martedì 21 settembre 2010

Pellegrinaggio a San Matteo

Dopo qualche tempo, riprendo in mano il blog. Non che gli argomenti di cui scrivere mi siano mancati: primo tra tutti il Tour Bike della Transumanza 2010. Ma descrivere il tour bike di quest'anno non sarebbe altrettanto avvincente di quello dello scorso anno, per tanti motivi. Per il momento è una bozza, poi si vedrà.

Intanto, sto girando moltissimo assieme a Juliette. La cosa più straordinaria che abbiamo fatto assieme è stato il pellegrinaggio notturno al Santuario di San Matteo.

Qualche tempo fa, mentre programmavamo una delle prossime avventure (il pellegrinaggio a piedi da Vieste al Santuario di San Michele), io e Riccardo abbiamo constatato come nei paesi circostanti vengano mantenute vive alcune tradizioni secolari, mentre a Cerignola si tende a voltare pagina con disinvolta spensieratezza.

A Cerignola c'era un'antica  devozione a San Matteo Apostolo, venerato nel convento dei Cappuccini presso San Marco in Lamis.

Nei tempi passati i fedeli si recavano in pellegrinaggio al convento, a piedi o con il carretto. Era un viaggio avventuroso che poteva durare anche una settimana. Ma, come tante altre cose della mia città, ormai anche questa tradizione è andata in malora, tant'è che è quasi completamente dimenticata: sopravvive nella memoria di qualche anziano come fatto folkloristico, ma nulla di più. 

Oggigiorno sono ancora tanti i devoti al Santo, o per lo meno quelli che si dichiarano tali, ma il pellegrinaggio vero e proprio viene eseguito da meno di un centinaio di persone, organizzate con autobus e automobili. Una buona occasione per fare un picnic, a quanto pare.

Partendo da questa amara riflessione, mi balena un'idea nella mente: perché non organizziamo un pellegrinaggio in bicicletta a San Matteo? Tecnicamente non è impossibile, si tratta di percorrere 80Km per il viaggio di andata ed eventualmente organizzare il rientro con un furgone. Anzi, facendo quattro conti, a me la cosa sembra proprio fattibile: partenza da Cerignola a mezzanotte, 8h di tranquilla pedalata ad una media di 10Km/h.... si arriva alle 8 di mattina, giusto in tempo per prendere parte alla S. Messa.

Ma le persone a cui lo propongo sembrano poco interessate. Io, invece, più ci penso e più mi convinco che lo vorrei fare. Approfitto di una giornata di allenamento, quest'estate prima del Tour Bike, e me ne vado in mtb fino a San Matteo: una sfacchinata di 150Km in 9h. Rientro a casa esausto, ma felice: il pellegrinaggio è alla mia portata!

Arriva la fatidica data, il 21 settembre, giorno dedicato al Santo.
Visto che sono l'unico pellegrino, potrò tenere un'andatura più sostenuta e quindi rinvio la partenza alle 03:30; ho stimato 5h per coprire la tappa e prevedo di prendere parte alla celebrazione della S. Messa che si terrà alle 9:00.

E così, mi metto in viaggio. Sono le 03:45 ed in giro c'è già qualcuno, sono i braccianti che si avviano ai punti di ritrovo per la raccolta dell'uva. Mi guardano sbalorditi, ed in effetti mi rendo conto che sono piuttosto atipico in questo contesto. Tra l'altro ho dotato Juliette del kit luci, che fa molta scena mentre scorro lungo la circonvallazione.

Proseguo su Via Manfredonia a tutta velocità. Fa freddo ed ho messo una maglia a maniche lunghe, ma è poco adatta a pedalare perché lascia entrare l'aria dai polsini e dal colletto, lo sapevo ma è l'unica maglia di colore chiaro che ho e non mi sembrava opportuno girare al buio vestito di scuro. Sistemo la bandana attorno al collo e riparto sparato fino al casello dell'autostrada, dove finiscono i pali dell'illuminazione pubblica.

Sono ansioso di trovarmi nell'oscurità per verificare quanto siano valide le luci, che utilizzerò anche alla 24h di Roma: luminosità, durata batterie... insomma, un vero e proprio test.

Il passaggio dalla zona illuminata a quella scura è un vero e proprio shock. La luce posteriore svolge il suo compito in maniera egregia, mi sembra, ma quella anteriore è troppo fioca. Per fortuna Beppe mi ha regalato una bella torcia a led con tanto di batterie ricaricabili. La accendo e... non c'è paragone! Qualche istante per fissarla sul manubrio e riparto.

