sabato 19 maggio 2012

Un bravo papà?

Una persona, una volta, mi disse: "Sei un bravo papà".
Ogni tanto ci ripenso, e mi chiedo: sarà vero?

La risposta ancora non la conosco.
Nel dubbio, faccio del mio meglio per cercare di esserlo.

Lost

How to avoid getting
LOST

Recentemente mi è capitato di perdermi.

E' stata una sensazione di grande incertezza, non sapere dove mi trovavo né quale poteva essere la direzione migliore da seguire. Chi mi conosce, sa quanto paradossale sia questa frase. Beh, sappiate che non è la prima volta che perdo la strada, e forse non sarà l'ultima.

Ad ogni modo, tutte le volte che mi trovo in situazioni del genere, mi ritorna in mente una guida che lessi tanti anni fa, "How to avoid getting lost". Evidentemente, io non l'ho letta abbastanza, oppure non so mettere in pratica i suggerimenti degli altri.

Ecco allora qualche riflessione personale, messa qui a mio uso. Da non osservare come fosse un dogma, da non imparare a  memoria: ciascuno decide per sé.

Il primo aspetto che mi ha colpito è stata la repentinità: improvvisamente ho realizzato che mi trovavo in mezzo al nulla, e mi ero perso. Questa cosa mi ha lasciato basito. Possibile che fino a pochi metri prima non avessi colto qualche segnale di allarme?

La seconda domanda che mi sono posto è stata: perché?
Certo, mi trovavo in un luogo in cui non ero mai stato prima, ma avevo a disposizione una bella mappa dei sentieri ed il fedele GPS. Stavo percorrendo, fino a pochi metri prima, un sentiero segnalato. Allora... perché?

Ho ripensato alla strada percorsa, visualizzandone i vari tratti. Poco alla volta, era diventata sempre meno visibile, poi non pedalabile, poi impraticabile persino a piedi. Infine, è scomparsa del tutto e mi sono ritrovato a dover allargare i rami degli alberi, con i piedi in mezzo alle ortiche (letteralmente).

Ed in questa situazione, ho realizzato quella che mi è sembrata una grande verità: dovrei smetterla di andare avanti per inerzia, dovrei smetterla di affidarmi alla mappa o alla tecnologia o all'opinione degli altri.
Dovrei osservare meglio quali sono le strade che sto percorrendo, mentre le sto percorrendo, e valutarle con un po' di senso critico. Con il mio senso critico, che in fondo non manca.

Dovrei cercare di cogliere i segnali che indicano il percorso, quando ci sono, ed anche quando, improvvisamente, spariscono.
Ci sono strade dove, se nessuno passa, ci cresce l'erba alta e pian piano si cancellano. Hanno bisogno di cura continua, di manutenzione, di essere utilizzate, quasi... amate. Altrimenti, dopo qualche tempo, non puoi più  usarle: hanno perduto la loro funzionalità. Rimangono sulla mappa, come un bel ricordo, e ti danno soltanto il rimpianto di non averle sapute tenere vive.

Un'altra verità che ho realizzato, in quegli istanti, è che esistono strade che sembrano come tutte le altre, ma che non sboccano da nessuna parte. Sono fatte così e basta: alcune sono strade di collegamento, altre sono strade di servizio. Quando scopri di essere su una di queste, l'unica possibilità è girarsi e tornare al bivio precedente.

E quando, finalmente, ho trovato quella che sembrava una stradina nell'erba, e felice come una Pasqua mi ci sono fiondato sopra, ho realizzato la verità più grande: quando ti sei perduto, e non sai da quale parte andare, ti butti sulla prima strada che incontri, senza sapere dove ti sta portando. Non ti fai domande, ti basta la speranza che porti in qualche posto.

Poi, una volta arrivato, scopri che ti trovi dove mai saresti andato volutamente, dalla parte opposta rispetto alla destinazione che ti eri prefisso, ed ormai è troppo tardi. Quasi ti penti di averla ritrovata, la strada. La verità è che non hai ritrovato LA strada, hai trovato UNA strada e, per quanto sia amaro da ammettere, non tutte le strade sono adatte a noi. Ce ne sono alcune che sarebbe meglio evitare.

A questo punto, non rimane che una soluzione: evitare di perdersi. La  guida aveva ragione: avoid getting lost.

martedì 10 aprile 2012

42

Pensieri liberi sul significato del numero
42
in un pomeriggio di finta primavera
tornando a casa con l'autobus dal lavoro

Possibili significati:
  • la mia età
  • il mio numero gara, nel mio primo tour bike
  • quante strade deve percorrere un uomo
  • cosa ottieni se moltiplichi 6 per 9
La risposta è sempre la stessa: 42.
Adesso non rimane che porsi la domanda giusta. La domanda fondamentale.
E tenere a mente che c'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella vita, l'universo e tutto quanto.
42.

giovedì 22 marzo 2012

Addio, Aquilalibera!

