domenica 21 marzo 2010

Escursione di primavera

Finalmente è arrivata la primavera. Non se ne poteva piu' di pedalare nel fango. Certo, ha il suo fascino, ma questo e' stato un anno molto piovoso e mi sono ritrovato tante volte con le ruote completamente frenate dall'argilla.


Da adesso in poi, niente più fango, e meno idropulitrice. Pero' ci sono altri problemi: gli insetti sono tornati, e si infilano nel colletto della maglia;  e poi, la borraccia si svuota rapidamente.

Chissà, forse tra qualche mese, pedalando sotto il sole, rimpiangerò il periodo invernale... Che ci vuoi fare, sono fatto così...

E' stato un weekend impegnativo per me e Juliette. Ho fatto tanta strada, ma l'evento più importante è stato il raduno.

Oggi si è tenuto il nostro primo esperimento per tentare di coniugare la passione per la mountain bike e le legittime necessità della famiglia. Mi sembra che sia riuscito.

Era già da un pò che ci stavo pensando, l'occasione ci si è presentata con l'arrivo della Primavera, e noi l'abbiamo colta al volo.

Il primo a cui ne ho parlato è stato Nicola, e si è dimostrato subito interessato. Poi, dopo l'annuncio nel forum di Vallelongabike, hanno aderito anche Beppe e Vincenzo. Paolo purtroppo ha dovuto dare forfait per impegni di lavoro. Speravo nella partecipazione di qualcun altro, ma va benissimo cosi'.

L'obiettivo è quello di passare una allegra giornata all'aria aperta, con le rispettive famiglie, accoppiando un giretto in bici ad una scampagnata. Il tempo è davvero bello, meglio di così non si poteva davvero sperare.

Ci raduniamo all'uscita del paese, per andare tutti assieme in un agriturismo. Stamattina abbiamo deciso di fare le cose con calma, senza stress. Beppe e' l'unico che arriva da fuori città, quindi gli lasciamo tutto il tempo che gli occorre. Piu' tardi, ci confiderà che per strada ha toccato i 130 km/h con grande stupore della moglie che evidentemente non lo vede mai pedalare :-)

E mentre imbocchiamo la strada di Santo Stefano... sorpresa! Un gruppo di bikers, attrezzati di tutto punto! Se fossimo al tempo degli antichi Romani, direi che oggi gli aruspici sono favorevoli. Ci incrociamo, e ci studiamo a vicenda: noi stiamo partendo con le bici appese alla macchina mentre loro stanno facendo rientro a Cerignola. Non credo di conoscerli, faccio un cenno di saluto e tiro dritto, avrei quasi voglia di dare una sportellata a qualcuno per fare conoscenza. Comunque l'idea che ci sia qualche altro cerignolano appassionato alla mtb mi sembra una bella notizia.

Arrivati all'agriturismo, liberiamo la prole che inizia a correre a destra e manca, fino a disperdersi. Le signore iniziano a familiarizzare (coalizzarsi?), ci liquidano con un "tornate presto" e se ne vanno per i fatti loro. Noi intanto abbiamo finito di preparare le biciclette. Dopotutto sono anche loro un componente della famiglia (l'amante?) ed adesso è arrivato il loro momento.

Ci lanciamo a capofitto in un giretto attorno all'invaso Capacciotti. E' proprio un giretto: pochi chilometri di asfalto per imboccare lo sterrato, poi si percorre la strada della forestale sulla riva nord.

Mentre si pedala, la discussione spazia in ogni ambito della mtb: componenti, rivenditori, progetti, consigli. Io e Nicola per lo piu' ascoltiamo, al massimo facciamo qualche domanda, perchè Beppe e Vincenzo sono davvero ad un altro livello. In particolare Nicola è interessato ad una nuova compagna di viaggio, e non perde l'occasione per farsi dare qualche suggerimento.