Ho deciso di percorrere la strada comunale di Santa Maria de' Manzi, costeggiare Borgo Tressanti e imboccare infine la provinciale che porta fino al bivio della S.S. 89 per San Giovanni Rotondo. E' una strada interamente asfaltata, completamente diversa rispetto a quella che ho percorso quest'estate, ma preferisco evitare i tratti sterrati di Via Padula per ridurre il rischio di forature. Meglio passare sull'asfalto, almeno per questa notte, me lo ripeto mentre i miei copertoni semislick divorano la strada.

La prima parte del viaggio è veramente spettacolare. Ho dimenticato a casa la fotocamera, e me ne pento amaramente. La notte è stupenda, la luna sta tramontando ma è quasi piena ed illumina il paesaggio. Appena entrato nell'oscurità ho iniziato a scorgere le stelle, adesso che gli occhi si sono abituati ne vedo tante, oltre alle luci del Gargano che scintillano all'orizzonte come un gigantesco presepe. Di tanto in tanto passo davanti ad un'abitazione, dove le luci accese sulla corte arrivano fino alla strada, ed i cani abbaiano furiosamente nel silenzio della notte: il loro latrare mi accompagna per qualche minuto, poi scompare all'orizzonte....

Adesso è il momento delle civette, prima sento il loro verso e poi ne vedo passare una nel fascio di luce della mia torcia, poi scompare nella notte. Intanto, sono arrivato nei pressi di Borgo Tressanti.

Proseguo sul viale alberato, incrocio una strada asfaltata completamente illuminata (mi chiedo a che cosa serva, siamo in aperta campagna), qui sono in leggera discesa e vado forte. Dopo un pò arriva la sorpresa: lavori in corso, ponte sul Carapelle interrotto: che faccio?

Potrei svoltare a destra e tornare sulla Rivolese, ma non mi sembra prudente, è una strada molto trafficata. Alla fine, sembra che il vecchio detto "chi lascia la strada vecchia...." cada a fagiolo: si torna indietro!

Ritorno al bivio con la strada illuminata e la percorro tutta. Non ho la più pallida idea di dove sbucherà, dalla traccia sul GPS vedo solo che è parallela alla Statale e questo mi basta. Io e Juliette passiamo dietro Borgo Tressanti, poi costeggiamo una masseria che scopro chiamarsi Posta Angeloni ed infine svoltiamo a sinistra per riprendere la statale nei pressi della stazione Total. Qualche chilometrodi preoccupazione, con i camion che mi sfrecciano accanto facendomi quasi perdere l'equilibrio, e finalmente incrocio il mio antico percorso: Via Padula!

Svolto a destra e mi fermo per qualche istante. Da alcuni chilometri sento un cigolio provenire dalla ruota posteriore, forse si tratta del mozzo che ha bisogno di un pò di manutenzione, chiaramente non è  questo il momento. Poi abbasso un pò la pressione del pneumatico, e scopro che il problema era dovuto proprio a quello: non era il mozzo a lamentarsi, ma il copertone!

Proseguo sul percorso "mio" e ne approfitto per rilassarmi un attimo, finora il fatto di percorrere strade nuove mi ha tenuto molto impegnato mentalmente. Non che faccia male rimanere concentrato, ma la tensione è un'altra cosa. Mi volto a guardare la luna, e non la trovo, deve essersene andata da un pezzo, adesso il paesaggio è veramente buio ed intravedo solo gli oggetti più alti che si stagliano controluce rispetto ai bagliori delle città. Non si vede ancora alcun segno dell'alba. Sono le 5:00.

Comincia il primo dei due tratti sterrati, sono costretto a rallentare ed a fare la chicane attorno alle pozze dell'acqua. In lontananza illumino un uomo che cammina a ciglio strada, verso di me, mentre lo incrocio scorgo la classica conchetta di plastica a tracolla: un bracciante che va al lavoro, alle 5 di mattina, nel buio pesto della notte. Non riesco a scorgere la sua espressione, ma sono sicuro che sta scuotendo la testa: quanto deve essergli sembrata assurda, la mia avventura!

Pedala e pedala, si sono fatte le 6 del mattino, verso il mare si vedono i primi colori dell'alba: rosa, arancione, celeste. Mi trovo nella zona di Masseria Macchiarotonda, mi affretto per percorrere i due o tre saliscendi prima di attraversare la ferrovia. Farò sosta non appena raggiunto il bivio della S.S. 89, non vedo l'ora di superare questo tratto che è molto degradato, vedo rifiuti buttati ovunque nella scarpata stradale. Per di più, con l'avvicinarsi dell'alba, iniziano a circolare anche le prime automobili: mi accorgo che mi vedono a distanza, lampeggiano con gli abbaglianti, ma c'è sempre il rischio che qualcuno stia ancora dormendo. La torcia di Beppe è ancora bella carica, la batteria ha un'autonomia superiore alle mie aspettative, mi sarà molto utile alla 24h.