Oreste Modestino

Mi chiamo Oreste Modestino, sono nato a Lucera, FG, il 25 marzo 1965. Ti srivo in quanto in dovere con LA TRANSUMANZA... Ti spiego...
Mia mamma e' nata a Capracotta, Isernia, e da Bambina con i Suoi genitori ha affrontato diverse volte LA TRANSUMANZA. Da Capracotta a Lucera attraverso il Tratturo Regio... La Mia Famiglia è sempre stata legata alle tradizioni e soprattutto alle Origini...
I Miei Nonni erano di quegli Abruzzesi/Molisani che hanno mangiato polvere, fango, sopporatato Caldo, Freddo e disagi a volte disumani per crescere i propri Figli con Valori Sani e Forti. Questi valori sono stati trasmessi a Noi Eredi di tanto Sacrificio e tanto Orgoglio Montanaro...
Pedalo da quando avevo 2 Anni, ho una Foto in cui Nonno mette il Mio Culetto sulla sua Bianchi da Lavoro... Della serie la Vita dovrai affrontarla Pedalando...
La MTB è la Mia Vita...
A Parte le Gare, sono Diplomato A.M.I. e Partecipato al xII° Corso Maestri della Federazione Ciclistica Italiana tenutosi nel 2002 a Rivello (PZ).
Nel 2003 a Lucera ho creato una Squadra e Scuola di MTB per i Ragazzi delle Scuole Elementari e Medie, A.S. Alta Quota. Ogni Estate ritorno nel Mio Molise e con la Mia Compagna mangiamo " POLVERE E PECORINO "...
Quindi Capisci che al Vs. Tour CI DOBBIAMO ESSERE???
Un Caloroso Saluto a Tutti coloro che con Spirito Montanaro, Abruzzese e non, verranno a Pedalare sui " Sentieri della Storia ".
Aquilalibera ci sarà..
Ciao Oreste.

domenica 30 gennaio 2011

Cycling in the rain

Primo giro dopo l'infortunio, primo giro dopo due settimane passate tra l'antidolorifico, qualche ecografia e tanta tanta paura: di dover rinunciare alla mountain bike.

Sono solo due settimane, ma sembrano un sacco di tempo.

Primo giro con la pioggia.

Non avevo mai pedalato sotto la pioggia. Forse qualche volta, da ragazzo, mi sono bagnato un pò, ma non mi è mai capitato di pedalare per qualche ora sotto la pioggia.

Stavolta è stato diverso, è stato intenso ed irresponsabile.

Si comincia con qualche goccia che arriva sul casco, ma il giro prosegue. Sto verificando come si comporta la spalla, e non mi va di rientrare.

Piano piano, tutto diventa surreale. Gli occhiali si bagnano, il paesaggio si deforma, non si capisce dove finisce l'orizzonte e comincia il cielo.

Dal casco cadono gocce, scorrono sul bordo della visiera... inizio a bagnarmi.
Quando sbuchiamo sull'asfalto, io e Juliette, è pure peggio: l'acqua arriva da sopra e da sotto, alla fine raggiunge la pelle. Per fortuna lo zaino mi ripara un pò la schiena.

Anche Juliette ne risente, i dischi iniziano a suonare, la catena sembra grattare come se fosse sporca di sabbia. Noi però andiamo avanti.



Il giro della diga, con la pioggia, è incredibile, la campagna bagnata è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il rumore dell'acqua sulla vegetazione, nel silenzio assoluto, è surreale. Dal lago si alza un pò di foschia mentre l'odore di erba bagnata è intenso.

Da qualche parte nella memoria ripesco le stesse sensazioni, sono ricordi che ormai risalgono a tanti anni fa, ma adesso sono vivi come non mai. La campagna bagnata io la conoscevo già, me l'ha mostrata mio padre.

Accelero. Juliette corre sull'erba bagnata.

venerdì 5 novembre 2010

L'autunno, di nuovo

E' tornato l'autunno.

Strano, come le cose sembrino tanto diverse, a seconda del clima e del meteo.
Strano di quanto facilmente la natura vada avanti, e le cose scorrano, imperturbabili ai nostri capricci.
Strano di come le opinioni cambino.

lunedì 18 ottobre 2010

Pellegrinaggio di San Michele Arcangelo

E' molto strano, anzi inspiegabile. Non c'è nessuna logica, e non mi era mai successo prima!
Sono alcune settimane che questo post è parcheggiato nelle bozze, sono stato molto indeciso se pubblicarlo o meno.
E' una storia assurda, per raccontarla bene occorre iniziare dal principio...