Giunti a Santa Clotilde, decidiamo di fare rientro sullo stesso percorso, perchè il rientro dalla sponda Sud ci porterebbe via almeno un'ora e mezza, e non vogliamo rubare tanto tempo alla famiglia. Intanto Nicola ha forato, qualche minuto per sostituire la camera d'aria e ci rimettiamo in movimento.

Ancora una volta, discussione a raffica. Si passa da un'argomento all'altro con una velocità sorprendente, basta distrarsi un attimo per perdere il filo del discorso, in tal caso basta aspettare un altro attimo perché inizi un discorso nuovo... :-)


Appena arriviamo all'agriturismo, approfittiamo dell'ospitalità del proprietario per darci una rinfrescata in una delle camere della struttura, dove parcheggiamo pure le biciclette. Poi, si va a tavola.

E' una bella tavolata. In effetti Nicola aveva dato un numero indicativo (20-25 persone) e ci hanno preso alla lettera, anzi mi sembra che si siano mantenuti larghi perchè il tavolo ha almeno 30 coperti. Noi siamo "solo" in 16, e quindi il tavolo è immenso per noi. Ci sistemiamo come capita, finisce che formiamo i classici gruppi "femmine" da una parte, "maschi" dall'altra e "figli" in mezzo. Io avrei preferito una cosa più promiscua, perché penso che lo scopo sia non soltanto quello di parlare tra di noi di mtb, ma anche di parlare tutti assieme (anche) di questo sport, sopratutto di quali sacrifici comporta e di come eventualmente si potrebbero ridurre.

Allora ci mettiamo ad un capo del tavolo, noi quattro, e riprendiamo il discorso frenetico di prima. Sembriamo davvero quattro fanatici, ciascuno ha un'esperienza da raccontare e bisogna mettersi in fila prima di poter parlare. Sempre che, nel frattempo, un altro non dica qualcosa di così interessante da farti venire in mente un argomento nuovo che ti fa dimenticare quello che stavi per dire. O forse sarà colpa del vino, non so...


Anche le "femmine" chiacchierano amabilmente, avranno pure loro qualche aneddoto da raccontare, del tipo "... mio marito una volta è tornato con tre ore di ritardo, stavo per chiamare l'ospedale..." oppure "...il mio, invece, metteva le scarpe piene di fango a lavare in lavatrice, mi si è allagata la casa...". Mi sembra che si intendano al volo, anzi si è subito stabilito un legame di solidarietà femminile di avversione contro questi invasati di mariti. Temo che d'ora in poi non mi sarà possibile giustificare i ritardi con scuse assurde del tipo "scusa, ho forato tre volte" perché mi sentirei rispondere "seeh, come no, so che avete latticizzato le gomme". Questo è il potere della comunicazione.

Finalmente, il pranzo giunge al termine. Abbiamo mangiato benino, non e' stato eccezionale, ma non ci siamo fatti mancare niente. Ci accomodiamo all'aria aperta, i bambini ricominciano a correre, stavolta dietro ad un cucciolo di cane. Si continua a discutere, si fa qualche progetto a breve scadenza, poi si azzarda qualche ipotesi per un tour nel periodo estivo. Le signore ci ascoltano dalla panchina accanto, pazientemente, fino a quando imbrunisce e l'aria inizia a pizzicare. E' tempo di tornare a casa.

Qualche minuto per caricare le bici in macchina, poi ci salutiamo ed imbocchiamo verso casa. Mia figlia è dispiaciuta, avrebbe voluto portarsi il cucciolo a casa, ma la mamma è categorica: di bestie in famiglia c'è già il papà,  ed è più che sufficiente...

Spero proprio che questo sia l'inizio di una bella amicizia.

