giovedì 22 febbraio 2018

Ritorno al futuro

Quando è stato pubblicizzato, mi è preso subito un attacco di nostalgia. Alla fine, alla prima scusa plausibile, ho ceduto e l'ho comperato.


Ed ora, eccoli qui: il Nokia 3310 "originale" del 2000 ed il suo omonimo versione del 2017. Sono passati tanti anni.

Quando ho aperto la confezione, ho avuto come un flashback. L'emozione è stata veramente forte.

Ad un tratto, sono tornati alla mente i bei tempi in cui, per comunicare con una persona, ci dovevi per forza parlare.

Dovevi chiamare ed interagire. Dal tono di voce percepivi lo stato d'animo, il suo umore, e se la chiamata era inopportuna lo capivi immediatamente e mettevi giù per richiamare dopo. Percepivi se gli faceva piacere sentirti, se aveva da fare, se non stava facendo un cavolo...

A volte trovavi occupato, dovevi aspettare e richiamare. Tutto era più lento, non si incazzava nessuno perché... era così.

Certe frasi non usano più, ma capitava spesso di sentire "... qui non c'è campo...", oppure "... spostati alla finestra...",  "... sto entrando in galleria...". 

Erano tempi in cui l'email non ti perseguitava, al massimo ricevevi un SMS. Senza allegati, da modificare e rimandare indietro in tempo reale. Facebook e compagnia bella? Non esistevano nemmeno. Google c'era già, ma era una chicca da nerd, tutti quanti usavano Yahoo! oppure Lycos...

Anche le ricariche della batteria erano diverse. Il telefono si caricava ogni due o tre giorni, più per prudenza che per reale necessità.

Certo, era uno stile di vita ben più frenetico di quello della nostra adolescenza, passato a giocare a pallone per strada. Ma era meno frenetico di quello di oggi. Anche se non lo sapevamo, sarebbe peggiorato.

Così, ho inserito la scheda SIM ed ho iniziato a provare il nuovo telefono, felice come un bambino.

Dopo 15 minuti avevo già sfilato la scheda per rimetterla nello smartphone.

  • Niente touch-screen. Ok. Ci può stare. Anzi la tastiera fisica è meglio... Oddio. E' meglio, ma se devi scrivere anche un nome nella rubrica, diventi pazzo. Per scrivere un nome come Rossi bisogna premere il tasto 7 tre volte, il tasto 6 altre tre volte, poi 7 per 4 volte, di nuovo 7 per 4 ed infine 4 per 3 volte. Totale, 17 tasti fisici da premere. Sempre che non si commettano errori. Non parliamo di cosa occorra fare per inviare un SMS.
  • Niente rubrica sul cloud. La rubrica dello smartphone (Android o iPhone) è persa. Da trascrivere nel telefono o nella SIM a mano, con le regole di prima (mi sono venuti i brividi), o con qualche accrocchio informatico che non sono sicuro esista. Con abbreviazioni dei nomi dovuta alla dimensione dei campi disponibili.
  • Niente WiFi. Solo 3G che di per sé non è male, dato che il Nokia ha solo un browser web.
  • Niente GPS, sensore inerziale, accellerometro, barometro, trasmettitore IRDA, sensore luminosità etc.
  • Niente memoria, una o due foto e la ROM è piena, serve per forza una microSD (con i rallentamenti del caso).
  • A proposito di foto, sono di bassa qualità, per fare foto stampabili decentemente bisogna ricomperare una fotocamera da portarsi sempre appresso (ma tanto, chi le stampa più?)
Unico aspetto positivo è il design, decisamente cool, oltre alla durata della batteria, che è dichiarata in 10 giorni ma secondo alcuni arriverebbe anche a 15 giorni.

A questo punto, sono tornato al futuro e penso di aver capito una grande verità.

Quando ripensiamo al passato, lo ricordiamo sempre migliore di quello che è effettivamente stato. Il passato è rassicurante, perché è già dietro alle spalle. E' storia vissuta, e se sei qui a parlarne, in qualche modo l'hai superata.

Pensare al passato è come prendere una droga per il cervello, coccolarlo in una situazione che già ha vissuto, che conosce. A volte si ripensa al passato migliorando, volontariamente o no, i ricordi. Anche semplicemente dimenticando i problemi.

Il tempo passa, e la tecnologia evolve.  Ci costringe a modificare le nostre abitudini. Questo non fa mai piacere, ma non per questo dobbiamo ostacolarla, casomai dobbiamo governarla. Regolarne l'uso. Imporre dei limiti.

La tecnologia tende a prendere il sopravvento, se ne rimane schiavi: colpa delle convenzioni sociali, di WhatsApp che se non hai quello sei più nessuno, dei tweet, del trending degli hashtag, e dei like su Facebook. 

Ma è davvero così? Oggi, è veramente necessario far parte di un social network per comunicare? Non sarebbe più semplice parlare?


lunedì 9 dicembre 2013

Il Bivio

Ogni tanto ci troviamo ad un bivio...



Fare delle scelte, saper cogliere un'opportunità, dipende dalla propria capacità di "vedere oltre" le cose che vedono tutti. Il mio istruttore mi raccomandava di non guardare il bosco,dovevo imparare a guardare attraverso il bosco.

Ogni bivio che incrociamo, ammesso che riusciamo a vederlo, puo' cambiare la nostra vita. Ogni strada sconosciuta potrebbe farci scoprire un luogo nuovo, condurci ad una vita diversa.

Io ne ho appena visto uno, ed oggi imboccherò una strada nuova. Dopo quattro mesi, finalmente, oggi inizierò un nuovo lavoro.

Ho risposto a tutte le offerte di lavoro per le quali mi sentivo qualificato, la maggior parte per geometra o impiegato tecnico, ma ce ne sono alcune che mi sono rimaste impresse:
  • impiegato addetto servizi catastali studio notarile;
  • esperto informatico in un albergo ****;
  • venditore strumentazioni topografiche;
  • disegnatore 2D, 3D (e se mi ci metto riesco pure a fare il 4D);      :-)
  • addetto validazione perizie immobiliari per mutui;
  • manutentore registratori di cassa;
  • responsabile per l'estero prodotti settore impianti carburante;
  • topografo;
  • addetto alla sicurezza per società impegnata smantellamento siti nucleari;
  • "sistemista informativi senior .... requisiti Apple, Windows e Linus"    ROTFLASTC!
La maggior parte di queste offerte prevedeva il trasferimento in località del nord Italia. Insomma, la cosiddetta svolta nella vita, mia e della mia famiglia. Devo dire che alcune opzioni non mi sarebbero affatto dispiaciute. La qualità della nostra vita non avrebbe potuto che migliorare...

L'unica cosa che mi preoccupava era la casualità. Non sapevo come sarebbe cambiata la nostra vita, l'unica cosa di cui ero certo era di non avere il controllo del nostro futuro. Avevamo le stesse probabilità di finire a Monza come a Rovereto, a Cuneo come a Monfalcone. Speravo tanto di trovare qualcosa a Selva di Val Gardena!

E invece... restiamo qua.

Oggi inizierò a lavorare come "responsabile GIS" di una bella azienda.
In teoria dovrebbe essere il mio lavoro ideale, mi pagheranno per andare in giro a rilevare strade ed esercizi commerciali. Pensavo che soltanto in Paradiso mi sarebbe potuta capitare un'occasione del genere.

Spero di non deludere le loro aspettative.
Quelle della mia famiglia.


A titolo di promemoria:
- 150+ candidature di lavoro rifiutate;
- 200+ candidature di lavoro per le quali attendo ancora una risposta;
- un solo colloquio di lavoro, senza seguito.


lunedì 29 luglio 2013

Cristo si è fermato a Termoli

"... non prendere decisioni quando sei troppo arrabbiato, non fare promesse quando sei troppo felice..."
   Seneca                

sabato 23 giugno 2012

La passione per la mountain bike

Che cos'è la passione per la mountain bike?
Prova ad immaginare...