Finalmente raggiungo il bivio della S.S. 89. Mi fermo un secondo, faccio colazione con un pò di cioccolata, poi un sorso d'acqua e.... ACCIDENTI! (beh, veramente l'espressione esatta non è stata questa). CASPITA! quel camion mi è passato davvero vicino! Ha fatto una manovra proibita, ha imboccato controsenso lo svincolo, a forte velocità, ed è passato accanto a me ed a Juliette. Prendere nota: gli svincoli sono luoghi pericolosi, per il futuro organizzare le soste lontano da essi.

Breve tratto di S.S. 89, poi svolto verso Rignano Garganico su un viale alberato. Adesso il sole è alle mie spalle, quando sorge vedo il paesaggio che all'improvviso si illumina di arancione... spettacolare! Ormai è giorno, la tensione causata dall'oscurità è completamente scomparsa e questo flash di luce porta la mi a attenzione su questioni meno materiali. Inizio a chiedermi che cosa sto facendo: ok, ufficialmente è un pellegrinaggio, ma... forse è molto meno spirituale di quanto dovrebbe, forse è soltanto un allenamento, e niente altro. Con questo pensiero triste che mi gira per la testa, raggiungo il bivio con la provinciale che porta a Borgo Celano, e la imbocco.

Adesso basta pensare, bisogna concentrarsi: incomincia la salita. Stavolta vorrei salire facendo una sola sosta, prima dei tornanti, per mangiare un altro pò di cioccolato. Superata la cava, trovo un autobus del servizio pubblico fermo con il triangolo rosso esposto: mi pare che sia stato abbandonato. Finalmente mi fermo, mangio, bevo e riparto subito. Ho fatto due conti e, tra il ritardo alla partenza, la deviazione e la salita che mi aspetta, rischio di arrivare troppo tardi! 

Iniziano i tornanti, ok, li conto: sono otto. Mi ci arrampico in scioltezza, senza forzare oltre il necessario.
Rifaccio due conti e mi rendo conto che con questa media arriverò al Santuario proprio alle 9.
Va bene così, continuo a salire, accompagnato dal muggito di alcune mucche che si cercano. Passo davanti al tabernacolo della Madonnina, dove questa estate ho fatto una lunghissima sosta, continuo e finalmente i tornanti si esauriscono.

In effetti non è che la situazione qui sia migliore. La strada continua ad essere molto ripida, ho cantato vittoria troppo presto, questi ultimi chilometri si rivelano un osso duro....

Finalmente arrivo a Borgo Celano, poi altri pochi minuti ancora e sarò al convento di San Matteo.
Arrivando, trovo già parcheggiati i soliti "grigliatori" di carne a ciglio strada, tra l'altro sono i soliti che operano a Cerignola...
Mi fermo alla fontanella, bevo e poi mi rinfresco. Ci sono parecchie macchine parcheggiate, poi arriva un autobus dal quale scendono altri compaesani. Io mi cambio maglietta, metto una asciutta e mi avvio verso l'ingresso. 

Avevo immaginato che avrei ricevuto un minimo di attenzione o di considerazione dal frate che presidia l'ingresso, invece... vengo ignorato. Alla mia richiesta di un luogo tranquillo (e custodito) dove poter parcheggiare Juliette, mi risponde di chiedere alla guardia giurata. Alla fine lascio Juliette appoggiata al muro, la lego con il lucchetto che mi sono portato nello zaino, ed entro nel santuario.

La cappella è piena di gente, non c'è posto. Mi guardano un pò tutti, vestito come sono, adesso ho la maglia sociale sulla quale troneggia in bella mostra il nome di Villavallelonga, provincia de L'Aquila. Forse si stanno domandando se ho fatto davvero tutta quella strada per recarmi al santuario. Beh, glie lo lascio credere....

Assisto alla celebrazione della S. Messa, ma il pensiero corre sempre alla mia compagna, là fuori,  e la preoccupazione si fa spasmodica. Quando la rivedo, mi sento sollevato. Temevo di dover chiedere un passaggio, per il ritorno.

