrebbe mancare molto per scollinare, ma decidiamo di rientrare al nostro punto di partenza, il distributore Q8 sotto Motta Montecorvino.

Durante la prossima escursione, cercheremo di proseguire dal bivio di Neviera di Motta verso Volturara, per tracciare un altro pezzo di tratturo.

sabato 16 maggio 2009

A caccia di un ponte

Oggi siamo a andati a caccia...

Cercavamo un ponte per attraversare il fiume Fortore, sul vecchio tratturo Celano-Foggia. L'idea era quella di togliere un tratto di asfalto alla prima tappa del Tour Bike della Transumanza, ed aggiungere un tratto di sterrato. Purtroppo, dopo qualche chilometro, abbiamo dovuto abbandonare l'idea.
 
Il percorso sterrato che scende da Pozzo Cappellaccio fino al Fortore e' veramente impegnativo. Si tratta di quattro chilometri di fango, rocce e spine. Il tempo, l'incuria e le piogge hanno devastato quella strada, che si snoda su un terreno argilloso nel quale le acque hanno scavato profondi canali. La vegetazione, poi, per uno strano scherzo del destino e' costituita prevalentemente da cardi, che crescono anche sulla strada lasciando libere soltanto le due ferite dei mezzi agricoli sul tratturo. Passare in mezzo a queste piante si e' rivelata un'esperienza molto... pungente! Nel mio caso, un paio di cadute veramente rovinose mi hanno fatto comprendere che d'ora in poi occorrera' fare attenzione. Giunti con fatica al fiume, eravamo gia' dell'opinione che fosse inopportuno far passare su quel tratturo un gruppo di cento bikers. A convincerci definitivamente e' stato un contadino, che ci ha ragguagliati sulla situazione:
  1. non c'e' nessun ponte; suo nonno gli raccontava che c'era un ponte di fortuna, gestito da un anziano del posto (parliamo di 90-100 anni fa) che faceva attraversare il fiume su delle tavole di legno appoggiate sulle pile di un ponte crollato (la zona infatti e' chiamata "Ponte rotto");
  2. d'estate si puo' guadare, ma oggi sarebbe stato troppo pericoloso (piena appena passata, sponde e letto del fiume argillosi, probabilita' di sprofondare nelle sabbie mobili);
  3. il tratturo dall'altra parte del fiume e' peggiore di quello percorso finora (incredibile).
Salutato il contadino ed il suo trattore, del quale avrei sentito la mancanza poco dopo, abbiamo girato le bici e siamo tornati al punto di partenza, quasi tutta salita, non senza fatica. Il tour bike si fara', ma il primo tratto seguira' strade asfaltate. Purtroppo.

giovedì 14 maggio 2009

Viaggiare a piedi, nel XXI secolo

Ad un certo punto ho chiesto a Sam: "Perche' uno sceglie di viaggiare a piedi, nel XXI secolo?". Io avevo gia' una mezza idea, volevo scoprire se corrispondeva a quella del mio amico australiano...

Sam e' australiano, trapiantato a Milano. Parla perfettamente in italiano, ha studiato qui ed ora e' avvocato. Ha sposato Elina, che e' finlandese, e si e' appena laureata in Scienze politiche. Ovviamente anche lei parla un italiano pressoche' perfetto, forse con una leggera cadenza romana (? ?). Carl, che e' rimasto in albergo perche' molto affaticato, e' svizzero. Di lui so soltanto che e' quello piu' alto del gruppo e che mangerebbe persino una piastrella.

Eric invece e' un giornalista americano, scrive su riviste importanti e nel tempo libero fa dei trekking da paura. Alcuni anni fa ha attraversato l'Italia da nord a Roma, lungo la Via Francigena. Adesso lui ed i suoi tre compagni di viaggio stanno andando a piedi da Roma ad Otranto, scegliendosi la strada giorno per giorno, senza un vero e proprio itinerario predefinito.

Mentre aspettiamo il cameriere, guardiamo la mappa sul mio notebook, fanno il programma della tappa di domani. Qualche telefonata per cercare un albergo... forse e' tutto risolto.

La conversazione scorre veloce, e spazia tra mille argomenti: le mie amate mappe, i tanti posti che loro hanno visto, come raggiungere la prossima destinazione, la transumanza, l'idrometano ed altre amenita'. Agli altri avventori la nostra conversazione deve essere sembrata quantomeno bizzarra!

Mi rendo conto che ho monopolizzato la parola... il solito italiano logorroico e gesticolante. Chiedo scusa, e faccio per alzarmi e pagare il conto, ma e' troppo tardi. Eric mi ha anticipato.

Un'ultima foto davanti alla pianta della citta', poi ci salutiamo. Mi dicono "Alla prossima!" come se ormai avessero gia' in programma un'altra passeggiata... chissa'! E' gia' tardi e domani devono fare un'altro pezzo di strada.