Prologo
Riccardo mi ha chiamato, un paio di settimane prima, per avvertirmi che il 28 settembre si parte per il pellegrinaggio di San Michele Arcangelo.

Il programma è molto vago: si parte con il pullmino organizzato dagli scout, si arriva fino a Vieste, poi si prende l'autobus organizzato per andare fino alla foresta umbra. Da qui inizia il pellegrinaggio a piedi fino a Monte Sant'Angelo, Km. 20, da farsi nella nottata tra il 28 ed il 29. Poi si ritorna a casa con il pullmino.

Io ci vorrei andare, per tanti motivi. A parte questo, mi piace l'idea di camminare, di notte. Poi è da qualche anno che inseguo questo fantomatico "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", e questa potrebbe essere l'occasione giusta per rilevarlo con il GPS.

Accetto volentieri, anche se l'agenda di questo fine settembre è zeppo di impegni: San Matteo, la 24h, adesso San Michele.

La partenza
Giunge la fatidica partenza, e ci vediamo tutti davanti al Convento, di primo pomeriggio. Siamo un bel gruppo, non l'avrei pensato: 19 pellegrini tra adulti e ragazzi, tutti maschi, tutti scout o simpatizzanti, a parte me.

La grande incognita, anche stavolta, è la pioggia: il meteo prevede temporali.

A Vieste arriviamo verso le 18:00. Innanzitutto non piove, quindi ci rincuoriamo. Perdiamo un pò di tempo e poi andiamo a cena al Box 19. La cena è sempre un grande momento di aggregazione, si sciolgono le ultime riserve e si inizia a familiarizzare.

Usciamo, altro giro perditempo. Lungomare, visita alla "Spaccazza di Rosinella" :-), giardinetti comunali.
Giro perditempo sul lungomare di Vieste
  Ci sono dei gagliardetti appesi ai balconi, con l'immagine del Santo, ed un ammonimento: "Non una notte bianca, ma un pellegrinaggio di notte". Giusto, mi sembra appropriato. Ci regalano i fazzoletti caratteristici dei pellegrini di San Michele, i "Sammichelére". Appuntamento all'una di notte, alla Cattedrale.

Intanto, i miei compagni mi spiegano come si svolge il pellegrinaggio: distanze, soste, rifornimenti.... In particolare c'è un pò di indecisione sulla lunghezza del percorso a piedi, siamo passati da 20 a 35 ad oltre 40Km, con una certa preoccupazione da parte mia. Sono distanze proibitive per una persona fuori allenamento, come me. Poi faccio mente locale: ad occhio e croce mi sembrano distanze eccessive, abbondantemente sovrastimate, visto che si percorre un tratto iniziale in autobus. Stabiliamo di azzerare il GPS alla partenza, verificheremo la distanza effettiva all'arrivo. In queste cose, la tecnologia è di grande aiuto :-)

La processione a Vieste
Quando raggiungiamo il centro storico, inizio ad avere più chiare le dimensioni di questo pellegrinaggio. Siamo in tanti, all'una di notte, radunati sulle scale della Cattedrale, dovremmo essere oltre trecento persone. Noi ci facciamo strada tra la folla ed arriviamo a ridosso delle porte della chiesa, che con una certa sorpresa da parte mia, troviamo chiuse.

Verso l'una e trenta inizia il pellegrinaggio: si fa silenzio, poi gli anziani intonano un canto, è una preghiera:

Siamo pellegrini,
e siamo figli Tuoi
San Michele Arcangelo
prega per noi!
Ad ogni strofa, uno degli anziani bussa tre volte, con forza, alle porte della chiesa. Nessuno ci apre. Il silenzio è veramente inquietante.

Inizia la processione. Si attraversa il centro storico di Vieste, divisi in due file ai lati della strada, in preghiera. Ad un incrocio ci fermiamo, viene dato l'ordine di inginocchiarsi: tutti si voltano in una direzione, scopro che nella parete dell'abitazione è stata ricavata una nicchia con l'immagine del Santo. Inizia una preghiera, in dialetto viestano, poi ricominciamo a camminare. La preghiera in ginocchio si ripeterà altre tre o quattro volte, prima di arrivare agli autobus, ogni volta in corrispondenza di una statua di San Michele.

Il trasferimento
Agli autobus si formano delle code, vengono chiamati i nomi delle persone che si sono prenotate. Il nostro gruppo viene fatto accomodare in posti di fortuna, sul pavimento, c'è stato un equivoco ed i posti non bastano per tutti.