Il rientro è molto tranquillo. A parte il fatto che nella discesa mi trovo faccia a faccia con le vacche di prima, proprio in un tornante, e non è una situazione piacevole. Prendo un caffé al chiosco di Borgo Celano, poi scendo giù come un missile. Rifaccio tutta la strada al contrario, mi sento molto sicuro, queste strade adesso le sento più "mie". In quattro ore rientro a casa, facendo qualche sosta per mangiare un pò d'uva e qualche mora a ciglio strada. 

La sella nuova è davvero ottima. Ricordo che durante l'escursione estiva ho sofferto molto al soprasella, e sono stato costretto a fare parecchie tappe nell'ultima fase del percorso. Stavolta va davvero bene, non sento il bisogno di scendere di sella se non negli ultimissimi chilometri, forse più per  ragioni psicologiche che per reale necessità.

L'esperienza del pellegrinaggio è stata davvero positiva. Pedalare da solo, nel buio della campagna pugliese, mi ha consentito di vedere il paesaggio con una nuova  prospettiva. Da ripetere, senza dubbio. E poi, ormai la tradizione è stata ristabilita, dipende solo da me tenerla in vita o meno. Farò del mio meglio per convincere (costringere?) gli amici a partecipare, sono sicuro che non se pentiranno.

Poco prima di arrivare, vado pure a guardare il contachilometri del GPS: non lo faccio mai durante le escursioni, per non lasciarmi suggestionare dalle cifre. Sono al Km. 150, me ne mancano 4 per arrivare a casa. E no! Così non va bene! Devo battere il mio record personale, 155 Km. in una tappa sola (quella della prova fatta durante l'estate). Allora faccio una deviazione, prendo la circonvallazione mi concedo un giro d'onore del paese prima di andare a casa. All'arrivo salvo uno screenshot del GPS, per certificare il mio nuovo record personale:


Spero di superarlo, durante la 24h!

giovedì 25 marzo 2010

Il rumore degli insetti

"Papà, fermati!"
"Che cosa c'è?"
"L'hai sentito anche tu?"
"No... Che cosa?"
"Un rumore..."
"Di che tipo?"
"Il rumore degli insetti... come le api quando volano..."
"Ah, si... questo?" e ricomincio a pedalare.
"Si, si, questo... Che cos'è?"
"E' il rumore delle ruote della mountain bike, quando rotolano sull'asfalto..."
"Bellissimo, sembra il rumore delle api!"
"Si, è vero, è bellissimo."

Primo giro in campagna, stasera, con Elisa. Anzi, primo giro a "Cerignola campagna" :-) Contravvendendo alle regole della mamma, che ha posto il veto sulle pedalate nel traffico. Ma Elisa ha bisogno di imparare ad andare anche nel traffico, non può continuare a girare nel cortile...

Prima gara per vedere chi arriva primo, prima esperienza di pedalata "lunga", 9.820 metri per la precisione.

Mentre la inseguo, lei si volta per vedere se la sto raggiungendo. Per fortuna non si accorge della faccia strana del suo papà, al limite delle lacrime per la commozione....

Poi, all'arrivo, mi ha dato del "vecchio".
Alla seconda gara, ho vinto io e le ho dato della "bambina", subito dopo mi ha preso a calci.

Alla fine, anche la prima preoccupazione: "Mamma non vuole, le dobbiamo dire che siamo rimasti in cortile?"
"No, bisogna dire sempre la verità."

Una serata indimenticabile, io e mia figlia per la prima volta assieme su una stradina di campagna, cavalcando due api.

domenica 21 marzo 2010

Escursione di primavera

Finalmente è arrivata la primavera. Non se ne poteva piu' di pedalare nel fango. Certo, ha il suo fascino, ma questo e' stato un anno molto piovoso e mi sono ritrovato tante volte con le ruote completamente frenate dall'argilla.


Da adesso in poi, niente più fango, e meno idropulitrice. Pero' ci sono altri problemi: gli insetti sono tornati, e si infilano nel colletto della maglia;  e poi, la borraccia si svuota rapidamente.

Chissà, forse tra qualche mese, pedalando sotto il sole, rimpiangerò il periodo invernale... Che ci vuoi fare, sono fatto così...

E' stato un weekend impegnativo per me e Juliette. Ho fatto tanta strada, ma l'evento più importante è stato il raduno.

Oggi si è tenuto il nostro primo esperimento per tentare di coniugare la passione per la mountain bike e le legittime necessità della famiglia. Mi sembra che sia riuscito.

Era già da un pò che ci stavo pensando, l'occasione ci si è presentata con l'arrivo della Primavera, e noi l'abbiamo colta al volo.