E' mattina presto, fa freddo. I due elicotteri che girano sopra la testa fanno un fracasso assordante, quasi non si riesce a sentire lo speaker. Intanto piove, il Signore la manda giù letteralmente a secchiate.

Sei a lato della stada, oltre le transenne. Li vedi incasellarsi nella griglia, osservi i numeri gara...

Mentre sfilano sulla partenza, senti l'impulso di partire. Aspetti che siano passati tutti, poi agganci  i pedali ed inizi a seguirli. Qualcuno si accorge che ti manca il numero gara, ti lascia passare ugualmente.

Davanti a te un serpentone interminabile affronta la Dantercepies.

E' mattina presto, piove e fa freddo. Senti il fango sotto le ruote, e pensi: è meraviglioso.

sabato 19 maggio 2012

Un bravo papà?

Una persona, una volta, mi disse: "Sei un bravo papà".
Ogni tanto ci ripenso, e mi chiedo: sarà vero?

La risposta ancora non la conosco.
Nel dubbio, faccio del mio meglio per cercare di esserlo.

Lost

How to avoid getting
LOST

Recentemente mi è capitato di perdermi.

E' stata una sensazione di grande incertezza, non sapere dove mi trovavo né quale poteva essere la direzione migliore da seguire. Chi mi conosce, sa quanto paradossale sia questa frase. Beh, sappiate che non è la prima volta che perdo la strada, e forse non sarà l'ultima.

Ad ogni modo, tutte le volte che mi trovo in situazioni del genere, mi ritorna in mente una guida che lessi tanti anni fa, "How to avoid getting lost". Evidentemente, io non l'ho letta abbastanza, oppure non so mettere in pratica i suggerimenti degli altri.

Ecco allora qualche riflessione personale, messa qui a mio uso. Da non osservare come fosse un dogma, da non imparare a  memoria: ciascuno decide per sé.

Il primo aspetto che mi ha colpito è stata la repentinità: improvvisamente ho realizzato che mi trovavo in mezzo al nulla, e mi ero perso. Questa cosa mi ha lasciato basito. Possibile che fino a pochi metri prima non avessi colto qualche segnale di allarme?

La seconda domanda che mi sono posto è stata: perché?
Certo, mi trovavo in un luogo in cui non ero mai stato prima, ma avevo a disposizione una bella mappa dei sentieri ed il fedele GPS. Stavo percorrendo, fino a pochi metri prima, un sentiero segnalato. Allora... perché?

Ho ripensato alla strada percorsa, visualizzandone i vari tratti. Poco alla volta, era diventata sempre meno visibile, poi non pedalabile, poi impraticabile persino a piedi. Infine, è scomparsa del tutto e mi sono ritrovato a dover allargare i rami degli alberi, con i piedi in mezzo alle ortiche (letteralmente).

Ed in questa situazione, ho realizzato quella che mi è sembrata una grande verità: dovrei smetterla di andare avanti per inerzia, dovrei smetterla di affidarmi alla mappa o alla tecnologia o all'opinione degli altri.
Dovrei osservare meglio quali sono le strade che sto percorrendo, mentre le sto percorrendo, e valutarle con un po' di senso critico. Con il mio senso critico, che in fondo non manca.

Dovrei cercare di cogliere i segnali che indicano il percorso, quando ci sono, ed anche quando, improvvisamente, spariscono.
Ci sono strade dove, se nessuno passa, ci cresce l'erba alta e pian piano si cancellano. Hanno bisogno di cura continua, di manutenzione, di essere utilizzate, quasi... amate. Altrimenti, dopo qualche tempo, non puoi più  usarle: hanno perduto la loro funzionalità. Rimangono sulla mappa, come un bel ricordo, e ti danno soltanto il rimpianto di non averle sapute tenere vive.

Un'altra verità che ho realizzato, in quegli istanti, è che esistono strade che sembrano come tutte le altre, ma che non sboccano da nessuna parte. Sono fatte così e basta: alcune sono strade di collegamento, altre sono strade di servizio. Quando scopri di essere su una di queste, l'unica possibilità è girarsi e tornare al bivio precedente.

E quando, finalmente, ho trovato quella che sembrava una stradina nell'erba, e felice come una Pasqua mi ci sono fiondato sopra, ho realizzato la verità più grande: quando ti sei perduto, e non sai da quale parte andare, ti butti sulla prima strada che incontri, senza sapere dove ti sta portando. Non ti fai domande, ti basta la speranza che porti in qualche posto.

Poi, una volta arrivato, scopri che ti trovi dove mai saresti andato volutamente, dalla parte opposta rispetto alla destinazione che ti eri prefisso, ed ormai è troppo tardi. Quasi ti penti di averla ritrovata, la strada. La verità è che non hai ritrovato LA strada, hai trovato UNA strada e, per quanto sia amaro da ammettere, non tutte le strade sono adatte a noi. Ce ne sono alcune che sarebbe meglio evitare.

A questo punto, non rimane che una soluzione: evitare di perdersi. La  guida aveva ragione: avoid getting lost.

martedì 10 aprile 2012

42

Pensieri liberi sul significato del numero
42
in un pomeriggio di finta primavera
tornando a casa con l'autobus dal lavoro

Possibili significati:
  • la mia età
  • il mio numero gara, nel mio primo tour bike
  • quante strade deve percorrere un uomo
  • cosa ottieni se moltiplichi 6 per 9
La risposta è sempre la stessa: 42.
Adesso non rimane che porsi la domanda giusta. La domanda fondamentale.
E tenere a mente che c'è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nella vita, l'universo e tutto quanto.
42.

giovedì 22 marzo 2012

Addio, Aquilalibera!

Oreste Modestino

Mi chiamo Oreste Modestino, sono nato a Lucera, FG, il 25 marzo 1965. Ti srivo in quanto in dovere con LA TRANSUMANZA... Ti spiego...
Mia mamma e' nata a Capracotta, Isernia, e da Bambina con i Suoi genitori ha affrontato diverse volte LA TRANSUMANZA. Da Capracotta a Lucera attraverso il Tratturo Regio... La Mia Famiglia è sempre stata legata alle tradizioni e soprattutto alle Origini...
I Miei Nonni erano di quegli Abruzzesi/Molisani che hanno mangiato polvere, fango, sopporatato Caldo, Freddo e disagi a volte disumani per crescere i propri Figli con Valori Sani e Forti. Questi valori sono stati trasmessi a Noi Eredi di tanto Sacrificio e tanto Orgoglio Montanaro...
Pedalo da quando avevo 2 Anni, ho una Foto in cui Nonno mette il Mio Culetto sulla sua Bianchi da Lavoro... Della serie la Vita dovrai affrontarla Pedalando...
La MTB è la Mia Vita...
A Parte le Gare, sono Diplomato A.M.I. e Partecipato al xII° Corso Maestri della Federazione Ciclistica Italiana tenutosi nel 2002 a Rivello (PZ).
Nel 2003 a Lucera ho creato una Squadra e Scuola di MTB per i Ragazzi delle Scuole Elementari e Medie, A.S. Alta Quota. Ogni Estate ritorno nel Mio Molise e con la Mia Compagna mangiamo " POLVERE E PECORINO "...
Quindi Capisci che al Vs. Tour CI DOBBIAMO ESSERE???
Un Caloroso Saluto a Tutti coloro che con Spirito Montanaro, Abruzzese e non, verranno a Pedalare sui " Sentieri della Storia ".
Aquilalibera ci sarà..
Ciao Oreste.

domenica 30 gennaio 2011

Cycling in the rain

Primo giro dopo l'infortunio, primo giro dopo due settimane passate tra l'antidolorifico, qualche ecografia e tanta tanta paura: di dover rinunciare alla mountain bike.

Sono solo due settimane, ma sembrano un sacco di tempo.

Primo giro con la pioggia.

Non avevo mai pedalato sotto la pioggia. Forse qualche volta, da ragazzo, mi sono bagnato un pò, ma non mi è mai capitato di pedalare per qualche ora sotto la pioggia.

Stavolta è stato diverso, è stato intenso ed irresponsabile.

Si comincia con qualche goccia che arriva sul casco, ma il giro prosegue. Sto verificando come si comporta la spalla, e non mi va di rientrare.