Ma perche' uno sceglie di viaggiare a piedi, nel XXI secolo?
Per mettersi alla prova?
Per avere piu' tempo per se' stesso?
Per scoprire posti altrimenti mai immaginati?
Per viaggiare in armonia con l'ambiente?
Per aver poterlo raccontare, un giorno, ai propri figli?

Sam mi risponde garbatamente:
... perche' non c'e' un vero motivo.
Risposta intelligente, bravo.

Saluti da Cerignola!

Welcome to Cerignola

Eric ed i suoi compagni di viaggio sono arrivati a Cerignola con un giorno di anticipo.

Avevo inviato, come convenuto, una mail per comunicargli il mio numero di telefono, e quindi essere contattato al loro arrivo, ma non avevo ancora ricevuto risposta. Dopo ho appreso che la mia mail deve essere stata cestinata o smarrita, forse il solito filtro antispam.

Il destino ha deciso di farci incontrare lo stesso, assolutamente casualmente. Stavo andando al lavoro, ho svoltato ed ho visto quattro ragazzi con lo zaino sulle spalle... Ho iniziato a sorridere come uno scemo.

Mentre mi avvicinavo, pensavo di salutarli con una battuta, del tipo "finalmente siete arrivati, sono due giorni che aspetto!" o qualcosa del genere. Del resto, noi italiani siamo famosi nel mondo anche per Berlusconi che fa "Cu-cu!" alla Merkel :-) Invece mi sono limitato a chiedere "Walk for Italy?" dal finestrino della macchina.

Mentre parcheggiavo e scendevo, ho avuto la sensazione di una certa preoccupazione tra i miei amici pellegrini. Sentivo che bisbigliavano qualcosa in inglese, forse si domandavano "Che cosa vuole?". Quando ho chiamato Eric per nome e mi sono presentato, infatti, aveva l'aria molto preoccupata. La prima cosa che mi ha chiesto e' stata: "Come facevi a sapere che eravamo qui?". Domanda pertinente. D'ora in poi, vatti a fidare del GPS!

Una volta chiarito che abitavo a meno di cinquanta metri, e che passavo di li' per caso, mi e' parso che il clima si tranquillizzasse. Stasera appuntamento per una cena. Penso che si chiacchierera' un po'. So che utilizzano Google per pianificare il loro itinerario, io invece voglio fargli vedere la mappa di Openstreetmap e soprattutto la mappa delle fontanelle di acqua potabile.

venerdì 8 maggio 2009

Walk for Italy: alla riscoperta della Via Francigena

Oggi ho appreso, grazie ad un'agenzia ANSA, del progetto di Eric Sylvers: Walk for Italy Si tratta di una bella iniziativa che si propone di riscoprire e rivalorizzare l'antico percorso della Via Francigena, utilizzata nei secoli scorsi dai pellegrini nei loro viaggi verso Roma o la Terrasanta.

Eric ha gia' percorso il tratto nell'Italia settentrionale, dal Passo del Gran San Bernardo a Roma, nel 2007. Ora è ripartito, in viaggio da Roma verso Otranto, lungo il percorso chiamato "Via Francigena del Sud".

Eric non seguirà un vero e proprio percorso predefinito. Si tratta più che altro di un'esplorazione, un lavoro di ricerca per ritracciare un percorso che nei secoli è stato cancellato.

Il suo viaggio ha molte attinenze con il Tour Bike della Transumanza, di cui ho già parlato: entrambi sono un viaggio alla riscoperta di antiche tradizioni che, dopo aver segnato -per secoli- la vita dei nostri avi, oramai sembrano essere state dimenticate nell'arco di pochi anni. Ma, soprattutto, un viaggio alla riscoperta del territorio, percorso lentamente, per meglio riflettere, assaporando questo paesaggio che a volte appare così maestoso e selvaggio, a volte così violentato. Anche queste cose devono far riflettere...

Io utilizzo un GPS, mi permette di conservare una "traccia" dei miei viaggi; una specie di taccuino spazio/tempo nel quale prendo nota di sensazioni, idee, paesaggi, monumenti, fontanelle, ma soprattutto: strade sterrate. Strade che, purtroppo, non hanno più un nome, né segnaletica, né manutenzione. Niente di niente. Dimenticate, scomparse, abbandonate, inutili. Né tantomeno trovano posto nelle cartografie digitali, tanto popolari oggigiorno.

Ad onor del vero, neanche nella cartografia ufficiale dello Stato: le carte IGMI dell'Abruzzo, consultabili sul Portale Cartografico Nazionale, non contengono più le indicazioni dei tratturi che da Celano e L'Aquila scendevano verso il Tavoliere.

Grazie al progetto Openstreetmap, al quale contribuisco, alcune di queste strade stanno riconquistando il loro "spazio" su una carta, che mi sembra il primo passo verso una ipotetica riqualificazione. E forse un pò di dignità che le avevamo rubato.