Epilogo
Moglie: Incredibile, dodici biciclette...
Marito: Sì, ma considera che sono tutte il top.
Moglie: Meno male che tu ne hai "solo" due.
Marito: Mah, chissa'... sto pensando di prenderne un'altra...
Moglie: ? ? ? ? ?
Marito: Si, dai.
Moglie: * * * * *
Marito: Guarda che anche Nicola la cambia....
Moglie: ! ! ! ! !
Marito: ... e anche Vincenzo, anche lui la deve cambiare...
Moglie: $ $ $ $ $
Marito: ... tanto chissenefrega, pago a rate...
Moglie: - - - - -
Marito: .. dai, sui 2.000-2.300 euro, faccio un finanziamento di 100 euro al mese....
Moglie: # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # . . . .
Marito: Sì cara, come vuoi tu cara....

:-)

mercoledì 3 marzo 2010

Santo Stefano

Sabato io e Paolo siamo andati a Santo Stefano (CB) per esplorare il tratto del Lucera - Castel di Sangro che avevamo mancato l'anno scorso:




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Il percorso e' molto semplice: si scende dal paese verso il Biferno, seguendo prima la pista in terra battuta e poi la strada bianca, fino al fiume. A metà discesa ci sono dei tabelloni informativi della Comunità montana, la mappa è schematica ma rende perfettamente l'idea.

Giunti in fondo, si scopre che il ponte è crollato, ne rimane solo una pila di mattoni in mezzo all'acqua. Occorre seguire la strada bianca, che qui piega a destra per seguire il corso d'acqua per cinquecento metri, fino ad incrociare una strada asfaltata. Si svolta a sinistra e finalmente si sbocca sulla statale.

Noi abbiamo chiesto informazioni ad un contadino, che si è rivelato un vero e proprio soggetto perché ci ha mandati dalla parte opposta, verso il cavalcavia della statale in costruzione. Dopo aver tentato di passare in mezzo ai rovi, abbiamo dovuto fare una lunga deviazione attraverso i campi di grano fino a dichiararci sconfitti di fronte ad un guado. Rientro verso il paese, tagliando per i campi, quasi tutta a spinta per via dell'argilla.

Quest'ultima si è rivelata estremamente tenace, bloccando completamente le ruote delle nostre mtb. In un paio di occasioni, ho perso pure le scarpe che sono rimaste incollate al terreno. Quando sarà il momento, se c'è stato maltempo, temo che non valga la pena affrontare questo tratto. A meno che non si percorra uno sterrato alternativo, parallelo al tratturo. E' un pò più lungo, ma è pavimentato con la brecciolina e non dovrebbe presentare problemi.

Questo ci consentira' di migliorare la seconda tappa, risparmiando 10 Km. di asfalto per aggiungere 4 Km. di sterrato.

lunedì 1 marzo 2010

Terremoto in Cile

La gita a Campobasso è rovinata dalla notizia del disastroso terremoto in Cile: 8.8 gradi della scala Richter. Roba da cagarsi addosso solo a pensarci.

La comunità di Openstreetmap in Cile mi è sembrata abbastanza attiva. Dal sito http://www.openstreetmap.cl ho scoperto l'esistenza del loro blog ed ho trovato il link ad alcune immagini che sono drammaticamente eloquenti:


Questa immagine non ha bisogno di commenti.

La comunità di Openstreetmap si sta organizzando per derivare i dati dalle immagini satellitari, e fornire un minimo di supporto alle squadre di soccorso. Come era già stato fatto per Haiti.

giovedì 31 dicembre 2009

E' tempo di tirare le somme

E' finito l'anno, ed è tempo di fermarsi un attimo per tirare le somme di questa esperienza di biker e di mapper.

Nel 2009 la mia Juliette mi ha dato grandi soddisfazioni. All'inizio eravamo un pò impacciati, ma nel corso dell'anno ci siamo trovati ed ora le cose girano molto meglio.

Adesso in sella mi sento più sicuro, stavo per scrivere più forte ma non sarebbe stato il termine esatto. Sento che quest'anno sono maturato, ciclisticamente, e mi ha fatto bene confrontarmi con altre persone.