Piano piano, tutto diventa surreale. Gli occhiali si bagnano, il paesaggio si deforma, non si capisce dove finisce l'orizzonte e comincia il cielo.

Dal casco cadono gocce, scorrono sul bordo della visiera... inizio a bagnarmi.
Quando sbuchiamo sull'asfalto, io e Juliette, è pure peggio: l'acqua arriva da sopra e da sotto, alla fine raggiunge la pelle. Per fortuna lo zaino mi ripara un pò la schiena.

Anche Juliette ne risente, i dischi iniziano a suonare, la catena sembra grattare come se fosse sporca di sabbia. Noi però andiamo avanti.



Il giro della diga, con la pioggia, è incredibile, la campagna bagnata è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il rumore dell'acqua sulla vegetazione, nel silenzio assoluto, è surreale. Dal lago si alza un pò di foschia mentre l'odore di erba bagnata è intenso.

Da qualche parte nella memoria ripesco le stesse sensazioni, sono ricordi che ormai risalgono a tanti anni fa, ma adesso sono vivi come non mai. La campagna bagnata io la conoscevo già, me l'ha mostrata mio padre.

Accelero. Juliette corre sull'erba bagnata.

venerdì 5 novembre 2010

L'autunno, di nuovo

E' tornato l'autunno.

Strano, come le cose sembrino tanto diverse, a seconda del clima e del meteo.
Strano di quanto facilmente la natura vada avanti, e le cose scorrano, imperturbabili ai nostri capricci.
Strano di come le opinioni cambino.

lunedì 18 ottobre 2010

Pellegrinaggio di San Michele Arcangelo

E' molto strano, anzi inspiegabile. Non c'è nessuna logica, e non mi era mai successo prima!
Sono alcune settimane che questo post è parcheggiato nelle bozze, sono stato molto indeciso se pubblicarlo o meno.
E' una storia assurda, per raccontarla bene occorre iniziare dal principio...


Prologo
Riccardo mi ha chiamato, un paio di settimane prima, per avvertirmi che il 28 settembre si parte per il pellegrinaggio di San Michele Arcangelo.

Il programma è molto vago: si parte con il pullmino organizzato dagli scout, si arriva fino a Vieste, poi si prende l'autobus organizzato per andare fino alla foresta umbra. Da qui inizia il pellegrinaggio a piedi fino a Monte Sant'Angelo, Km. 20, da farsi nella nottata tra il 28 ed il 29. Poi si ritorna a casa con il pullmino.

Io ci vorrei andare, per tanti motivi. A parte questo, mi piace l'idea di camminare, di notte. Poi è da qualche anno che inseguo questo fantomatico "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", e questa potrebbe essere l'occasione giusta per rilevarlo con il GPS.

Accetto volentieri, anche se l'agenda di questo fine settembre è zeppo di impegni: San Matteo, la 24h, adesso San Michele.

La partenza
Giunge la fatidica partenza, e ci vediamo tutti davanti al Convento, di primo pomeriggio. Siamo un bel gruppo, non l'avrei pensato: 19 pellegrini tra adulti e ragazzi, tutti maschi, tutti scout o simpatizzanti, a parte me.

La grande incognita, anche stavolta, è la pioggia: il meteo prevede temporali.

A Vieste arriviamo verso le 18:00. Innanzitutto non piove, quindi ci rincuoriamo. Perdiamo un pò di tempo e poi andiamo a cena al Box 19. La cena è sempre un grande momento di aggregazione, si sciolgono le ultime riserve e si inizia a familiarizzare.

Usciamo, altro giro perditempo. Lungomare, visita alla "Spaccazza di Rosinella" :-), giardinetti comunali.
Giro perditempo sul lungomare di Vieste
  Ci sono dei gagliardetti appesi ai balconi, con l'immagine del Santo, ed un ammonimento: "Non una notte bianca, ma un pellegrinaggio di notte". Giusto, mi sembra appropriato. Ci regalano i fazzoletti caratteristici dei pellegrini di San Michele, i "Sammichelére". Appuntamento all'una di notte, alla Cattedrale.

Intanto, i miei compagni mi spiegano come si svolge il pellegrinaggio: distanze, soste, rifornimenti.... In particolare c'è un pò di indecisione sulla lunghezza del percorso a piedi, siamo passati da 20 a 35 ad oltre 40Km, con una certa preoccupazione da parte mia. Sono distanze proibitive per una persona fuori allenamento, come me. Poi faccio mente locale: ad occhio e croce mi sembrano distanze eccessive, abbondantemente sovrastimate, visto che si percorre un tratto iniziale in autobus. Stabiliamo di azzerare il GPS alla partenza, verificheremo la distanza effettiva all'arrivo. In queste cose, la tecnologia è di grande aiuto :-)

La processione a Vieste
Quando raggiungiamo il centro storico, inizio ad avere più chiare le dimensioni di questo pellegrinaggio. Siamo in tanti, all'una di notte, radunati sulle scale della Cattedrale, dovremmo essere oltre trecento persone. Noi ci facciamo strada tra la folla ed arriviamo a ridosso delle porte della chiesa, che con una certa sorpresa da parte mia, troviamo chiuse.

Verso l'una e trenta inizia il pellegrinaggio: si fa silenzio, poi gli anziani intonano un canto, è una preghiera:

Siamo pellegrini,
e siamo figli Tuoi
San Michele Arcangelo
prega per noi!
Ad ogni strofa, uno degli anziani bussa tre volte, con forza, alle porte della chiesa. Nessuno ci apre. Il silenzio è veramente inquietante.

Inizia la processione. Si attraversa il centro storico di Vieste, divisi in due file ai lati della strada, in preghiera. Ad un incrocio ci fermiamo, viene dato l'ordine di inginocchiarsi: tutti si voltano in una direzione, scopro che nella parete dell'abitazione è stata ricavata una nicchia con l'immagine del Santo. Inizia una preghiera, in dialetto viestano, poi ricominciamo a camminare. La preghiera in ginocchio si ripeterà altre tre o quattro volte, prima di arrivare agli autobus, ogni volta in corrispondenza di una statua di San Michele.

Il trasferimento
Agli autobus si formano delle code, vengono chiamati i nomi delle persone che si sono prenotate. Il nostro gruppo viene fatto accomodare in posti di fortuna, sul pavimento, c'è stato un equivoco ed i posti non bastano per tutti.

Ci muoviamo verso la foresta umbra, sono le due ed un quarto. Dal GPS vedo che imbocchiamo la vecchia S.S. 89, quella che va verso Mattinata passando nell'entroterra. Il dondolio concilia il sonno, ma la responsabile del nostro autobus prende il microfono e impartisce alcune disposizioni: Non è una gita, non allontanarsi, rimanere in un atteggiamento composto e rispettoso. Poi inizia una lunghissima preghiera, intervallata da un canto in dialetto viestano:

Prima invocazione....
Alla decima invocazione la stanchezza si fa veramente sentire, gli occhi si chiudono. La responsabile fa passare una busta con delle caramelle, è un gesto gentile molto apprezzato, ma il sonno.. Per fortuna dopo una decina di minuti di assoluto silenzio (la stanchezza non ha preso soltanto me) sento che l'autobus si sta fermando. Siamo arrivati.

Il percorso nella foresta
Abbiamo fatto circa tre quarti d'ora di viaggio, il mio GPS indica che ci troviamo all'incirca in direzione dell'ultima galleria della litoranea Mattinata-Vieste, ma all'interno. Mi sembra che la direzione sia proprio quella del sentiero escursionistico che è segnalato sulla litoranea. Mi riprometto di verificarlo a casa, con la traccia che il GPS nel frattempo sta registrando.

Scendiamo, ultimi preparativi: luci, bastoni, foulard al collo che fa un freddo da cani, si azzera il contachilometri del GPS, poi si va. Alle tre di notte inizia il nostro viaggio verso Monte Sant'Angelo, nel buio del bosco, che qui è chiuso, non si vede oltre la chioma degli alberi; a parte che nessuno puo' permettersi di alzare la testa, meglio tenere gli occhi fissi sul percorso, per non inciampare. Il ritmo è abbastanza sostenuto, e se si perde d'occhio il compagno che ti precede, diventa difficile ritrovarlo nella folla di gente che cammina assieme a noi.