Ci muoviamo verso la foresta umbra, sono le due ed un quarto. Dal GPS vedo che imbocchiamo la vecchia S.S. 89, quella che va verso Mattinata passando nell'entroterra. Il dondolio concilia il sonno, ma la responsabile del nostro autobus prende il microfono e impartisce alcune disposizioni: Non è una gita, non allontanarsi, rimanere in un atteggiamento composto e rispettoso. Poi inizia una lunghissima preghiera, intervallata da un canto in dialetto viestano:

Prima invocazione....
Alla decima invocazione la stanchezza si fa veramente sentire, gli occhi si chiudono. La responsabile fa passare una busta con delle caramelle, è un gesto gentile molto apprezzato, ma il sonno.. Per fortuna dopo una decina di minuti di assoluto silenzio (la stanchezza non ha preso soltanto me) sento che l'autobus si sta fermando. Siamo arrivati.

Il percorso nella foresta
Abbiamo fatto circa tre quarti d'ora di viaggio, il mio GPS indica che ci troviamo all'incirca in direzione dell'ultima galleria della litoranea Mattinata-Vieste, ma all'interno. Mi sembra che la direzione sia proprio quella del sentiero escursionistico che è segnalato sulla litoranea. Mi riprometto di verificarlo a casa, con la traccia che il GPS nel frattempo sta registrando.

Scendiamo, ultimi preparativi: luci, bastoni, foulard al collo che fa un freddo da cani, si azzera il contachilometri del GPS, poi si va. Alle tre di notte inizia il nostro viaggio verso Monte Sant'Angelo, nel buio del bosco, che qui è chiuso, non si vede oltre la chioma degli alberi; a parte che nessuno puo' permettersi di alzare la testa, meglio tenere gli occhi fissi sul percorso, per non inciampare. Il ritmo è abbastanza sostenuto, e se si perde d'occhio il compagno che ti precede, diventa difficile ritrovarlo nella folla di gente che cammina assieme a noi.

Questo primo tratto è molto agevole, in leggera salita, ma su una strada bianca ben battuta. Superiamo un paio di recinzioni, sembrano aree attrezzate per il pic-nic, ma il buio della notte e le ombre delle torce rendono tutto molto confuso. Proseguiamo per circa tre quarti d'ora, seguendo la strada bianca, poi vediamo in lontananza un fuoco acceso.
 
Siamo arrivati a Coppa Fusillo, come recitano i segnali escursionistici del Parco Nazionale. Il fuoco l'ha acceso un gruppo di pellegrini che ci ha preceduti, più tardi scoprirò che sono partiti da Vieste a piedi alcune ore prima di noi e nel momento in cui li raggiungiamo hanno già percorso una ventina di chilometri.

Passiamo qualche istante accanto al fuoco, poi riprendiamo a camminare. Adesso abbiamo lasciato la strada bianca ed abbiamo svoltato su un sentiero, andiamo in fila indiana perchè non è né largo, né agevole. Cerchiamo sempre di mantenere il gruppo compatto, anche se ogni tanto ci perdiamo di vista. Io sono più o meno nelle ultime posizioni del nostro gruppo, faccio attenzione a contare quanti di noi rimangono indietro, per non rischiare di perdere qualcuno. Ogni tanto superiamo un cancello nelle recinzioni di filo spinato, continuo a marcare i waypoints: mi saranno utili per aggiornare la mappa di Openstreetmap.

Il sentiero peggiora man mano che avanziamo, troviamo un tratto con rocce affioranti e occorre veramente fare attenzione. Qualcuno torna indietro, sentiamo che è la strada sbagliata, poi si consulta con i responsabili e arriva il contrordine: è la strada giusta, andiamo avanti. Fa freddo, quando respiriamo si vede il fumetto.

Quando usciamo dal bosco lo spettacolo è fenomenale. Il cielo adesso è completamente terso, uno spettacolo da ammirare: vedo tante costellazioni, ma assolutamente non conosco i loro nomi, so riconoscere a malapena la stella polare, però ad un tratto mi sembra di riconoscere Orione. Questa è un grave lacuna,  sarà una delle prossime attività da svolgere. In lontananza ci appare Monte Sant'Angelo, appena lo vediamo viene passata la voce di fermarsi per la preghiera, poi ci rendiamo conto che i due frati che viaggiano assieme a noi si trovano nel gruppo che ci precede... dobbiamo proseguire.

Continuiamo lungo il sentiero fino alle cinque meno un quarto, poi incrociamo una strada bianca, e la imbocchiamo. Dopo qualche minuto troviamo un segnale escursionistico, "Piscina della Signora", svoltiamo a sinistra e procediamo su un'altra strada bianca. Il percorso adesso è più largo, siamo sempre in gruppo ma non camminiamo più in fila indiana, qualcuno chiacchiera con i compagni, ma la maggior parte avanza in silenzio, assorta nei propri pensieri. Anzi questo chiacchiericcio alla fine stanca, piano piano stacchiamo il gruppo che ci segue fino a che le voci e le torce sono lontane, dietro di noi.