Ho girato da solo fino al tour bike, poi qualcosa è cambiato. La mtb è uno sport individuale, ed io ho un carattere solitario, ma ho capito che è necessario avere dei riferimenti perché, altrimenti, non si avrebbe coscienza dei propri limiti.

Non è solo una questione di divertimento, oppure di confronto agonistico. Penso che la cosa più importante siano le opinioni, occorre incontrare persone che condividono i tuoi stessi interessi, per confrontarsi, e sentire le loro.

Mi viene da ridere se ripenso a quello che era il mio livello di conoscenza tecnica, un anno fa. Eppure, ricordo perfettamente che mi sentivo sicuro, inconsapevolmente sicuro: ero ignorante, ma non lo sapevo. Certo, sono tutt'ora un ignorante, ma adesso so di esserlo.

Il mio impegno nel progetto Openstreetmap, invece, va scemando. Avrei bisogno di nuovi stimoli, che in questo periodo non riesco a trovare. Mi sembra che sia necessario trovare un obiettivo, e concentrarsi solo su quello. Vedremo che cosa salterà fuori nel corso del 2010.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato nel corso del 2009: la mia famiglia, gli amici, la mia bicicletta. Grazie per avermi sopportato.

Ciao a tutti, e buon anno!

domenica 13 dicembre 2009

Giro delle Saline

Giro delle Saline, oggi. Grande escursione!

Dopo un buon cappuccino iniziamo a pedalare. Oggi faccio un giro con Nicola, che ho coinvolto in questa pazzia della mtb. Abbiamo deciso di fare una puntata alla pista ciclabile delle saline di Margherita di Savoia.

Il percorso è abbastanza complesso, anche perché a noi l'asfalto non piace e quando è possibile facciamo di tutto per evitarlo.

Nei mesi scorsi siamo usciti parecchie volte, io e Nicola, in zona Torre Quarto: un pò la conosciamo, le strade interpoderali le abbiamo rilevate con il GPS e inserite nel database di Openstreetmap.

Partiamo da Cerignola e dopo aver raggiunto Torre Quarto ci dirigiamo verso Trinitapoli.

All'inizio l'aria è gelata: sono le 7:30 ed il freddo è pungente. Il terreno è stranamente consistente, nonostante le piogge dei giorni scorsi, non sembra gelato, si pedala bene.

Juliette sembra divertirsi pure lei, oggi.

E' molto cambiata dai tempi del tour bike. Prima di tutto abbiamo sostituito il manubrio e l'attacco, poi i copertoni, i cerchi ed adesso i freni. Insomma, si pedala più comodi, ma non saprei dire se va meglio o va peggio: certamente sono migliorati il confort e la sicurezza, però mi sembra di aver spezzato quel giusto equilibrio tra confort e peso.

Mentre andiamo, si chiacchiera del più e del meno. Gli ulivi sono carichi e ci sono parecchi contadini intenti al raccolto. Raggiungiamo senza particolari problemi la provinciale e la attraversiamo. Si prosegue verso il confine comunale, fin qui tutto sterrato, poi inizia la strada asfaltata verso Trinitapoli.

Al bivio di Candida vediamo un bel tratturo che va in direzione delle saline, una rapida consultazione al GPS e si decide di tentare la fortuna. Ci avviamo, e sembra davvero la strada giusta: va diritta verso la ciclabile che entra nelle saline, quella che passa accanto alle torri per il bird watching. Purtroppo dopo un pò arriva la sgradita sorpresa: prima troviamo l'asfalto, poi incrociamo la ferrovia e non ci sono passaggi a livello, dobbiamo ritornare verso il nostro percorso originario.

Giungiamo finalmente a Trinitapoli e ci avviamo sulla ciclabile. Abbiamo deciso di percorrerla tutta fino al bivio con la litoranea, e poi svoltare a sinistra verso Zapponeta, per esplorare quel ramo.