Questo primo tratto è molto agevole, in leggera salita, ma su una strada bianca ben battuta. Superiamo un paio di recinzioni, sembrano aree attrezzate per il pic-nic, ma il buio della notte e le ombre delle torce rendono tutto molto confuso. Proseguiamo per circa tre quarti d'ora, seguendo la strada bianca, poi vediamo in lontananza un fuoco acceso.
 
Siamo arrivati a Coppa Fusillo, come recitano i segnali escursionistici del Parco Nazionale. Il fuoco l'ha acceso un gruppo di pellegrini che ci ha preceduti, più tardi scoprirò che sono partiti da Vieste a piedi alcune ore prima di noi e nel momento in cui li raggiungiamo hanno già percorso una ventina di chilometri.

Passiamo qualche istante accanto al fuoco, poi riprendiamo a camminare. Adesso abbiamo lasciato la strada bianca ed abbiamo svoltato su un sentiero, andiamo in fila indiana perchè non è né largo, né agevole. Cerchiamo sempre di mantenere il gruppo compatto, anche se ogni tanto ci perdiamo di vista. Io sono più o meno nelle ultime posizioni del nostro gruppo, faccio attenzione a contare quanti di noi rimangono indietro, per non rischiare di perdere qualcuno. Ogni tanto superiamo un cancello nelle recinzioni di filo spinato, continuo a marcare i waypoints: mi saranno utili per aggiornare la mappa di Openstreetmap.

Il sentiero peggiora man mano che avanziamo, troviamo un tratto con rocce affioranti e occorre veramente fare attenzione. Qualcuno torna indietro, sentiamo che è la strada sbagliata, poi si consulta con i responsabili e arriva il contrordine: è la strada giusta, andiamo avanti. Fa freddo, quando respiriamo si vede il fumetto.

Quando usciamo dal bosco lo spettacolo è fenomenale. Il cielo adesso è completamente terso, uno spettacolo da ammirare: vedo tante costellazioni, ma assolutamente non conosco i loro nomi, so riconoscere a malapena la stella polare, però ad un tratto mi sembra di riconoscere Orione. Questa è un grave lacuna,  sarà una delle prossime attività da svolgere. In lontananza ci appare Monte Sant'Angelo, appena lo vediamo viene passata la voce di fermarsi per la preghiera, poi ci rendiamo conto che i due frati che viaggiano assieme a noi si trovano nel gruppo che ci precede... dobbiamo proseguire.

Continuiamo lungo il sentiero fino alle cinque meno un quarto, poi incrociamo una strada bianca, e la imbocchiamo. Dopo qualche minuto troviamo un segnale escursionistico, "Piscina della Signora", svoltiamo a sinistra e procediamo su un'altra strada bianca. Il percorso adesso è più largo, siamo sempre in gruppo ma non camminiamo più in fila indiana, qualcuno chiacchiera con i compagni, ma la maggior parte avanza in silenzio, assorta nei propri pensieri. Anzi questo chiacchiericcio alla fine stanca, piano piano stacchiamo il gruppo che ci segue fino a che le voci e le torce sono lontane, dietro di noi.

Adesso la strada è pavimentata a cemento, e molto ripida. Scendiamo sempre con passo sostenuto, sento i tendini che si stirano; ho lasciato le stringhe delle scarpe un pò lente per stare comodo nel furgone ed adesso i piedi iniziano a scivolare in avanti. I bastoni mi aiutano a restare in equilibrio, e nel buio della notte si sente il loro ticchettio metallico, cadenzato, sembra quello di un metronomo, mentre camminiamo sul cemento con il passo svelto dei pellegrini.


Anche il cemento finisce, torniamo sul terreno, avanziamo sempre con un bel ritmo. Adesso il cielo è velato, ci sono due grosse nubi ed un pezzettino di stelle in mezzo. Riccardo mi dice che se quelle due nubi si toccano, inizia a piovere, dobbiamo sbrigarci.

Coppa la Monaca
Quando raggiungiamo la testa del gruppo, sono le sei ed un quarto. Si sono fermati per aspettarci, il cielo nel frattempo inizia a colorarsi con tutti i colori dell'alba, e si inizia a scorgere l'aspetto del paesaggio. Si iniziano a scorgere i dettagli dei nostri compagni di viaggio, in particolare i tipici bastoni: sono fatti artigianalmente, hanno forme molto curiose, qualcuno l'ha abbellito con delle piume molto variopinte. Scoprirò poi che questa dei bastoni e delle piume è una tradizione dei Sammichelére.

Coppa La Monaca

Piove, ma è una pioggerellina sottile, ci costringe ad indossare gli impermeabili. Adesso dobbiamo lasciare la strada bianca, svoltiamo a sinistra su un sentiero appena accennato, delimitato da una fila di pietre ed un muretto a secco. Superiamo un paio di pozzi, hanno quelle curiose aste in legno che serve per tirare fuori l'acqua, sembrano uscite da un film western di Sergio Leone. La masseria non dev'essere lontana, ma ancora non la vediamo. Arriviamo a Coppa la Monaca, stavolta troviamo una strada asfaltata e la seguiamo. La masseria Rignanese, dove dobbiamo fare la sosta, ormai non è lontana.

Masseria Rignanese
E' una classica masseria garganica, un edificio massiccio circondato da recinzioni fatte con muretti in pietra. Non è certo una villa di lusso, ma ha un aspetto dignitoso.

Noi ci arriviamo alla spicciolata. Qualcuno taglia per i campi, dice che sono sempre passati di là, noi facciamo il giro dall'asfalto ed entriamo dal cancello principale.

Ospitalità presso la Masseria Rignanese
  Hanno allestito un bel buffet, la gente si mette in fila pazientemente: pane, pomodoro, caciocavallo e frutta vanno a ruba. Ma anche latte, caffé e biscotti sono molto apprezzati. Qualcosa di caldo ci voleva, adesso va un pò meglio, dopo la pioggerellina il freddo si fa sentire ancora di più. Si tira fuori pure una fiaschetta di grappa, e ci facciamo un giro. Mentre siamo qui sorge il sole, erano diversi minuti che lo stavo aspettando.
L'alba alla Masseria Rignanese
 Faccio una foto, poi vado a leggere una lapide sulla parete della masseria. Dice pressapoco così:
Dalla amministrazione comunale di Vieste,
con  gratitudine, alla famiglia Rignanese
per la secolare ospitalità.
Mi colpisce molto, questa frase: "... secolare ospitalità... ". Stiamo ripetendo un viaggio che altri prima di noi hanno intrapreso, da centinaia di anni. Certo oggi le condizioni sono diverse: l'autobus, le scarpe da trekking, le torce a led. Magari cento fa dev'essere stato diverso, un'esperienza molto più dura. Eppure allora come oggi c'è stato qualcuno, di questa famiglia, che si è preoccupato di rifocillare i Sammichelére. Rifaccio la fila e prendo di nuovo pane di Monte e caciocavallo, poi una mela che conservo nello zaino, per il viaggio. Glie ne sono veramente riconoscente.

Verso Monte Sant'Angelo
Alle sette meno venti il nostro gruppo riparte. Siamo quasi gli ultimi a lasciarci alle spalle la masseria. Uscendo dal cancello troviamo una mappa topografica dell'intero sentiero, ed abbiamo un'idea più chiara della distanza che ci separa dalla nostra meta: mancano circa 8 Km., ne faremo in totale 24 (partendo da Vieste in autobus), mentre il gruppo che è partito da Vieste a piedi ne farà 44 (Km) (che è una gran bella distanza).