Il giorno 15 maggio Eric ed il suo gruppo di pellegrini arriveranno a Cerignola, dove pernotteranno, per ripartire l'indomani alla volta di Canosa di Puglia. Spero di avere la possibilità di conoscerli e camminare un pò con loro.

venerdì 24 aprile 2009

Vallelongabike e OpenStreetMap assieme... per i tratturi

L'associazione sportiva Vallelongabike e la comunita' italiana di OpenStreetMap hanno avviato una reciproca collaborazione per documentare lo stato dell'antico tratturo Celano-Foggia, utilizzato fino al secolo scorso per la transumanza.

Gia' da alcuni anni, infatti, gli appassionati bikers della Vallelongabike organizzano con grande successo il "Tour Bike della Transumanza", una manifestazione sportiva in mountain bike che ripropone l'antico viaggio dei pastori abruzzesi verso i pascoli invernali nel Tavoliere delle Puglie.

Questa manifestazione collega le città di Villavallelonga (AQ) ed Orta Nova (FG) in un grande gemellaggio culturale e sportivo, che si arricchisce ulteriormente in ogni localita' attraversata grazie alla partecipazione sincera della popolazione la quale, orgogliosamente, vede rivalorizzarsi quel patrimonio di identita' culturale che forse temeva di aver perso.

Ogni estate i bikers partono per ripercorrere gli antichi sterrati della transumanza in un entusiasmante viaggio che, nell'arco di tre giornate, li portera' a coprire la distanza di 350 Km che separa le due localita'.

Purtroppo una parte di quegli antichi tratturi sono ormai stati trasformati in strade asfaltate, o peggio.
Ogni anno, in primavera, gli organizzatori verificano le condizioni del tracciato sterrato e lo rilevano con l'ormai onnipresente GPS.
La traccia del percorso viene poi pubblicata sul sito dell'Associazione, per essere utilizzata dai partecipanti al tour bike o dai semplici curiosi.

Quest'anno si celebrera' la sesta edizione del tour bike e, con l'occasione, e' stata avviata una fattiva collaborazione con la comunita' italiana di OpenStreetMap.

Il progetto OpenStreetMap si propone di realizzare una mappa digitale mondiale, liberamente utilizzabile.
Gli appassionati mappers di OSM contribuiscono al progetto donando le tracce GPS, che vengono poi elaborate dalla comunita' con una modalita' wiki, secondo gli stessi principi di liberta' culturale che anima altri progetti collaborativi, come Wikipedia.

I dati pubblicati da OSM possono essere utilizzati, gratuitamente, per una infinita' di scopi, tra cui la realizzazione di mappe tematiche dedicate ad escursionisti e bikers.
In queste mappe vengono posti in evidenza i temi che rivestono maggiore importanza (fontanelle di acqua potabile, tratturi, orografia, idrografia) rispetto ai temi generalmente presenti in tutte le cartografie digitali, piu' orientate ai viaggi in automobile (e che quindi evidenziano le autostrade anziche' i tratturi).

La collaborazione tra le due realta' e' stata quindi una evoluzione naturale per due progetti che traggono beneficio l'uno dall'altro.

Vallelongabike ha donato al progetto Openstreetmap le tracce GPS raccolte durante le passate edizioni, che sono state elaborate dai mappers OSM e sono ora pubblicate assieme agli dati continuamente aggiornati.

Questa "mappa" digitale, liberamente accessibile, e' ora pronta per essere stampata o installata nei ricevitori GPS predisposti.

I vantaggi sono evidenti: i partecipanti al tour bike, piuttosto che "navigare" una singola traccia, avranno a disposizione un grafo stradale routabile, molto utile agli organizzatori per variazioni improvvise del percorso in caso di pioggia o per ogni altra necessita'.
Saranno anche presenti, come gia' detto, alcune categorie di POI particolarmente utili ai bikers: le fontanelle dell'acqua potabile, i negozi specializzati nella vendita di ricambi per biciclette, gli alberghi, i ristoranti...

Infine, OpenStreetMap partecipera' alla prossima edizione del tour bike per raccogliere direttamente ulteriori dati lungo il percorso ed arricchire il proprio database (e quindi le mappe delle edizioni successive del "tour bike").

Invitiamo quindi tutti gli appassionati, siano essi mappers o bikers (o entrambi!) a partecipare numerosi alla manifestazione, che si terra' dal 5 all'8 agosto 2009.
Avranno la possibilita' di ripercorrere antichi tratturi, in un viaggio straordinario che li portera' ad attraversare tre regioni nel pieno rispetto dell'ambiente, tra paesaggi mozzafiato e gente schietta che abita in paesi fuori dal tempo, in un gruppo di amici che condividono la stessa passione per le ruote grasse, l'ambiente, le tradizioni, la geografia.

Per ulteriori informazioni:
http://www.vallelongabike.net
http://wiki.openstreetmap.org/wiki/MTB_mapping_tour_2009