Questo tratto è chiaramente poco utilizzato, la vegetazione ha ricoperto quasi completamente la sede della ciclabile ed in alcuni punti risulta complicato passare senza rimanere intrappolati nei cespugli. Per di più, i soliti incivili hanno scaricato i classici sacchetti della spazzatura nei punti meno "visibili", ci tocca fare lo slalom tra bottiglie e monnezza. Ma noi siamo testardi e la percorriamo tutta fino alla fine.

Qui siamo in corrispondenza del canale che serve a riempire d'acqua le saline, almeno così credo. Dovremmo tornare indietro verso Margherita, oppure...

... oppure ci infiliamo nelle saline, e le tagliamo verso Cerignola. Perchè no? Tecnicamente non è vietato, non c'è nessun cartello, nè recinzione, anzi per dirla tutta si vede chiaramente un bel single track che passa sugli argini delle vasche. Due secondi per pensarci e ci incamminiamo verso casa.

Il passaggio è davvero spettacolare. Nicola mi segue sempre, siamo nel cuore delle saline, circondati dalle acque: percorriamo l'argine per alcuni chilometri letteralmente isolati dal mondo. Per la verità non siamo soli, c'è parecchia selvaggina: una volpe, parecchi acquatici. Noi proseguiamo cercando di dare meno fastidio possibile, anche se dove arriviamo noi ci sono tanti animali che scappano. Riflettendo, mi rendo conto che stiamo disturbando e che a causa nostra ci sono degli animali che sprecano energie per mettersi in salvo. Forse non è opportuno venire qui tanto spesso.

Giungiamo alla fine delle saline, le abbiamo tagliate in uno dei punti più larghi ed è stata una bella avventura. Adesso sarebbe ora di tornare a casa, ma scopriamo di essere intrappolati tra due canali di scolo. Dopo qualche tentativo, tra cui anche quello insano di Nicola di attraversare una passerella di fortuna, riusciamo a trovare un ponte che finalmente ci riporta verso casa.

Il ritorno è un pò più complicato. Seguiamo una strada asfaltata verso Candida, poi andiamo in direzione di Torre Quarto seguendo alcuni sterrati che inesorabilmente si fermano tutti alla ferrovia. Alla fine facciamo i cattivi ragazzi e scavalchiamo i binari, qui c'era un vecchio passaggio a livello ormai rimosso e dall'altra parte la strada dovrebbe proseguire... eccola!

Qualche altro tentativo per imboccare la strada giusta, che ci portano a percorrere un percorso assolutamente irrazionale. Veniamo pure inseguiti da un cane, sembra scherzoso ma il padrone ci insegue pure lui per acchiapparlo perchè "... è molto cattivo...".

Finalmente vediamo i tralicci dell'alta tensione, che ci danno un'idea della nostra distanza da Torre Quarto. Nicola è stanco, io pure ma faccio finta di niente. Torniamo sugli sterrati che abbiamo già esplorato, adesso l'aria si è mitigata e si scivola nel fango, soprattutto io, con queste gomme semislick: è un pò disavventura, un pò divertimento, tra una barretta energetica e l'altra.

A Torre Quarto, Nicola crolla definitivamente. Si arena sulla salita del ponte dell'autostrada, sale a spinta con i crampi alle gambe. Ci riposiamo qualche minuto e poi ci incamminiamo per l'ultimo tratto, che ci costerà parecchie soste a bordo strada, mentre le auto sfrecciano in direzione opposta, verso il ristorante, per andare a pranzo. Anche noi facciamo uno spuntino, con qualche chicco d'uva rimasto sui tendoni. Poi, finalmente, arriviamo al Padreterno.

Nicola mi saluta e va verso casa, pure io sfreccio via: sono le 14:00 ed è veramente molto tardi. Abbiamo fatto 65Km e siamo scampati al treno, ai cani ed alle forature, ma non so se scamperemo alla furia omicida delle consorti. Speriamo di rivederci domenica prossima.