Mappa del Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo


Imbocchiamo la strada asfaltata, sulla destra c'è un autobus che fa salire le persone che non intendono proseguire a piedi: verranno accompagnate a Monte Sant'Angelo. Adesso siamo sulla provinciale che va da Monte fino alla foresta umbra, l'ho percorsa tante volte e mi rincuora trovarmi su un tratto familiare. La pioggerellina mi ha messo un pò il morale a terra, per fortuna che sta smettendo, presto torneremo a camminare senza poncho o giubbino.

Quando siamo all'altezza della vecchia cantoniera, il frate che cammina con noi inizia a sfogliare il suo breviario, poi esordisce con un ".... ecco qua, facciamo una preghiera soft...." che mi fa sorridere di cuore: anche lui si rende conto che siamo un pò stanchi, ma... il dovere è dovere!


 Recitiamo assieme le preghiere del mattino, leggendo a turno, e facciamo un pò di strada con la mente rivolta a questioni meno materiali.

Da soli
Gira che ti rigira, siamo rimasti molto indietro rispetto al resto dei pellegrini. Mentre stiamo per imboccare di nuovo un sentiero, un gruppo a cavallo ci supera: sono in sei o sette, li ho visti prepararsi alla Masseria Rignanese e vanno anche loro verso il santuario. Ci superano, e ci lasciano come ricordo un bel pò di cacca di cavallo sul sentiero, da scansare, che ci mancava soltanto questo!


Attraversiamo un tratto di bosco, su un sentiero appena accennato, poi riprendiamo una stradina asfaltata che seguiamo. Siamo sempre indietro, rispetto al resto dei pellegrini, che ci precede. Per lo meno, quelli che hanno proseguito a piedi. Il cielo si è aperto, si vede anche un pò di sole che ci incoraggia a proseguire.

Svoltiamo di nuovo, stavolta su una strada bianca. Per la verità non siamo affatto certi che si tratti della strada giusta: il cartello al bivio è caduto e qualcuno lo ha appoggiato ad un albero, per indicare la direzione, e speriamo che sia quella giusta. Una macchina della forestale ci supera, svolta anche lei sulla strada bianca, e noi la seguiamo, anche se qualcuno dal sedile posteriore ci fa segno di no.

Ad un tratto il bosco si apre, e vediamo Monte Sant'Angelo.


 E' proprio come mi raccontava Riccardo: il paese è là, a poca distanza, ci da la sensazione di essere arrivati, ma.... tra noi e la nostra meta c'è un vallone, un dislivello di circa 200 metri in discesa, poi almeno altri 200 metri in salita. Per di più, la discesa non è neppure iniziata, c'é prima da camminare un pò in un vallone che ci porterà a percorrere una lunga U prima di svalicare. Meglio aspettare, a cantar vittoria!


Il vallone
E' l'ultimo tratto ed è il più duro, sia per le condizioni del percorso, sia per la stanchezza che, innegabilmente, si fa sentire. Ho imparato che in questi momenti bisogno di mangiare qualcosa, purtroppo non ho portato le solite barrette energetiche; poi ricordo di aver conservato una mela, nello zaino, e mangio quella. E' veramente gradita.


Il percorso cambia diverse volte, si passa dalla strada bianca al sentiero, attraversando numerosi incroci che per fortuna sono stati segnalati con una vernice arancione.
Quando inizia la discesa, abbiamo una panoramica molto chiara di quello che ci aspetta. Cerchiamo di capire quale sarà il nostro percorso sulla costa di fronte a noi, intravediamo diversi sentieri che si arrampicano zigzagando, poi vediamo gli altri pellegrini, che salgono piano, si trovano un pò decentrati rispetto alla nostra posizione, segno che dobbiamo camminare ancora un pò.



L'ultimo tratto della discesa è molto ripido, si cammina in mezzo alle rocce affioranti, poi finalmente si arriva ad un ponte in cemento che scavalca un fossato, forse qui sotto c'è torrente, o un corso d'acqua. Da qui in poi, inizia la salita.

La salita è meno dura del previsto. O forse è la consapevolezza di essere quasi arrivati, ed ormai di "avercela fatta", a farla sembrare meno ripida. Si sale con un pò di chiacchiera ed un pò di sosta, faccio anche colazione con le more che troviamo a ciglio sentiero. Anche qui il percorso è veramente eterogeneo, si passa da sentiero alla strada bianca, alla strada cementata, a quella asfaltata, per tornare poi sul sentiero. Tra me e me penso che sarà un bel problema, quando si tratterà di classificare i tratti di strada per la mappa di Openstreetmap. Per fortuna il mio GPS continua a registrare, la precisione dichiarata non è molta (8-10 metri) ma è meglio di niente.  E poi ci sono le ortofoto del PCN!



Ultimo tratto. Ho ceduto i due bastoni ad un compagno di viaggio, ne ha più bisogno di me. A ciglio strada abbiamo trovato anche una coppia, la signora ha preso una svolta ed aspetta il mezzo della forestale per proseguire. Noi intanto siamo praticamente arrivati.


Ultime foto per documentare l'impresa, commentiamo i segnali turistici "assurdi" del Parco Nazionale del Gargano, poi si sbuca sulla estramurale di Monte Sant'Angelo, dinanzi all'albergo del pellegrino. Siamo arrivati.


L'arrivo
Quando arriviamo sono le 11:00, il GPS segna 24 Km. di percorso e per me è stato un bell'impegno fisico.

 Il resto della compagnia si è già rifocillata, molti si sono rifugiati nei locali dell'albergo del pellegrino, proprio qui di fronte, per ripararsi dalla pioggerellina che cade ad intermittenza, e dal vento.

Noi approfittiamo ancora del buffet offerto dalla famiglia Rignanese, che ci ha preceduti ed ha sistemato su un tavolo le vettovaglie di stamattina: pane di monte, pomodori, olio, ma anche latte, caffé, biscotti, frutta.
Non ci facciamo mancare niente.

Seguono momenti di vuoto mentale.... ci sediamo a terra, accanto alla recinzione dove hanno sistemato anche i cavalli, e ci rilassiamo. Chiudo gli occhi, rivedo scorrere tutte le ombre della notte: la foresta, la pietraia, i compagni che camminano con me, le luci che illuminano frammenti di paesaggio, le prime luci dell'alba, Monte Sant'Angelo di fronte a noi... Forse sto dormendo, ed è solo un sogno. Forse anche questo pellegrinaggio non è reale.... forse....bzzz....

La processione
Quando torno al presente, non mi sento al massimo delle energie. Le gambe mi dolgono, e per di più restare accovacciato a terra sotto la pioggerellina mi ha rattrappito i muscoli. Piove, sono bagnato, mi stanno chiamando. Facciamo un pò di pulizia delle cartacce che qualcuno ha buttato in terra (o forse le raccogliamo prima di dormire? non lo so) ed andiamo a ripararci davanti ad un portone. La processione è prevista alle 12:30 o alle 13:00, non ho capito bene. Sto ancora dormendo.

Quando ci sistemiamo per la processione, sta ancora piovigginando. Poi all'improvviso smette, addirittura spunta un raggio di sole. Tra me e me penso che lassù qualcuno ci ama.

Andiamo in processione sull'estramurale, ancora una volta si intonano canti e preghiere, ma stavolta non siamo soli nel silenzio della notte, stavolta stiamo passando su Via Manfredi ed i marciapiede sono pieni di persone e bancarelle per la festa, che ci guardano con misto di curiosità ed ammirazione.

Abbiamo sistemato in bella mostra i fazzoletti del "Sovrano Ordine dei Pellegrini di San Michele Arcangelo", che fanno molto "clan", ormai anche io posso fregiarmi dell'appellativo di Sammichelére. Nella mente un turbine di pensieri che non posso riassumere qui: devozione, fatica, fede, preghiera, espiazione, penitenza. Non necessariamente in quest'ordine.

Ci fermiamo nei pressi della statua dell'Arcangelo, quella che ricorda l'epidemia di peste, dove ci inginocchiamo un'altra volta. Poi procediamo verso il santuario, non vediamo l'ora di arrivare.

La S. Messa
Ci affrettiamo a scendere nella grotta, per prendere posto, ma arriviamo tardi. I ragazzi li sistemiamo nel coro, sui banchi e a terra, noi invece ci accomodiamo nella cappella. Qualcuno crolla immediatamente, io riesco a rimanere sveglio per buona parte della celebrazione. E' un momento davvero toccante.