Il primo a cui ne ho parlato è stato Nicola, e si è dimostrato subito interessato. Poi, dopo l'annuncio nel forum di Vallelongabike, hanno aderito anche Beppe e Vincenzo. Paolo purtroppo ha dovuto dare forfait per impegni di lavoro. Speravo nella partecipazione di qualcun altro, ma va benissimo cosi'.

L'obiettivo è quello di passare una allegra giornata all'aria aperta, con le rispettive famiglie, accoppiando un giretto in bici ad una scampagnata. Il tempo è davvero bello, meglio di così non si poteva davvero sperare.

Ci raduniamo all'uscita del paese, per andare tutti assieme in un agriturismo. Stamattina abbiamo deciso di fare le cose con calma, senza stress. Beppe e' l'unico che arriva da fuori città, quindi gli lasciamo tutto il tempo che gli occorre. Piu' tardi, ci confiderà che per strada ha toccato i 130 km/h con grande stupore della moglie che evidentemente non lo vede mai pedalare :-)

E mentre imbocchiamo la strada di Santo Stefano... sorpresa! Un gruppo di bikers, attrezzati di tutto punto! Se fossimo al tempo degli antichi Romani, direi che oggi gli aruspici sono favorevoli. Ci incrociamo, e ci studiamo a vicenda: noi stiamo partendo con le bici appese alla macchina mentre loro stanno facendo rientro a Cerignola. Non credo di conoscerli, faccio un cenno di saluto e tiro dritto, avrei quasi voglia di dare una sportellata a qualcuno per fare conoscenza. Comunque l'idea che ci sia qualche altro cerignolano appassionato alla mtb mi sembra una bella notizia.

Arrivati all'agriturismo, liberiamo la prole che inizia a correre a destra e manca, fino a disperdersi. Le signore iniziano a familiarizzare (coalizzarsi?), ci liquidano con un "tornate presto" e se ne vanno per i fatti loro. Noi intanto abbiamo finito di preparare le biciclette. Dopotutto sono anche loro un componente della famiglia (l'amante?) ed adesso è arrivato il loro momento.

Ci lanciamo a capofitto in un giretto attorno all'invaso Capacciotti. E' proprio un giretto: pochi chilometri di asfalto per imboccare lo sterrato, poi si percorre la strada della forestale sulla riva nord.

Mentre si pedala, la discussione spazia in ogni ambito della mtb: componenti, rivenditori, progetti, consigli. Io e Nicola per lo piu' ascoltiamo, al massimo facciamo qualche domanda, perchè Beppe e Vincenzo sono davvero ad un altro livello. In particolare Nicola è interessato ad una nuova compagna di viaggio, e non perde l'occasione per farsi dare qualche suggerimento.

Giunti a Santa Clotilde, decidiamo di fare rientro sullo stesso percorso, perchè il rientro dalla sponda Sud ci porterebbe via almeno un'ora e mezza, e non vogliamo rubare tanto tempo alla famiglia. Intanto Nicola ha forato, qualche minuto per sostituire la camera d'aria e ci rimettiamo in movimento.

Ancora una volta, discussione a raffica. Si passa da un'argomento all'altro con una velocità sorprendente, basta distrarsi un attimo per perdere il filo del discorso, in tal caso basta aspettare un altro attimo perché inizi un discorso nuovo... :-)


Appena arriviamo all'agriturismo, approfittiamo dell'ospitalità del proprietario per darci una rinfrescata in una delle camere della struttura, dove parcheggiamo pure le biciclette. Poi, si va a tavola.

E' una bella tavolata. In effetti Nicola aveva dato un numero indicativo (20-25 persone) e ci hanno preso alla lettera, anzi mi sembra che si siano mantenuti larghi perchè il tavolo ha almeno 30 coperti. Noi siamo "solo" in 16, e quindi il tavolo è immenso per noi. Ci sistemiamo come capita, finisce che formiamo i classici gruppi "femmine" da una parte, "maschi" dall'altra e "figli" in mezzo. Io avrei preferito una cosa più promiscua, perché penso che lo scopo sia non soltanto quello di parlare tra di noi di mtb, ma anche di parlare tutti assieme (anche) di questo sport, sopratutto di quali sacrifici comporta e di come eventualmente si potrebbero ridurre.

Allora ci mettiamo ad un capo del tavolo, noi quattro, e riprendiamo il discorso frenetico di prima. Sembriamo davvero quattro fanatici, ciascuno ha un'esperienza da raccontare e bisogna mettersi in fila prima di poter parlare. Sempre che, nel frattempo, un altro non dica qualcosa di così interessante da farti venire in mente un argomento nuovo che ti fa dimenticare quello che stavi per dire. O forse sarà colpa del vino, non so...