Adesso la strada è pavimentata a cemento, e molto ripida. Scendiamo sempre con passo sostenuto, sento i tendini che si stirano; ho lasciato le stringhe delle scarpe un pò lente per stare comodo nel furgone ed adesso i piedi iniziano a scivolare in avanti. I bastoni mi aiutano a restare in equilibrio, e nel buio della notte si sente il loro ticchettio metallico, cadenzato, sembra quello di un metronomo, mentre camminiamo sul cemento con il passo svelto dei pellegrini.


Anche il cemento finisce, torniamo sul terreno, avanziamo sempre con un bel ritmo. Adesso il cielo è velato, ci sono due grosse nubi ed un pezzettino di stelle in mezzo. Riccardo mi dice che se quelle due nubi si toccano, inizia a piovere, dobbiamo sbrigarci.

Coppa la Monaca
Quando raggiungiamo la testa del gruppo, sono le sei ed un quarto. Si sono fermati per aspettarci, il cielo nel frattempo inizia a colorarsi con tutti i colori dell'alba, e si inizia a scorgere l'aspetto del paesaggio. Si iniziano a scorgere i dettagli dei nostri compagni di viaggio, in particolare i tipici bastoni: sono fatti artigianalmente, hanno forme molto curiose, qualcuno l'ha abbellito con delle piume molto variopinte. Scoprirò poi che questa dei bastoni e delle piume è una tradizione dei Sammichelére.

Coppa La Monaca

Piove, ma è una pioggerellina sottile, ci costringe ad indossare gli impermeabili. Adesso dobbiamo lasciare la strada bianca, svoltiamo a sinistra su un sentiero appena accennato, delimitato da una fila di pietre ed un muretto a secco. Superiamo un paio di pozzi, hanno quelle curiose aste in legno che serve per tirare fuori l'acqua, sembrano uscite da un film western di Sergio Leone. La masseria non dev'essere lontana, ma ancora non la vediamo. Arriviamo a Coppa la Monaca, stavolta troviamo una strada asfaltata e la seguiamo. La masseria Rignanese, dove dobbiamo fare la sosta, ormai non è lontana.

Masseria Rignanese
E' una classica masseria garganica, un edificio massiccio circondato da recinzioni fatte con muretti in pietra. Non è certo una villa di lusso, ma ha un aspetto dignitoso.

Noi ci arriviamo alla spicciolata. Qualcuno taglia per i campi, dice che sono sempre passati di là, noi facciamo il giro dall'asfalto ed entriamo dal cancello principale.

Ospitalità presso la Masseria Rignanese
  Hanno allestito un bel buffet, la gente si mette in fila pazientemente: pane, pomodoro, caciocavallo e frutta vanno a ruba. Ma anche latte, caffé e biscotti sono molto apprezzati. Qualcosa di caldo ci voleva, adesso va un pò meglio, dopo la pioggerellina il freddo si fa sentire ancora di più. Si tira fuori pure una fiaschetta di grappa, e ci facciamo un giro. Mentre siamo qui sorge il sole, erano diversi minuti che lo stavo aspettando.
L'alba alla Masseria Rignanese
 Faccio una foto, poi vado a leggere una lapide sulla parete della masseria. Dice pressapoco così:
Dalla amministrazione comunale di Vieste,
con  gratitudine, alla famiglia Rignanese
per la secolare ospitalità.
Mi colpisce molto, questa frase: "... secolare ospitalità... ". Stiamo ripetendo un viaggio che altri prima di noi hanno intrapreso, da centinaia di anni. Certo oggi le condizioni sono diverse: l'autobus, le scarpe da trekking, le torce a led. Magari cento fa dev'essere stato diverso, un'esperienza molto più dura. Eppure allora come oggi c'è stato qualcuno, di questa famiglia, che si è preoccupato di rifocillare i Sammichelére. Rifaccio la fila e prendo di nuovo pane di Monte e caciocavallo, poi una mela che conservo nello zaino, per il viaggio. Glie ne sono veramente riconoscente.

Verso Monte Sant'Angelo
Alle sette meno venti il nostro gruppo riparte. Siamo quasi gli ultimi a lasciarci alle spalle la masseria. Uscendo dal cancello troviamo una mappa topografica dell'intero sentiero, ed abbiamo un'idea più chiara della distanza che ci separa dalla nostra meta: mancano circa 8 Km., ne faremo in totale 24 (partendo da Vieste in autobus), mentre il gruppo che è partito da Vieste a piedi ne farà 44 (Km) (che è una gran bella distanza).

Mappa del Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo


Imbocchiamo la strada asfaltata, sulla destra c'è un autobus che fa salire le persone che non intendono proseguire a piedi: verranno accompagnate a Monte Sant'Angelo. Adesso siamo sulla provinciale che va da Monte fino alla foresta umbra, l'ho percorsa tante volte e mi rincuora trovarmi su un tratto familiare. La pioggerellina mi ha messo un pò il morale a terra, per fortuna che sta smettendo, presto torneremo a camminare senza poncho o giubbino.