Il rientro
Appena la celebrazione termina, ci organizziamo per il rientro. Salutiamo i compagni di pellegrinaggio e torniamo in superficie. Uscendo, è d'obbligo la sosta al negozio del Santuario, per i souvenir: mai tanto meritati. Poi si va. Ultimi barlumi di coscienza: Riccardo che ci obbliga a scendere dal furgoncino per la foto di rito, poi apro gli occhi e mi ritrovo a Cerignola, davanti al convento. Fine del viaggio. Qualche istante per stringere la mano a tutti, poi si torna a casa. Michele azzarda una proposta: l'anno prossimo partiamo a piedi da Vieste? Non lo so, manca un'anno e non voglio pormi il problema fin d'ora. Senza dubbio, un'esperienza da ripetere. Da ripetere, si, senz'altro.

Epilogo
Eccomi qua. Sto scaricando i files dal GPS, ancora pochi minuti e finalmente potrò verificare il percorso del tanto misterioso "Sentiero dei Pellegrini di San Michele Arcangelo". Non vedo l'ora di pubblicarlo nella mappa di Openstreetmap!

Mentre penso queste cose, tra me e me, sono veramente compiaciuto. Registrare il percorso con il GPS è stato un bel colpo. Le mappe escursionistiche che abbiamo incrociato, a Masseria Rignanese ed a Monte Sant'Angelo, sono a dir poco lacunose, per non parlare della astrusità dei segnali escursionistici. Finalmente faremo un pò di trasparenza...

Ecco che apro il file del 28 settembre... aspetto che venga disegnato.... OK, fatto. Ecco il percorso da Cerignola a Vieste.
Adesso apro il file del 29 settembre, eccolo. Ma... ? Che succede?
Manca il tratto da Vieste a Monte Sant'Angelo!
Manca il sentiero.... Ma come mai?

Guardo di nuovo. Chiudo, riapro, riavvio, riscarico i dati... Niente!

Manca il sentiero!
Manca soltanto il sentiero.
Guardo anche i dati del 28 settembre... manca un pezzo, all'inizio non me n'ero accorto!

E' inspiegabile. Il GPS è rimasto sempre acceso, ed ha registrato il nostro percorso fino alle 21:59 del giorno 28. Poi, ha ripreso a registrare dalle ore 12:49 del giorno 29. Ha saltato la registrazione soltanto del sentiero. Verifico i dati dei giorni precedenti, e mi sembrano completi. Poi verifico i dati dei giorni successivi, e li trovo tutti.

La faccenda è a dir poco inverosimile. Non riesco a trovare una spiegazione logica. Verifico i waypoints, e ci sono tutti: bivio, cancello, segnale, bivio... non manca nulla. Ciò che manca è soltanto quel frammento di traccia GPX, esattamente... il sentiero.

Mi sforzo di trovare una spiegazione razionale. OK, può essere la microSD che è andata, mi è già successo una volta, ma in quel caso ho perso tutti i dati a partire dal momento in cui si è rotta.
Stavolta è diverso. Ha funzionato prima e dopo. Sta funzionando pure adesso. Perché non ha funzionato quella notte?

Ne parlo prima con mia moglie. Mentre le spiego, sorrido, ma il mio è un sorriso nervoso. Lei mi chiede soltanto: "E tu che spiegazione hai trovato?" ma io rimango in silenzio, non so proprio che cosa risponderle. Sorrido di nuovo, poi dietro di lei scorgo il mio souvenir dal pellegrinaggio: una statuina di San Michele.

Da quel momento quella statuina la vedo in maniera diversa.


Anche Riccardo sorride, quando gli racconto l'episodio, alcuni giorni dopo. Lui è più pragmatico, e sentenzia subito: "Significa che lo devi rifare anche il prossimo anno!"

Lo rifarei, certamente, e stavolta riporrei probabilmente minor fiducia nella tecnologia.
Sicuramente con la mente meno rivolta a questioni materiali.
Si, non vedo l'ora.


P.S. per chi non potesse aspettare:

Questa è la versione riportata anche sul tabellone informativo situato nei pressi di masseria Rignanese.
Prevede un lungo tratto iniziale sulla SS89.
In pratica è il percorso che seguono i fedeli che partono da Vieste in autobus, fino alla località Parco Simone. Da Parco Simone a Monte Sant'Angelo si prosegue a piedi (Km. 20 circa).

Questa è la versione "completa" del percorso. 
A differenza di quella ufficiale, che prevede un tratto inziale in autobus, questo percorso si svolge interamente a piedi da Vieste a Monte Sant'Angelo (Km. 39 circa).
Partendo a piedi alle 21:00 da Vieste, si raggiunge la località Coppa Fusillo contemporaneamente al gruppo di fedeli che partono in autobus alle 03:00 da Vieste.
E' lo stesso percorso che ho inserito nel database di Openstreetmap.

Necessita del programma gratuito Garmin Mapsource oppure del programma gratuito Garmin Basecamp.
Contiene entrambe le tracce "ufficiale" e "completa".
Per utilizzare le rotte (funzioni di routing: tra 50 metri girare a destra...) è necessario installare nel ricevitore anche le mappe Garmin di OpenMTBmap
Attenzione: l'installazione potrebbe cancellare le mappe presenti nel ricevitore; se non sapete che cosa state facendo, utilizzate una scheda microSD nuova, apposta per le OpenMTBmap.

Suggerisco di utilizzare anche il comodo layer delle mappe di Openstreetmap per Google Earth.
Per avere un'idea dell'altimetria, inclinate la prospettiva (tasto Maiusc e tasto Freccia_giu contemporaneamente).

Spero che sia chiaro che non esiste un percorso univoco. Chi parte con l'autobus fa per forza il percorso ufficiale. Chi parte a piedi... sceglie la strada che più gli si aggrada. Per esempio, se siete avventurosi, provate a tagliare per la Valle del Compromesso...

Ultima informazione: buona parte del percorso non ha copertura delle reti cellulari.

That's all, folks.

Se la sera del 28 settembre capitate a Vieste, diciamo attorno alle 20:00-20:30... provate a passare in Duomo, ci potremmo salutare.

Buon pellegrinaggio.







domenica 26 settembre 2010

24h MTB Roma 2010




Sensazioni ed immagini dalla mia prima 24h in MTB, 
messe qui apposta per gli amici vecchi
e per quelli nuovi.


Il Parco degli Acquedotti
Il posto è strepitoso. Le rovine degli acquedotti, che avevo già notato anni fa arrivando in treno da Napoli, sono molto suggestive, e lasciano intravedere la grandezza dei loro antichi costruttori. Che meraviglia!



Durante questi giorni, ho visto tante persone qui a fare jogging, mi sembra un posto veramente molto frequentato e posso intuirne le ragioni. Siamo in aperta campagna, accanto a Cinecittà. Ci sono ampi parcheggi per le auto, e la fermata della metro non è molto lontana.

La gara
Giuseppe mi guarda un po' sorpreso, sono le 21.00 e sto per ricominciare a pedalare. Di certo, li ho spiazzati: finora ho collezionato più  giri di tutti. Mi chiede se non mi piace stare qui con loro a chiacchierare, ma io ormai mi trovo qui per pedalare, e voglio pedalare. Farfuglio una mezza scusa, poi saluto gli amici ed imbocco di nuovo il circuito.

Non so che cosa mi abbia preso, di certo la mia prima gara mi ha stregato. Non ho velleità di classifica, anche se mi rendo conto che non sono affatto scarso. 

Certo, rispetto a quelli che mi sfrecciano accanto, sembro davvero il figlio di un Dio minore, ma.... ce ne sono tanti altri che sembrano miei fratelli, anzi miei fratellini. Li vedo da lontano, che pedalano adagio, li punto come un cane e li supero, senza pietà, chiedendo strada, proprio come fanno gli altri con me. Del resto, lo speaker spiegando le regole della corsa, prima della partenza, ha detto "La gara è gara!".  Non sono venuto qui per vincere qualcosa, sono qui per divertirmi ed in questo momento mi sto divertendo così.