Anche le "femmine" chiacchierano amabilmente, avranno pure loro qualche aneddoto da raccontare, del tipo "... mio marito una volta è tornato con tre ore di ritardo, stavo per chiamare l'ospedale..." oppure "...il mio, invece, metteva le scarpe piene di fango a lavare in lavatrice, mi si è allagata la casa...". Mi sembra che si intendano al volo, anzi si è subito stabilito un legame di solidarietà femminile di avversione contro questi invasati di mariti. Temo che d'ora in poi non mi sarà possibile giustificare i ritardi con scuse assurde del tipo "scusa, ho forato tre volte" perché mi sentirei rispondere "seeh, come no, so che avete latticizzato le gomme". Questo è il potere della comunicazione.

Finalmente, il pranzo giunge al termine. Abbiamo mangiato benino, non e' stato eccezionale, ma non ci siamo fatti mancare niente. Ci accomodiamo all'aria aperta, i bambini ricominciano a correre, stavolta dietro ad un cucciolo di cane. Si continua a discutere, si fa qualche progetto a breve scadenza, poi si azzarda qualche ipotesi per un tour nel periodo estivo. Le signore ci ascoltano dalla panchina accanto, pazientemente, fino a quando imbrunisce e l'aria inizia a pizzicare. E' tempo di tornare a casa.

Qualche minuto per caricare le bici in macchina, poi ci salutiamo ed imbocchiamo verso casa. Mia figlia è dispiaciuta, avrebbe voluto portarsi il cucciolo a casa, ma la mamma è categorica: di bestie in famiglia c'è già il papà,  ed è più che sufficiente...

Spero proprio che questo sia l'inizio di una bella amicizia.

Epilogo
Moglie: Incredibile, dodici biciclette...
Marito: Sì, ma considera che sono tutte il top.
Moglie: Meno male che tu ne hai "solo" due.
Marito: Mah, chissa'... sto pensando di prenderne un'altra...
Moglie: ? ? ? ? ?
Marito: Si, dai.
Moglie: * * * * *
Marito: Guarda che anche Nicola la cambia....
Moglie: ! ! ! ! !
Marito: ... e anche Vincenzo, anche lui la deve cambiare...
Moglie: $ $ $ $ $
Marito: ... tanto chissenefrega, pago a rate...
Moglie: - - - - -
Marito: .. dai, sui 2.000-2.300 euro, faccio un finanziamento di 100 euro al mese....
Moglie: # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # . . . .
Marito: Sì cara, come vuoi tu cara....

:-)

mercoledì 3 marzo 2010

Santo Stefano

Sabato io e Paolo siamo andati a Santo Stefano (CB) per esplorare il tratto del Lucera - Castel di Sangro che avevamo mancato l'anno scorso:




Visualizza una mappa più ampia



Il percorso e' molto semplice: si scende dal paese verso il Biferno, seguendo prima la pista in terra battuta e poi la strada bianca, fino al fiume. A metà discesa ci sono dei tabelloni informativi della Comunità montana, la mappa è schematica ma rende perfettamente l'idea.

Giunti in fondo, si scopre che il ponte è crollato, ne rimane solo una pila di mattoni in mezzo all'acqua. Occorre seguire la strada bianca, che qui piega a destra per seguire il corso d'acqua per cinquecento metri, fino ad incrociare una strada asfaltata. Si svolta a sinistra e finalmente si sbocca sulla statale.

Noi abbiamo chiesto informazioni ad un contadino, che si è rivelato un vero e proprio soggetto perché ci ha mandati dalla parte opposta, verso il cavalcavia della statale in costruzione. Dopo aver tentato di passare in mezzo ai rovi, abbiamo dovuto fare una lunga deviazione attraverso i campi di grano fino a dichiararci sconfitti di fronte ad un guado. Rientro verso il paese, tagliando per i campi, quasi tutta a spinta per via dell'argilla.

Quest'ultima si è rivelata estremamente tenace, bloccando completamente le ruote delle nostre mtb. In un paio di occasioni, ho perso pure le scarpe che sono rimaste incollate al terreno. Quando sarà il momento, se c'è stato maltempo, temo che non valga la pena affrontare questo tratto. A meno che non si percorra uno sterrato alternativo, parallelo al tratturo. E' un pò più lungo, ma è pavimentato con la brecciolina e non dovrebbe presentare problemi.