Quando siamo all'altezza della vecchia cantoniera, il frate che cammina con noi inizia a sfogliare il suo breviario, poi esordisce con un ".... ecco qua, facciamo una preghiera soft...." che mi fa sorridere di cuore: anche lui si rende conto che siamo un pò stanchi, ma... il dovere è dovere!


 Recitiamo assieme le preghiere del mattino, leggendo a turno, e facciamo un pò di strada con la mente rivolta a questioni meno materiali.

Da soli
Gira che ti rigira, siamo rimasti molto indietro rispetto al resto dei pellegrini. Mentre stiamo per imboccare di nuovo un sentiero, un gruppo a cavallo ci supera: sono in sei o sette, li ho visti prepararsi alla Masseria Rignanese e vanno anche loro verso il santuario. Ci superano, e ci lasciano come ricordo un bel pò di cacca di cavallo sul sentiero, da scansare, che ci mancava soltanto questo!


Attraversiamo un tratto di bosco, su un sentiero appena accennato, poi riprendiamo una stradina asfaltata che seguiamo. Siamo sempre indietro, rispetto al resto dei pellegrini, che ci precede. Per lo meno, quelli che hanno proseguito a piedi. Il cielo si è aperto, si vede anche un pò di sole che ci incoraggia a proseguire.

Svoltiamo di nuovo, stavolta su una strada bianca. Per la verità non siamo affatto certi che si tratti della strada giusta: il cartello al bivio è caduto e qualcuno lo ha appoggiato ad un albero, per indicare la direzione, e speriamo che sia quella giusta. Una macchina della forestale ci supera, svolta anche lei sulla strada bianca, e noi la seguiamo, anche se qualcuno dal sedile posteriore ci fa segno di no.

Ad un tratto il bosco si apre, e vediamo Monte Sant'Angelo.


 E' proprio come mi raccontava Riccardo: il paese è là, a poca distanza, ci da la sensazione di essere arrivati, ma.... tra noi e la nostra meta c'è un vallone, un dislivello di circa 200 metri in discesa, poi almeno altri 200 metri in salita. Per di più, la discesa non è neppure iniziata, c'é prima da camminare un pò in un vallone che ci porterà a percorrere una lunga U prima di svalicare. Meglio aspettare, a cantar vittoria!


Il vallone
E' l'ultimo tratto ed è il più duro, sia per le condizioni del percorso, sia per la stanchezza che, innegabilmente, si fa sentire. Ho imparato che in questi momenti bisogno di mangiare qualcosa, purtroppo non ho portato le solite barrette energetiche; poi ricordo di aver conservato una mela, nello zaino, e mangio quella. E' veramente gradita.


Il percorso cambia diverse volte, si passa dalla strada bianca al sentiero, attraversando numerosi incroci che per fortuna sono stati segnalati con una vernice arancione.
Quando inizia la discesa, abbiamo una panoramica molto chiara di quello che ci aspetta. Cerchiamo di capire quale sarà il nostro percorso sulla costa di fronte a noi, intravediamo diversi sentieri che si arrampicano zigzagando, poi vediamo gli altri pellegrini, che salgono piano, si trovano un pò decentrati rispetto alla nostra posizione, segno che dobbiamo camminare ancora un pò.



L'ultimo tratto della discesa è molto ripido, si cammina in mezzo alle rocce affioranti, poi finalmente si arriva ad un ponte in cemento che scavalca un fossato, forse qui sotto c'è torrente, o un corso d'acqua. Da qui in poi, inizia la salita.

La salita è meno dura del previsto. O forse è la consapevolezza di essere quasi arrivati, ed ormai di "avercela fatta", a farla sembrare meno ripida. Si sale con un pò di chiacchiera ed un pò di sosta, faccio anche colazione con le more che troviamo a ciglio sentiero. Anche qui il percorso è veramente eterogeneo, si passa da sentiero alla strada bianca, alla strada cementata, a quella asfaltata, per tornare poi sul sentiero. Tra me e me penso che sarà un bel problema, quando si tratterà di classificare i tratti di strada per la mappa di Openstreetmap. Per fortuna il mio GPS continua a registrare, la precisione dichiarata non è molta (8-10 metri) ma è meglio di niente.  E poi ci sono le ortofoto del PCN!



Ultimo tratto. Ho ceduto i due bastoni ad un compagno di viaggio, ne ha più bisogno di me. A ciglio strada abbiamo trovato anche una coppia, la signora ha preso una svolta ed aspetta il mezzo della forestale per proseguire. Noi intanto siamo praticamente arrivati.