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domenica 22 novembre 2009

L'autunno, sui Monti Dauni Settentrionali

L'autunno, oggi, ci ha mostrato un suo aspetto davvero straordinario.

Siamo tornati a Motta Montecorvino, per proseguire con il rilievo del tratturo.
Devo ammettere che, mentre mi stavo recando in macchina all'appuntamento con Paolo, l'umore non era dei migliori. Sono le prime ore della mattina, il meteo è pessimo: cielo grigio e foschia. Ma dopotutto siamo in autunno inoltrato, bisogna accontentarsi.

Dopo il caffe' di rito, siamo saliti in macchina verso Motta e... sorpresa! al di sopra della coltre di foschia splende un sole caldo e luminoso, il cielo e' terso e non c'è un alito di vento! Giornata ideale, per pedalare!

Il Paradiso?
Il paesaggio è spettacolare. La foschia, vista dall'alto, ci appare come un mare in tempesta: cavalloni di spuma a perdita d'occhio, attraverso i quali sorgono come isole i paesi del subappennino: Motta, Volturino, Volturara, San Marco la Catola... Sembrano galleggiare, sospese nel nulla! Qualche pala eolica riesce a spuntare dalla foschia, regalandoci la percezione della paesaggio che oggi e' nascosto.

Ci allegeriamo dell'abbigliamento superfluo e cominciamo la nostra discesa lungo il tratturo. Oggi si parte dall'incrocio di Crocella di Motta e si va giù, verso il bivio con la statale, lungo il sentiero segnalato con il riferimento 3.11 nella cartografia della Comunità Montana dei Monti Dauni settentrionali.

All'inizio la traccia è ben definita, ma dopo un pò peggiora. Il fondo è messo male, ma con un pò di buona volontà si riesce a passare.


E mentre siamo qui, in mezzo alla montagna, sospesi sopra il mare della foschia, ci giungono tanti segnali a ricordarci che non siamo soli: un cumulo di grano, segno che un trattore ha perso il suo prezioso carico; le ragnatele cariche di rugiada, che brillano al sole come tanti fazzoletti di seta; il movimento della selvaggina tra i rami della boscaglia; l'odore di fumo che sale da una masseria; gli spari dei cacciatori, che si sentono poco lontano: speriamo che qualcuno non ci impallini scambiandoci per due cinghiali.

E, in effetti, i segnali della presenza dei cinghiali ci sono: prima vediamo le orme, poi il terreno rivoltato. Paolo mi dice di non preoccuparmi, che tanto i cinghiali scappano. Speriamo bene!

Ad un certo punto ci ritroviamo nella foschia, senza nemmeno rendercene conto. L'umidità penetra nelle ossa, quasi da rimpiangere la felpa lasciata in macchina.

Per fortuna la nostra meta, la strada statale, ormai è vicina. Avevamo sentito, attraverso la foschia, le auto correre sul fondovalle, sempre più vicine.

Attraversiamo la statale, poi il torrente La Catola e tentiamo di seguire ancora il tratturo, ma la salita è ripida e le ruote vanno a vuoto nel fango. Una rapida consultazione al GPS e scopriamo che occorre salire di 400m per poi scendere di nuovo: ai fini del tour bike sarebbe una follia. Rimandiamo l'esplorazione verso i 13 archi alla prossima volta, più per curiosità che per reale necessità di tracciare il tour bike.

Ci avviamo verso le auto, adesso decidiamo di seguire la vecchia statale 17 e ce ne saliamo piano piano, senza fretta. Ancora una volta, ci ritroviamo fuori dalla foschia senza nemmeno rendercene conto. La temperatura torna a farsi piacevole, ma l'abbigliamento e' molto umido.