Questo ci consentira' di migliorare la seconda tappa, risparmiando 10 Km. di asfalto per aggiungere 4 Km. di sterrato.

lunedì 1 marzo 2010

Terremoto in Cile

La gita a Campobasso è rovinata dalla notizia del disastroso terremoto in Cile: 8.8 gradi della scala Richter. Roba da cagarsi addosso solo a pensarci.

La comunità di Openstreetmap in Cile mi è sembrata abbastanza attiva. Dal sito http://www.openstreetmap.cl ho scoperto l'esistenza del loro blog ed ho trovato il link ad alcune immagini che sono drammaticamente eloquenti:


Questa immagine non ha bisogno di commenti.

La comunità di Openstreetmap si sta organizzando per derivare i dati dalle immagini satellitari, e fornire un minimo di supporto alle squadre di soccorso. Come era già stato fatto per Haiti.

giovedì 31 dicembre 2009

E' tempo di tirare le somme

E' finito l'anno, ed è tempo di fermarsi un attimo per tirare le somme di questa esperienza di biker e di mapper.

Nel 2009 la mia Juliette mi ha dato grandi soddisfazioni. All'inizio eravamo un pò impacciati, ma nel corso dell'anno ci siamo trovati ed ora le cose girano molto meglio.

Adesso in sella mi sento più sicuro, stavo per scrivere più forte ma non sarebbe stato il termine esatto. Sento che quest'anno sono maturato, ciclisticamente, e mi ha fatto bene confrontarmi con altre persone.

Ho girato da solo fino al tour bike, poi qualcosa è cambiato. La mtb è uno sport individuale, ed io ho un carattere solitario, ma ho capito che è necessario avere dei riferimenti perché, altrimenti, non si avrebbe coscienza dei propri limiti.

Non è solo una questione di divertimento, oppure di confronto agonistico. Penso che la cosa più importante siano le opinioni, occorre incontrare persone che condividono i tuoi stessi interessi, per confrontarsi, e sentire le loro.

Mi viene da ridere se ripenso a quello che era il mio livello di conoscenza tecnica, un anno fa. Eppure, ricordo perfettamente che mi sentivo sicuro, inconsapevolmente sicuro: ero ignorante, ma non lo sapevo. Certo, sono tutt'ora un ignorante, ma adesso so di esserlo.

Il mio impegno nel progetto Openstreetmap, invece, va scemando. Avrei bisogno di nuovi stimoli, che in questo periodo non riesco a trovare. Mi sembra che sia necessario trovare un obiettivo, e concentrarsi solo su quello. Vedremo che cosa salterà fuori nel corso del 2010.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato nel corso del 2009: la mia famiglia, gli amici, la mia bicicletta. Grazie per avermi sopportato.

Ciao a tutti, e buon anno!

domenica 13 dicembre 2009

Giro delle Saline

Giro delle Saline, oggi. Grande escursione!

Dopo un buon cappuccino iniziamo a pedalare. Oggi faccio un giro con Nicola, che ho coinvolto in questa pazzia della mtb. Abbiamo deciso di fare una puntata alla pista ciclabile delle saline di Margherita di Savoia.

Il percorso è abbastanza complesso, anche perché a noi l'asfalto non piace e quando è possibile facciamo di tutto per evitarlo.

Nei mesi scorsi siamo usciti parecchie volte, io e Nicola, in zona Torre Quarto: un pò la conosciamo, le strade interpoderali le abbiamo rilevate con il GPS e inserite nel database di Openstreetmap.

Partiamo da Cerignola e dopo aver raggiunto Torre Quarto ci dirigiamo verso Trinitapoli.

All'inizio l'aria è gelata: sono le 7:30 ed il freddo è pungente. Il terreno è stranamente consistente, nonostante le piogge dei giorni scorsi, non sembra gelato, si pedala bene.

Juliette sembra divertirsi pure lei, oggi.

E' molto cambiata dai tempi del tour bike. Prima di tutto abbiamo sostituito il manubrio e l'attacco, poi i copertoni, i cerchi ed adesso i freni. Insomma, si pedala più comodi, ma non saprei dire se va meglio o va peggio: certamente sono migliorati il confort e la sicurezza, però mi sembra di aver spezzato quel giusto equilibrio tra confort e peso.

Mentre andiamo, si chiacchiera del più e del meno. Gli ulivi sono carichi e ci sono parecchi contadini intenti al raccolto. Raggiungiamo senza particolari problemi la provinciale e la attraversiamo. Si prosegue verso il confine comunale, fin qui tutto sterrato, poi inizia la strada asfaltata verso Trinitapoli.