Ultime foto per documentare l'impresa, commentiamo i segnali turistici "assurdi" del Parco Nazionale del Gargano, poi si sbuca sulla estramurale di Monte Sant'Angelo, dinanzi all'albergo del pellegrino. Siamo arrivati.


L'arrivo
Quando arriviamo sono le 11:00, il GPS segna 24 Km. di percorso e per me è stato un bell'impegno fisico.

 Il resto della compagnia si è già rifocillata, molti si sono rifugiati nei locali dell'albergo del pellegrino, proprio qui di fronte, per ripararsi dalla pioggerellina che cade ad intermittenza, e dal vento.

Noi approfittiamo ancora del buffet offerto dalla famiglia Rignanese, che ci ha preceduti ed ha sistemato su un tavolo le vettovaglie di stamattina: pane di monte, pomodori, olio, ma anche latte, caffé, biscotti, frutta.
Non ci facciamo mancare niente.

Seguono momenti di vuoto mentale.... ci sediamo a terra, accanto alla recinzione dove hanno sistemato anche i cavalli, e ci rilassiamo. Chiudo gli occhi, rivedo scorrere tutte le ombre della notte: la foresta, la pietraia, i compagni che camminano con me, le luci che illuminano frammenti di paesaggio, le prime luci dell'alba, Monte Sant'Angelo di fronte a noi... Forse sto dormendo, ed è solo un sogno. Forse anche questo pellegrinaggio non è reale.... forse....bzzz....

La processione
Quando torno al presente, non mi sento al massimo delle energie. Le gambe mi dolgono, e per di più restare accovacciato a terra sotto la pioggerellina mi ha rattrappito i muscoli. Piove, sono bagnato, mi stanno chiamando. Facciamo un pò di pulizia delle cartacce che qualcuno ha buttato in terra (o forse le raccogliamo prima di dormire? non lo so) ed andiamo a ripararci davanti ad un portone. La processione è prevista alle 12:30 o alle 13:00, non ho capito bene. Sto ancora dormendo.

Quando ci sistemiamo per la processione, sta ancora piovigginando. Poi all'improvviso smette, addirittura spunta un raggio di sole. Tra me e me penso che lassù qualcuno ci ama.

Andiamo in processione sull'estramurale, ancora una volta si intonano canti e preghiere, ma stavolta non siamo soli nel silenzio della notte, stavolta stiamo passando su Via Manfredi ed i marciapiede sono pieni di persone e bancarelle per la festa, che ci guardano con misto di curiosità ed ammirazione.

Abbiamo sistemato in bella mostra i fazzoletti del "Sovrano Ordine dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", che fanno molto "clan", ormai anche io posso fregiarmi dell'appellativo di Sammichelére. Nella mente un turbine di pensieri che non posso riassumere qui: devozione, fatica, fede, preghiera, espiazione, penitenza. Non necessariamente in quest'ordine.

Ci fermiamo nei pressi della statua dell'Arcangelo, quella che ricorda l'epidemia di peste, dove ci inginocchiamo un'altra volta. Poi procediamo verso il santuario, non vediamo l'ora di arrivare.

La S. Messa
Ci affrettiamo a scendere nella grotta, per prendere posto, ma arriviamo tardi. I ragazzi li sistemiamo nel coro, sui banchi e a terra, noi invece ci accomodiamo nella cappella. Qualcuno crolla immediatamente, io riesco a rimanere sveglio per buona parte della celebrazione. E' un momento davvero toccante.




Il rientro
Appena la celebrazione termina, ci organizziamo per il rientro. Salutiamo i compagni di pellegrinaggio e torniamo in superficie. Uscendo, è d'obbligo la sosta al negozio del Santuario, per i souvenir: mai tanto meritati. Poi si va. Ultimi barlumi di coscienza: Riccardo che ci obbliga a scendere dal furgoncino per la foto di rito, poi apro gli occhi e mi ritrovo a Cerignola, davanti al convento. Fine del viaggio. Qualche istante per stringere la mano a tutti, poi si torna a casa. Michele azzarda una proposta: l'anno prossimo partiamo a piedi da Vieste? Non lo so, manca un'anno e non voglio pormi il problema fin d'ora. Senza dubbio, un'esperienza da ripetere. Da ripetere, si, senz'altro.

Epilogo
Eccomi qua. Sto scaricando i files dal GPS, ancora pochi minuti e finalmente potrò verificare il percorso del tanto misterioso "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo". Non vedo l'ora di pubblicarlo nella mappa di Openstreetmap!

Mentre penso queste cose, tra me e me, sono veramente compiaciuto. Registrare il percorso con il GPS è stato un bel colpo. Le mappe escursionistiche che abbiamo incrociato, a Masseria Rignanese ed a Monte Sant'Angelo, sono a dir poco lacunose, per non parlare della astrusità dei segnali escursionistici. Finalmente faremo un pò di trasparenza...