A Volturara ci concediamo una pausa al bar nella piazza. Arriviamo come due cowboys, zozzi di fango dalla testa ai piedi: parcheggiamo i nostri "cavalli" al palo della luce, poi entriamo e prendiamo qualcosa di caldo. I pensionati davanti alla soglia ci salutano, educatamente, ma sono troppo intenti a godersi il sole per concederci la parola. Ci mettiamo seduti anche noi, al sole, e sono davvero cinque minuti di pace. Poi si riparte.




Durante la salita continuiamo a fermarci ad ogni tabella, registro i waypoints per la prossima volta. Piano piano, raggiungiamo Crocella di Motta, da dove è iniziata la nostra discesa.

E' tardi, e Paolo deve rientrare. Io invece mi concedo un altro pò di pace, l'aria è calda ed immobile ed è troppo piacevole stare qui.

Dopo aver salutato Paolo, mi avventuro nella mia esplorazione solitaria: prima Sorgente Brignano, poi torno sull'asfalto verso monte Sambuco, infine indietro al parcheggio seguendo il sentiero di crinale.

E' un bel giro, che merita parecchi approfondimenti. Vedrò di fare qualche esplorazione, magari coinvolgendo gli amici: ho intravisto tracciati molto ben definiti che non dovrebbero presentare difficoltà, nemmeno quando il meteo, inevitabilmente, peggiorerà.

Si è fatto tardi, infine, ed è ora di tornare a casa. Aggiornerò la mappa, come sempre, per avere i riferimenti per le prossime avventure.


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Ringrazio l'autunno, Paolo e la mia amica Juliette per avermi regalato una mattinata indimenticabile.

sabato 14 novembre 2009

Di nuovo sul tratturo!

L'esplorazione del tratturo Lucera-Castel di Sangro prosegue. Per la verità, da un anno a questa parte, non s'è mai fermata, alternando uscite sul Celano-Foggia e Pescasseroli-Candela.

Dopo aver rilevato (purtroppo in macchina) il primo tratto, dalla strada per San Giusto fino a Berardinone, oggi ho fatto una ricognizione in mtb verso Motta Montecorvino.



Mi ha accompagnato Paolo, pure lui contagiato da questo lavoro di ricerca.

Il tratturo, sul fondovalle, è diventato un viottolo tra i campi, asfaltato. Il percorso e' stato ben segnalato dalla Comunità Montana dei Monti Dauni Settentrionali.

Si pedala piacevolmente, fino sotto al viadotto della SS17, alternando tratti di sterrato veloce ad asfalto, poi la strada diventa definitivamente uno sterrato che inizia a salire verso Motta. Al depuratore di Motta ritroviamo l'asfalto, ma è davvero ripida ed occorre spingere fino alla periferia del paese.

A Motta, oggi, non c'era praticamente nessuno in giro. Cercavamo un tabellone con una mappa, ma no ne abbiamo trovati. Dopo aver chiesto informazioni, abbiamo imboccato uno sterrato subito dopo il paese, che si perdeva tra i campi.

Questa e' la sede storica del Lucera-Castel di Sangro, ormai ridotto a due tracce nel fango.
Non credo che ci sia passato qualcuno, per lo meno di recente. Troviamo pezzi di nastro segnaletico, legato ai rami degli arbusti, che indicano la presenza di una acquedotto interrato, ma dei segnavia della Comunità montana non c'è più traccia. Il GPS ci segnala che siamo sulla strada giusta, cosi' proseguiamo, ostinatamente, in direzione di Volturara Appula.



Io e Paolo percorriamo tutto il tratto tra due boschi di conifere, spingendo in salita, fino a quando il tratturo torna a sovrapporsi ad uno sterrato ben definito. Raggiunta la sorgente Brignano ormai non dovrebbe mancare molto per scollinare, ma decidiamo di rientrare al nostro punto di partenza, il distributore Q8 sotto Motta Montecorvino.

Durante la prossima escursione, cercheremo di proseguire dal bivio di Neviera di Motta verso Volturara, per tracciare un altro pezzo di tratturo.