Al bivio di Candida vediamo un bel tratturo che va in direzione delle saline, una rapida consultazione al GPS e si decide di tentare la fortuna. Ci avviamo, e sembra davvero la strada giusta: va diritta verso la ciclabile che entra nelle saline, quella che passa accanto alle torri per il bird watching. Purtroppo dopo un pò arriva la sgradita sorpresa: prima troviamo l'asfalto, poi incrociamo la ferrovia e non ci sono passaggi a livello, dobbiamo ritornare verso il nostro percorso originario.

Giungiamo finalmente a Trinitapoli e ci avviamo sulla ciclabile. Abbiamo deciso di percorrerla tutta fino al bivio con la litoranea, e poi svoltare a sinistra verso Zapponeta, per esplorare quel ramo.

Questo tratto è chiaramente poco utilizzato, la vegetazione ha ricoperto quasi completamente la sede della ciclabile ed in alcuni punti risulta complicato passare senza rimanere intrappolati nei cespugli. Per di più, i soliti incivili hanno scaricato i classici sacchetti della spazzatura nei punti meno "visibili", ci tocca fare lo slalom tra bottiglie e monnezza. Ma noi siamo testardi e la percorriamo tutta fino alla fine.

Qui siamo in corrispondenza del canale che serve a riempire d'acqua le saline, almeno così credo. Dovremmo tornare indietro verso Margherita, oppure...

... oppure ci infiliamo nelle saline, e le tagliamo verso Cerignola. Perchè no? Tecnicamente non è vietato, non c'è nessun cartello, nè recinzione, anzi per dirla tutta si vede chiaramente un bel single track che passa sugli argini delle vasche. Due secondi per pensarci e ci incamminiamo verso casa.

Il passaggio è davvero spettacolare. Nicola mi segue sempre, siamo nel cuore delle saline, circondati dalle acque: percorriamo l'argine per alcuni chilometri letteralmente isolati dal mondo. Per la verità non siamo soli, c'è parecchia selvaggina: una volpe, parecchi acquatici. Noi proseguiamo cercando di dare meno fastidio possibile, anche se dove arriviamo noi ci sono tanti animali che scappano. Riflettendo, mi rendo conto che stiamo disturbando e che a causa nostra ci sono degli animali che sprecano energie per mettersi in salvo. Forse non è opportuno venire qui tanto spesso.

Giungiamo alla fine delle saline, le abbiamo tagliate in uno dei punti più larghi ed è stata una bella avventura. Adesso sarebbe ora di tornare a casa, ma scopriamo di essere intrappolati tra due canali di scolo. Dopo qualche tentativo, tra cui anche quello insano di Nicola di attraversare una passerella di fortuna, riusciamo a trovare un ponte che finalmente ci riporta verso casa.

Il ritorno è un pò più complicato. Seguiamo una strada asfaltata verso Candida, poi andiamo in direzione di Torre Quarto seguendo alcuni sterrati che inesorabilmente si fermano tutti alla ferrovia. Alla fine facciamo i cattivi ragazzi e scavalchiamo i binari, qui c'era un vecchio passaggio a livello ormai rimosso e dall'altra parte la strada dovrebbe proseguire... eccola!

Qualche altro tentativo per imboccare la strada giusta, che ci portano a percorrere un percorso assolutamente irrazionale. Veniamo pure inseguiti da un cane, sembra scherzoso ma il padrone ci insegue pure lui per acchiapparlo perchè "... è molto cattivo...".

Finalmente vediamo i tralicci dell'alta tensione, che ci danno un'idea della nostra distanza da Torre Quarto. Nicola è stanco, io pure ma faccio finta di niente. Torniamo sugli sterrati che abbiamo già esplorato, adesso l'aria si è mitigata e si scivola nel fango, soprattutto io, con queste gomme semislick: è un pò disavventura, un pò divertimento, tra una barretta energetica e l'altra.

A Torre Quarto, Nicola crolla definitivamente. Si arena sulla salita del ponte dell'autostrada, sale a spinta con i crampi alle gambe. Ci riposiamo qualche minuto e poi ci incamminiamo per l'ultimo tratto, che ci costerà parecchie soste a bordo strada, mentre le auto sfrecciano in direzione opposta, verso il ristorante, per andare a pranzo. Anche noi facciamo uno spuntino, con qualche chicco d'uva rimasto sui tendoni. Poi, finalmente, arriviamo al Padreterno.

Nicola mi saluta e va verso casa, pure io sfreccio via: sono le 14:00 ed è veramente molto tardi. Abbiamo fatto 65Km e siamo scampati al treno, ai cani ed alle forature, ma non so se scamperemo alla furia omicida delle consorti. Speriamo di rivederci domenica prossima.


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