Ecco che apro il file del 28 settembre... aspetto che venga disegnato.... OK, fatto. Ecco il percorso da Cerignola a Vieste.
Adesso apro il file del 29 settembre, eccolo. Ma... ? Che succede?
Manca il tratto da Vieste a Monte Sant'Angelo!
Manca il sentiero.... Ma come mai?

Guardo di nuovo. Chiudo, riapro, riavvio, riscarico i dati... Niente!

Manca il sentiero!
Manca soltanto il sentiero.
Guardo anche i dati del 28 settembre... manca un pezzo, all'inizio non me n'ero accorto!

E' inspiegabile. Il GPS è rimasto sempre acceso, ed ha registrato il nostro percorso fino alle 21:59 del giorno 28. Poi, ha ripreso a registrare dalle ore 12:49 del giorno 29. Ha saltato la registrazione soltanto del sentiero. Verifico i dati dei giorni precedenti, e mi sembrano completi. Poi verifico i dati dei giorni successivi, e li trovo tutti.

La faccenda è a dir poco inverosimile. Non riesco a trovare una spiegazione logica. Verifico i waypoints, e ci sono tutti: bivio, cancello, segnale, bivio... non manca nulla. Ciò che manca è soltanto quel frammento di traccia GPX, esattamente... il sentiero.

Mi sforzo di trovare una spiegazione razionale. OK, può essere la microSD che è andata, mi è già successo una volta, ma in quel caso ho perso tutti i dati a partire dal momento in cui si è rotta.
Stavolta è diverso. Ha funzionato prima e dopo. Sta funzionando pure adesso. Perché non ha funzionato quella notte?

Ne parlo prima con mia moglie. Mentre le spiego, sorrido, ma il mio è un sorriso nervoso. Lei mi chiede soltanto: "E tu che spiegazione hai trovato?" ma io rimango in silenzio, non so proprio che cosa risponderle. Sorrido di nuovo, poi dietro di lei scorgo il mio souvenir dal pellegrinaggio: una statuina di San Michele.

Da quel momento quella statuina la vedo in maniera diversa.


Anche Riccardo sorride, quando gli racconto l'episodio, alcuni giorni dopo. Lui è più pragmatico, e sentenzia subito: "Significa che lo devi rifare anche il prossimo anno!"

Lo rifarei, certamente, e stavolta riporrei probabilmente minor fiducia nella tecnologia.
Sicuramente con la mente meno rivolta a questioni materiali.
Si, non vedo l'ora.


P.S. per chi non potesse aspettare:

Questa è la versione riportata anche sul tabellone informativo situato nei pressi di masseria Rignanese.
Prevede un lungo tratto iniziale sulla SS89.
In pratica è il percorso che seguono i fedeli che partono da Vieste in autobus, fino alla località Parco Simone. Da Parco Simone a Monte Sant'Angelo si prosegue a piedi (Km. 20 circa).

Questa è la versione "completa" del percorso. 
A differenza di quella ufficiale, che prevede un tratto inziale in autobus, questo percorso si svolge interamente a piedi da Vieste a Monte Sant'Angelo (Km. 39 circa).
Partendo a piedi alle 21:00 da Vieste, si raggiunge la località Coppa Fusillo contemporaneamente al gruppo di fedeli che partono in autobus alle 03:00 da Vieste.
E' lo stesso percorso che ho inserito nel database di Openstreetmap.

Necessita del programma gratuito Garmin Mapsource oppure del programma gratuito Garmin Basecamp.
Contiene entrambe le tracce "ufficiale" e "completa".
Per utilizzare le rotte (funzioni di routing: tra 50 metri girare a destra...) è necessario installare nel ricevitore anche le mappe Garmin di OpenMTBmap
Attenzione: l'installazione potrebbe cancellare le mappe presenti nel ricevitore; se non sapete che cosa state facendo, utilizzate una scheda microSD nuova, apposta per le OpenMTBmap.

Suggerisco di utilizzare anche il comodo layer delle mappe di Openstreetmap per Google Earth.
Per avere un'idea dell'altimetria, inclinate la prospettiva (tasto Maiusc e tasto Freccia_giu contemporaneamente).

Spero che sia chiaro che non esiste un percorso univoco. Chi parte con l'autobus fa per forza il percorso ufficiale. Chi parte a piedi... sceglie la strada che più gli si aggrada. Per esempio, se siete avventurosi, provate a tagliare per la Valle del Compromesso...

Ultima informazione: buona parte del percorso non ha copertura delle reti cellulari.

That's all, folks.

Se la sera del 28 settembre capitate a Vieste, diciamo attorno alle 20:00-20:30... provate a passare in Duomo, ci potremmo salutare.

Buon pellegrinaggio.