Non ho una tattica, non ho fatto un programma, per dirla tutta non sto contando nemmeno i giri, ogni tanto guardo il contachilometri del GPS e divido per 7. Mi rendo conto di poter pedalare agevolmente per due-tre ore, poi ho bisogno di una pausa di almeno due-tre ore. Alla fine il GPS avrà segnato 12h di gara, va bene così. 

Le pause le passo assieme a Nicola, mi spiace molto di non poter pedalare con lui, l'ho trascinato in questa avventura ed adesso l'ho abbandonato. Ci organizziamo per la mensa, ogni tanto lo supero doppiandolo, mi dice sempre che si diverte, e di andare. Ad un certo punto passiamo assieme davanti ad un fotografo, ci fermiamo apposta e gli chiediamo di scattarci una foto.

Durante la gara, cerco di mantenermi concentrato. Evito di pensare a tutto il resto. E' difficile, a tratti c'ho tante cose che mi passano per la mente, e proprio quando sembra tutto automatico ci vuole poco a fare un errore.

La sfida ormai è lanciata, e non è una sfida verso qualcun altro, è una sfida con me stesso: quante ore posso pedalare, senza il pensiero di dover rientrare per dedicarmi alla famiglia? Quanto mi piace questo sport? Sono abbastanza forte per soddisfare il mio desiderio di pedalare? Oppure la mia volontà sarà sopraffatta dalla fatica? Dipende solo da me, da quanto è forte Juliette, e da quanto ci piace questo sport. 

Il camping
Ci siamo impadroniti di una zona libera, accanto agli amici della Pedalando, e l'abbiamo battezzata "Camp Villavallelonga" :-)



All'inizio ci siamo soltanto io e Nicola, il resto della compagnia arriva al mattino dopo.



Dormire di nuovo sotto la tenda, fa un certo effetto.
Ricordo come fosse ieri, eppure sono passati venti o ventun anni. E' un buon momento per riflettere. 

Allora fissavo il telo, sopra di me, e pensavo al futuro, mentre adesso più che al futuro mi soffermo sul passato.  Avevo tanti progetti, qualcuno l'ho realizzato, qualcun altro è ancora nel cassetto. Ho fatto alcuni sbagli, ho cambiato idea parecchie volte... Mi viene in soccorso un aforisma: "Solo gli stupidi non cambiano mai idea". Amen!

Mi sono comperato una tenda da tre posti, e Nicola ha fatto lo stesso, quindi ognuno ha la sua privacy ed il suo comfort. Anche il materasso è comodo, una piazza e mezza, ci sto veramente bene. Nella tenda rimane anche lo spazio per tutti i bagagli, fuori ho una piccola veranda per riparare le scarpe e la spiaggina che ho fregato a mia moglie. Chissà cosa dirà quando torno.

Ho un sacco a pelo abbastanza leggero ed il freddo si fa sentire, sopratutto la prima notte, quando dormo in calzoncini e maglietta. La notte successiva metto su la tuta ed una felpa in pile e va molto meglio.

Attorno a noi è un incredibile assembramento di tende, camper, bici, bandiere, furgoni, camper, tavoli e sedie, bandiere, striscioni.... Questa gente è molto esperta, si capisce dal fatto che si siano portati persino i rulli per tenersi caldi tra un giro e l'altro, e la macchinetta per il caffé espresso. C'è una squadra toscana che ha montato un recinzione 2x2 con dentro due maialini. Quelli di fronte a noi si permettono pure il karaoke. Noi sembriamo dei barboni, rispetto a loro. Per fortuna la prima notte giangi ci ha sistemato le biciclette assieme alle loro, sono rimaste riparate e custodite, una preoccupazione in meno.

Gli aerei
All'inizio abbiamo alzato gli occhi al cielo, come due bambini, e lo abbiamo seguito a bocca aperta finché non è scomparso in direzione dell'aeroporto. Siamo esattamente sotto la rotta di avvicinamento di Ciampino, gli aerei che atterrano passano poco sopra di noi.... 



Dopo mezz'ora, si manifestano i primi segni di insofferenza che piano piano sfocerà verso una dichiarata ostilità. Un atterraggio ogni 2-3 minuti è veramente troppo, per fortuna la situazione da sabato notte migliora sensibilmente, evidentemente qui il week end atterra meno gente. 

Ci domandiamo come facciano a dormire quelli che abitano qui.

Passa un turboelica, fa un fracasso assordante, sembra uno Stuka della Luftwaffe in picchiata, ci mettiamo al riparo perché sembra che stia per mitragliarci, poi per fortuna passa oltre.... Nicola mi dice: "Non credo che questo arriva all'aeroporto". Ridiamo come due scemi.

Il Concerto
Oltre al casino degli aerei, ci sono pure quelli che suonano. Un concerto di musica alternativa, "anderr graundde": sono tante band che si esibiscono a turno, i testi mi sono incomprensibili, non capisco neppure in quale lingua stiano cantando, il ritmo mi sembra sempre uguale... 



Mentre gironzoliamo per il campo, un paio di ragazzi chiedono a Nicola: "Ahò, chissaisistasera sona ******?" dove, al posto degli asterischi, pronuncia un nome immemorizzabile; qualcosa tipo Brontolo o Brufolo o Luscolo o qualcosa del genere. Assolutamente mai sentito prima.

All'una meno venti di notte finiscono, per fortuna, e se ne vanno a casa. Si dorme, finalmente? Macché! Due minuti dopo inizia la pioggia battente e sotto la tenda sembra rimbombare...

La pioggia
E' stata la nostra grande incognita, ed il nostro maggiore problema.
In tenda si sta comodi, finché è asciutto, ma quando piove: umidità, fango, rumore dell'acqua sul telo che ti tiene sveglio...

Il meteo prevede pioggia battente, ma Venerdì arriva soltanto una pioggerellina sottile, quando ci siamo appena sistemati. Stiamo proprio cercando di capire se si farà la pedalata dentro Roma, gli amici della Pedalando mi dicono che ormai sarà saltato tutto anche perché non hanno chiamato dagli altoparlanti. 
E' un peccato. Ci tenevo moltissimo a fare questa escursione, dovrò assolutamente riprovarci l'anno prossimo.

Sabato la giornata inizia proprio nera. Sembra voler minacciare pioggia da un momento all'altro, poi il cielo piano piano inizia ad aprirsi ed in mattinata arriva il sole, che renderà magnifica la giornata.
La pioggia tornerà soltanto nella notte tra sabato e domenica, verso le tre, durante la gara. Io in quel momento sono in tenda, sto proprio valutando l'opportunità di lasciare il calduccio del sacco a pelo, alzarmi,  e fare un altro paio d'ore. Non ho portato il pantalone lungo, temo che l'umidità della notte sia eccessiva. Mentre faccio tutte queste valutazioni, sento le gocce d'acqua sul telo: ci mette due secondi a tornarmene in branda.

Il Percorso
La nostra zona tende è a due passi dal percorso, lo raggiungo ed inizio a pedalare adagio.
Questo è il primo tratto del percorso, quello che segue il perimetro del camping. E' veramente ostico, un susseguirsi di saltelli che rendono quasi impossibile rimanere seduti, sopratutto per me che ho una front. Io ho diviso idealmente il percorso in due metà, questa è quella dove vado piano, intorno ai 16-18 Km/h, e recupero un pò. 



La catena di Juliette batte rumorosamente ad ogni balzo, ho paura di spaccare tutto ed allora proseguo adagio per tutto il perimetro dell'accampamento, fino al primo ponticello di legno.

Da qui in poi il fondo è un pò più scorrevole, si corre ma ci sono un paio di curve a gomito che spezzano il ritmo. Supero la caserma della Polizia, poi il primo ristorante, faccio la curva veloce a destra dove sono finito nei campi arati già un paio di volte: adesso sto imparando a tenere il controllo, mi alzo leggermente sui pedali e sposto il peso in avanti, poi piego la testa in curva. Le Schwalbe sono strepitose, non c'è paragone rispetto alle Kenda.

Faccio il tratto in salita, sotto i pini. Sarà per la stanchezza, sarà per il terreno che è diventato molto polveroso, ma adesso non riesco a superare i 18-20 Km/h in questo tratto, ricordo che stamattina qui giravo a 27-28 Km/h.

Dopo i pini, altro ristorante con curva a gomito a sinistra, anche qui ho imparato a piegare e vado via senza problemi. Tratto in falso piano, poi arrivo al primo saliscendi, quello più ripido, lo scavalco, la forcella di Juliette affonda quasi tutta, è un miracolo, penso, che non si spacchi tutto. No, non è un miracolo, la mia mountain bike ha un'anima ed anche lei ce la sta mettendo tutta, mi sta chiedendo di dare il massimo.

Da adesso in poi, inizia il secondo tratto ideale, quello ad alta velocità, in leggera discesa e con fondo molto scorrevole. Trovo le prime rovine dell'acquedotto, sulla destra, poi un altro acquedotto di fronte a me, faccio la curva veloce a destra passando sotto l'alta tensione. Supero il primo punto di controllo con la sua curva ad U, faccio il lungo rettilineo in single track, poi curvone a sinistra con piega da paura, rettilineo e curvone a destra. Sono stupito di me stesso, sto facendo delle pieghe da paura, stamattina non avrei mai pensato di poterci riuscire. Faccio bene attenzione a scalare le marce prima di prendere le curve, me l'ha insegnato Raffaele, la catena è sempre in tiro, il rapporto è sempre agevole.

Di nuovo rovine dell'acquedotto, faccio la curva veloce a destra, poi prendo il secondo ponticello, quello che si fa a manetta. Ci salgo sopra con la bici in piega a sinistra, la ruota la metto all'angolo del parapetto per avere presa, poi sul ponte mi raddrizzo, salto giù al centro dove c'è una tavola che rende più dolce il gradino e piego immediatamente a destra per evitare la roccia che sta proprio là a due passi.



Ricomincio a correre, adesso siamo paralleli all'acquedotto, in questo tratto riesco a toccare i 37-38 Km/h, eppure c'è sempre qualcuno che mi supera di potenza. Il flash del fotografo è abbagliante, quanto il buio è pesto per qualche metro vedi  i puntini verdi, ma si va avanti.



Siamo al secondo punto di controllo, quello con la chicane destra/sinistra/destra, anche qui ho preso la mano e lo supero in scioltezza. Mi avvio verso il secondo saliscendi, quello con i sassi in fondo alla discesa, penso sempre che sia molto pericoloso perchè sono smossi ed ogni volta bisogna fare molta attenzione alla linea di guida.

Procedo a tutta velocità verso il terzo saliscendi, quello più divertente perché qui si sale/scende/sale/scende, è il letto di una cunetta asciutta. All'inizio scendevo senza pedalare e davo un colpo di pedali soltanto all'ultimo metro di salita, per scollinare, ma adesso mi preparo un rapporto agevole e pedalo appena supero il fondo, aiuto Juliette a risalire, che al secondo scollinamento quasi sembra staccarsi da terra.

Riprendo a pedalare, faccio la strettoia tra le rovine ed imbocco il rettilineo prima del traguardo, dove mi concedo di scalare tutte le marce fino al 44x11 toccando anche qui velocità elevate. Alle transenne c'è sempre qualcuno a guardare, faccio la mia solita curva ad U cercando di non derapare perché concordo con scratera quando sostiene che "... chi va in derapata rovina i sentieri, le gomme e dimostra di non saper pedalare...".

Passo sul quarto ed ultimo punto di controllo, e sono in zona cambio. Qui c'è sempre qualcuno che mi taglia la strada per entrare ai box, ormai lo so e faccio attenzione. Curva destra, poi sinistra e ritorno parallelo al camping, sul tratto che detesto, quello dove vado piano. Ne approfitto per recuperare. Ho finito un altro giro.

La Mensa
La mensa è una di quelle cose che non sta funzionando. A parte il fatto che ci ho mangiato quattro volte, e tre volte su quattro c'era di secondo lo spezzatino....

Il problema non è tanto il cibo, quanto l'igiene. Se qui vengono i NAS, mi dico, chiudono tutto. I tavoli sono un cesso, sembra il banco di lavoro di un meccanico tanto è l'unto che c'è attaccato. Non si puo' appoggiare niente, mangiamo rannicchiati sulle sedie cercando di non toccare nulla più del necessario.

Vedo tanti che hanno portato la famiglia, vedo dei bambini che giocano tra i tavoli, sul pavimento di terra smossa.... Ringrazio il Signore che la famiglia abbia deciso di non seguirmi, sarebbe stato un bel problema gestire le due bambine in questa situazione.

Abbiamo molta fame, e mangiamo tutto. Nicola riesce pure a sporcarsi la maglia di sugo, probabilmente sarà stato l'unico partecipante che è riuscito a tornare a casa con la maglia sporca di sugo anziché di polvere o di sudore. Vallo a spiegare!


I conoscenti
Vengono a cercarmi in diversi, all'accampamento della Vallelongabike, al sabato: immagino che sarà stato per il messaggio postato su mtb-forum. Ci salutiamo, parliamo un pò di Openstreetmap, dei ricevitori Garmin, rimandiamo la discussione al forum. Poi arriva gente che non ha letto il forum, si ricorda di me e basta: i briefing al Tour Bike sono rimasti  impressi....

Vi ringrazio tutti, mi ha fatto molto piacere rincontravi. E' stato molto gratificante.

Ciliegina sulla torta, a fine gara vado alla fontana per fare rifornimento d'acqua, faccio qualche minuto di fila e vengo garbatamente salutato da un uomo in borghese, con la famiglia al seguito, che mi racconta di avermi conosciuto al tour bike. Nicola mi sfotte, mi dice che ormai sono famoso, io sorrido e rispondo di si.

La 24 minuti
Mentre faccio una pausa, vedo i bambini che corrono per la loro gara, la 24 minuti.
Hanno preparato un percorso apposta, che passa davanti al bar, e così rimango qualche minuto ad osservarli.
C'è una bambina che ha una bicicletta 24" più costosa della mia. Sono tutti molto concentrati, occhi fissi sul percorso e avanti tutta, girano come forsennati. Sono piccoli, ma sono già grandi atleti.Non tradiscono alcuna emozione. Gli unici emozionati sono i genitori a ciglio percorso.


Mi sarebbe piaciuto portare Elisa con me, e penso che se avrò la possibilità di ritornare l'anno prossimo, potrei portarla. Sicuramente la tenda le piacerebbe, sai che divertimento. E poi, chissà, potrebbe anche prendere parte alla 24 minuti.

Più tardi, durante la gara, lo speaker attraverso i microfoni dirà una frase che mi ha colpito molto, diceva pressapoco: lasciate che i bambini si divertano, ricordate che essi non sono voi stessi, e non devono  necessariamente diventare ciò che non siete stati voi. Prenderne nota.

Escursione a Roma
Terminata la gara, smontiamo baracca e burattini e carichiamo tutto in macchina. Poi prendiamo le bici e ci concediamo due ore di visita turistica dentro Roma. Andiamo a Piazza S. Giovanni, poi al Colosseo,  Fontana di Trevi, Teatro di Marcello e rientriamo passando vicino al Circo Massimo.


E' proprio un giretto, serve per comprare la cartolina che mi ha chiesto Elisa e per farci qualche foto ricordo con le nostre compagne. Ci sono tanti turisti, tante turiste, qualcuna anche un pò appiccicosa. 

Il rientro
Alle 17:30 si rientra alla macchina, carichiamo le biciclette e sfrecciamo verso casa.

Il viaggio di ritorno per me è molto annebbiato, sono stanco morto, ma sono felice. Ho realizzato un altro sogno, mi sento fortunato di esserci riuscito, ringrazio la mia famiglia e la mia bicicletta di avermi concesso questa stupenda opportunità, e Nicola per avermi sopportato pazientemente.